Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Alle luci dell’alba, le prime bancarelle disposte per la piazza.
Il brusio del risveglio della natura circostante e, piano piano, voci assordanti di piccoli operai, davano vita al mercato più sorprendente della città. Una vastità di colori accesi. Spezie di varia natura, elevate da sensazioni inebrianti. Cibi dalle diverse forme e provenienze da tutto il mondo. Seta preziosa e pietre di poco valore, ma per le giovani fanciulle, erano più che sufficienti per sentirsi belle e apprezzate. I residenti del villaggio, erano per lo più famiglie di contadini dai molteplici figli, per farsi aiutare a mandare avanti i loro appezzamenti di terra.
In alcune famiglie, troppo povere, mandavano le loro figlie in convento da Don Ernesto. Un uomo dall’aspetto rigido ma in fondo con un buon spirito cristiano. Pronto per una parola di conforto e lieto di aiutare i più bisognosi.
Quella notte la luna fece da padrona, e Amelia con il cuore in gola pregava ardentemente per il suo nuovo cammino verso il convento. Non avrebbe più rivisto la sua famiglia, e questo era il dolore più grande. La mattina seguente, una luce foca riempiva la stanza. Sua madre entrò e le rivolse un lieve sorriso e un abbraccio da scaldarle il cuore. Le diede un piccolo fazzoletto con ricamato un fiore e un piccolo gioiello di poco valore, ma custodito da generazioni. Lei: Se dovessi essere in pericolo, potrebbe esserti di aiuto, per il resto abbi molta fede in nostro Signore” Pochi istanti, e un rumore alla porta interruppe i suoi ultimi momenti di felicità. Era il prete che venne accolto dal padre. Un uomo di bassa statura con l’aria austera, sorrideva di rado, lasciava trasparire poco rimorso nel dare i suoi ultimi risparmi al prete. Dopo molte lotte per poter sfamare la sua famiglia, Amelia era una buona moneta di scambio per liberarsi di una bocca in più da sfamare. Amelia prese le poche cose e si diresse verso il nuovo inizio.
Il monastero le parve un luogo di pace e armonia, ma allo stesso tempo una morsa di solitudine e amarezza rinchiusa in quelle mura. All’arrivo trovò suor Agata. Con le sue parole amorevoli, le diede una dolce speranza per quel luogo così a lei sconosciuto. Visitò le molteplici stanze del convento, ma forse la parte più interessante era il giardino, una boccata di libertà.
Nelle settimane seguenti Amelia si adattò con facilità, seguendo con devozione le preghiere del mattino, e fu felice di seguire le direttive delle suore. Il convento era un luogo di preghiera ma accoglieva anche madri sventurate. In passato aveva accolto anche giovani viandanti misericordiosi di un luogo di pace e preghiera, cercando di ritrovare le loro anime. Le suore davano conforto e passavano molto tempo a dare ospitalità, e cercare di risanare con la preghiera e avvalendosi di una buona dote di ascolto, a queste anime in pena.
Nel monastero era facile confondere ore, minuti, soprattutto nei giorni di pioggia, continuando a cadere nei tetti in quel gocciolio intermittente. Fuori solo visi tristi e nascosti dal grigiore del tempo. La tristezza avvolgeva il viso di Amelia, ma se chiudeva gli occhi poteva ancora sentire quei profumi inebrianti del mercato, i frutti peccaminosi delle bancarelle al sole, ricordare i suoi occhi lucenti per quelle sete pregiate, ma nulla di tutto ciò le era più concesso. La sua bellezza svaniva sotto le grandi tuniche nere e la sua meravigliosa chioma nascosta per non peccare di vanità. Nella sala da pranzo, la tavola era imbandita da piatti poveri, con ingredienti raccolti dalle giovani mani del convento, ma scaldavano lo stomaco e potevi andare a letto ben coccolato. Qualcosa che Amelia spesso desiderava, ma nella grande povertà della sua casa, spesso la fame non veniva saziata. Una mattina dopo le preghiere, Amelia fu chiamata da Suor Agatha.“ Ti osservo da un po', e vedo dentro la tua anima. C’è una grande solitudine avvolta dalla coperta della misericordia e gentilezza nell’aiutare le anime indifese. Gli ospiti mi lasciano sempre delle parole gentili e ti descrivono come una giovane desiderosa di aiutare il prossimo. Vorrei mandarti in un altro convento, lì troverai molte anime perdute ma potrai dare un grande aiuto alle suore, essendo rimaste in poche. “
Amelia senza indugio accettò il suo nuovo posto. Salutò il convento e con dedizione iniziò la sua nuova avventura.
