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Aveva un progetto e lo doveva portare a termine.
L’uomo sedeva sul sedile posteriore del taxi, sudando leggermente nonostante l’aria condizionata funzionasse a dovere.
Il tassista, un anziano dal marcato accento romano, sembrava conoscere bene la città e i suoi abitanti.
«Scusi, sa mica qualcosa su questo monsignore?»
Chiese l’uomo, mostrando una foto.
«Non ricordo il cognome, ma è importante che lo incontri oggi stesso.»
Il tassista tamburellò con le dita sul volante, pensieroso.
«Monsignore... Aspetti. Ah, sì! Forse so chi è. Un prelato un po’ strano, senza sede fissa, ogni tanto lo accompagno in taxi.
Non so se è lui quello che cerca, ma posso dirle che è una persona particolare.»
L’uomo si sporse, incuriosito.
«Particolare in che senso?»
«È un uomo di chiesa, ma non legato a una parrocchia, va e viene, sempre con un’aria di mistero. Se vuole trovarlo, le consiglio di andare a Santa Maria delle Rose, una chiesetta in periferia. Il parroco lì è suo cugino, o almeno così si dice, magari può aiutarla.»
L’uomo ringraziò e chiese di essere portato a destinazione.
Il taxi si fermò davanti a una chiesa semplice, con un giardino curato.
Pagò la corsa e scese, guardandosi intorno.
Sembrava deserta, finché non apparve un sagrestano anziano, dal sorriso gentile.
«Buongiorno, signore, posso aiutarla?»
L’uomo spiegò la sua ricerca.
Il sagrestano lo invitò a seguirlo.
«Venga, facciamo colazione nel giardino di cedri della canonica, Il parroco non c’è, ma.... le racconterò io cosa è successo.»
Seduti all’ombra, con caffè e biscotti, il sagrestano spiegò: «Il parroco è ricoverato al Gemelli, ma non si preoccupi, può andare a trovarlo, egli è un uomo che aiuta.»
Il signore lo ringraziò e si mise in viaggio verso l’ospedale.
Dopo un po’ di attesa, un’infermiera lo accompagnò al reparto.
Il parroco era a letto, stanco ma sereno.
«Buongiorno» disse l’uomo.
«Vengo da Santa Maria delle Rose.
Il sagrestano mi ha mandato.»
Il parroco sorrise debolmente.
«Ah, Il sagrestano, un brav’uomo.
Mi dica, come posso aiutarla?»
L’uomo raccontò tutto.
Il parroco ascoltò in silenzio, poi disse: «Credo di poterla aiutare, ma prima devo fare una telefonata.»
Dopo aver parlato con qualcuno, si rivolse all’uomo: «Il monsignore la riceverà.Ma non sarà facile, questo uomo che deve incontrare è diverso. Lei deve essere preparato.»
«Preparato a cosa?» chiese l'uomo inquieto.
«A tutto e a niente, vedrà.»
Scrisse un indirizzo su un foglio.
«Vada in questa villa sui colli, lì troverà chi può aiutarla.»
La villa era imponente, circondata da un giardino elegante.
Un uomo anziano lo accolse nello studio austero.
«Buongiorno, mi chiamo Alessandro.
Sono un amico del parroco.»
Dopo le presentazioni, Alessandro offrì un whisky e iniziò a parlare della massoneria: fratellanza, ricerca della verità, uomini di diverse fedi uniti dalla conoscenza.
L’uomo ascoltava, affascinato.
Alla fine, Alessandro disse: «Ora il mio autista la porterà in un vecchio istituto.
Lì abita un caro amico, forse anche suo.»
Il luogo era decadente, misterioso.
L’autista lo lasciò davanti a una porta.
«Il monsignore è dentro ma non so se sarà contento di vederla.»
Dentro, l’uomo si perse in un dedalo di corridoi.
Vagò per mezz’ora, finché svenne.
Si risvegliò in un magazzino, su una sedia.
Una donna delle pulizie lo guardava preoccupata.
«Si sente meglio, signore?»
L’uomo accettò un caffè e raccontò la sua storia.
Lei ascoltò, poi disse: «Questo edificio è abbandonato, qui non c'è mai nessuno.»
Non c’è nessuno qui.»
L'uomo era esterefatto “Ma il monsignore? L’uomo mostrò la foto dell'individuo che stava cercando.
Lei lo riconobbe.
«È padre Gerardi! Un uomo buono, vive in una casetta rosa in via Antille, si occupa di beneficenza.»
Vive in una casetta rosa in via Antille.
Si occupa di beneficenza.
L’uomo impallidì. «Via Antille? È il mio dirimpettaio, allora»
Scoppiò a ridere, poi in un pianto liberatorio.
La donna lo abbracciò.
«A volte la vita è piena di sorprese.
Forse questa è una sorpresa positiva.»
Un taxi lo riportò in via Antille.
Bussò alla casetta rosa.
Dopo una lunga attesa, il monsignore lo ricevette con un sorriso.
«Buongiorno.»
Mi dica, qual è il progetto che vuole presentare?»
L’uomo cercò nelle tasche, nella borsa.
Il progetto era sparito. Si disperò.
Il monsignore gli mise una mano sulla spalla.
«Non si preoccupi, La vita è piena di imprevisti, ma lei ha dimostrato coraggio, questo è già un successo.
Il suo viaggio non è stato geografico.»
Lo invitò a entrare.
La casa era semplice, piena di libri e fotografie.
Sedettero in silenzio, sorseggiando tè.
«Ha incontrato persone sconosciute, seguito indizi casuali, attraversato luoghi dimenticati, eppure, eccola qui.
Non è questo il vero progetto?»
«Non capisco.»
«Ha cercato me, ma ha trovato sé stesso.
La verità non è un documento, ma un cammino.»
L’uomo cominciò a comprendere.
Ogni incontro – il tassista, il sagrestano, il parroco, Alessandro, la donna delle pulizie – era un frammento di un mosaico.
Nessuno gli aveva dato risposte, ma tutti gli avevano offerto nuove domande.
Il monsignore aprì una finestra.
«Guardi fuori. Cosa vede?»
«Un giardino, un albero di limoni, un gatto che dorme.»
Un albero di limoni.
Un gatto che dorme.
«Ecco, laa vita è questo.»
Cose semplici che, se osservate con attenzione, diventano sacre.»
L’uomo sorrise.
Non aveva ottenuto ciò che cercava, ma aveva ricevuto qualcosa di più prezioso: uno sguardo nuovo sul mondo.
Uscì dalla casetta rosa.
Il sole era basso sull’orizzonte.
Il tassista lo aspettava, come all’inizio.
Ma stavolta, l’uomo non salì subito.
Si voltò verso la casa, poi verso il cielo.
Respirò profondamente.
«Non ho più fretta» disse.
«Ora so dove sono.»
Il tassista sorrise.
«Allora non serve nemmeno che io la porti da nessuna parte.»
L’uomo annuì.
Si incamminò a piedi, lentamente, come chi ha finalmente imparato a camminare.