Furono pesanti i giorni di cammino, accompagnata da Don Ernesto, poche parole e molta preghiera. Furono accolti da una vecchia e curva suora, dall’aspetto trascurato ma felice del loro arrivo.
Nei primi giorni dovette aiutare una giovane donna dal passato discutibile ma desiderosa di rimettersi in sesto, abbandonando vizi che l’avrebbero portata alla perdizione. La sua storia toccò nel profondo Amelia. Anche lei moneta di scambio per far sopravvivere la sua famiglia, ma persa in un mondo dove le hanno rubato l’innocenza di una giovane donna. Come le era stato insegnato, tramite la parola del Signore e dell’ascolto alleviò sofferenze dell’anima di colei che le era stata affidata.
Spesso, mentre raccoglieva i frutti della terra, la mente vagava nel suo passato. Sua madre e le sue dolci parole di conforto per una vita che l’aspettava. Cresciuta per servire un marito, accudire molti figli, e ligia al silenzio. Era pronta per quel ruolo ma ora era lì a servire il Signore, e si chiedeva cosa fosse il suo ruolo al mondo. Una fanciulla desiderosa di scoprire terre inesplorate, e nelle ore della notte persa a pensare come fosse il tocco della carne. I giorni passavano lenti e un bel mattino Fu sorpresa da un frastuono di passi. Vide un giovane uomo dalla corporatura robusta, occhi inqueti e desideroso di un letto caldo e un buon pasto, un viaggiatore con i piedi stanchi e le forze che lo stavano abbandonando.
Dopo qualche nottata insonne, Amelia iniziò la giornata portando una tazza di caffè caldo al viandante. Era un uomo alquanto silenzioso e misterioso, avvolto dalla folta barba e capelli molto lunghi. Dopo alcune preghiere lei volle sapere del suo lungo viaggio, e provò a tenergli la mano per conforto al suo spirito.
Si chiamava Alfred, sulla quarantina d’anni e da molto tempo viaggiava per tutto il mondo in cerca di alleviare il suo tormento.
Per lavoro aveva lasciato la sua casa, la famiglia, moglie e i suoi tre bambini per qualche giorno. In sua assenza scoppiò un incendio e la sua famiglia fu colpita e sterminata nel rogo. Lui non si diede pace e la sua anima persa da tempo. La dolcezza di Amelia e le parole di conforto dopo molte settimane, convinsero il giovane uomo a tagliarsi la folta barba e i capelli, una tunica nuova. L’acqua tolse la desolazione da quell’uomo e un viso nuovo apparì. Tra i due nacque una profonda amicizia, tra una preghiera e l’altra l’uomo ebbe la sensazione che Dio lo guidasse proprio in quel luogo di rinascita. Ormai era giunto il momento di ripartire e Amelia in un istante sentì un brivido dietro la schiena, un turbinio di sensazioni mai provate. Il fatto di non rivedere più quel uomo le fece ripensare alla pioggia e a tutta quella malinconia che le faceva venire. Si salutarono in un abbraccio che fece vibrare tutta l’aria con sorpresa negli occhi di lui, e si allontanò.
Amelia iniziò a pensare al giovane viandante, immaginava i suoi occhi profondi e le sue mani calde su di lei. Ora il suo tormento era lui.
Nelle fredde notti, i suoi sogni erano ardenti di passione e baci da farle bollire, o sudare per tutto il corpo. Le mani non smisero di farle toccare quello che desiderava di più.
Il tempo passò ma i suoi desideri non placarono la sua sete di desiderio.
Una notte Amelia fu impaurita dal frastuono dei lampi e il cadere della pioggia. Nel cuore della notte più profonda, un frastuono risuonò in tutto il convento. Alle porte bussò un giovane uomo disperato e ardente di passione. Fu accolto dandogli vestiti puliti e un letto caldo.
Amelia, ancora nei suoi sogni, sentì bussare alla sua porta e lo vide davanti a lei con tutta la passione che ardeva. Lui chiuse la porta dietro di sé e lei rimase immobile con un lieve timore. “Non avere paura, non voglio farti del male, ma ho desiderato, dalla prima volta che ti ho visto, averti tra le mie braccia”.
Lei, ancora infreddolita, si coprì il seno. La seta metteva in risalto le sue bellissime forme, e nell’ombra il suo corpo aspettava un tocco per scaldarsi.
Le permise di avvicinarsi e sprofondarono in un bacio di passione senza fine.
Mentre la lingua la leccava e mordicchiava quelle labbra così carnose, piano piano le sfilò la tunica per rimanere nuda e pura. La guardò con adorazione, e si lasciò scivolare nelle sue cosce per sentire il calore aumentare sempre di più.
Le fece mettere un fazzoletto nella bocca. Lui: “Non voglio svegli il convento per le tue dolci urla di piacere”.
A quel punto lei lo fermò e, guardandolo con tutta innocenza, gli disse: “Io sono vergine, non so cosa devo fare”. Lui le sorrise e iniziò a passarle le sue dolci mani bagnate nelle cosce fino a raggiungere le sue grandi labbra. Un dito le sfiorò il clitoride, poi la sua lingua si avvicinò sempre più desideroso di farle provare ogni sorta di emozione. Lei affogò in un bagno di piacere e senza accorgersene lui era entrato con tutte le quattro dita. Lei continuava a muoversi non sapendo più star ferma, in un attimo lei gli strinse i capelli e scoppiò in un lago d’acqua nel sapore di passione. A quel punto lui la fece inginocchiare, levandole il fazzoletto di bocca. Volle farsi leccare ogni centimetro del suo corpo e soprattutto il suo enorme pene. La sua bocca si fece più grande, incitandola a ingoiare tutta la sua eccitazione. Anche lei iniziò a volerlo tra le sue labbra e sputò per dare più piacere. Accompagnò i suoi turgidi seni in mezzo al suo enorme pene da sorprenderla dalla voglia di sentirsi cosi eccitata anche lei. A quel punto lui la appoggiò delicatamente su un fianco nel letto ancora caldo, e si mise dietro da poterla toccare con le sue dolci mani. La sua schiena morbida, vellutata, e con un dito la sfiorò fino ad attraversare il monte di Venere per la sua grande eccitazione. Il suo pene entrò, un piccolo urlo di dolore ma pochi istanti ed era solo piacere. Due corpi sudati, bagnati e avvolti di passione.
La spinse a dare libero sfogo alle sue fantasie sopra di lei. A muoversi nei punti di piacere estremo. Iniziò a muoversi come se stesse cavalcando, i suoi seni si muovevano, richiamando le mani di lui a pizzicarglieli e leccando quei seni duri, rossi, caldi, perfetti.
A quel punto trattenne, per quel poco che poteva, la sua eccitazione. Con una certa destrezza, la fece scendere e la fece inginocchiare aprendole bocca.” Continua a guardarmi e toccati i seni cosi perfetti”.Lei obbedì. Lui vedendola ai suoi piedi, cosi calda e innocente, si sfregò il suo pene fino a che non potè più trattenersi, e il suo viso e il suo seno furono inondati del suo piacere più intenso.
Quella notte restarono abbracciati e lei non ebbe più la malinconia o quel vuoto che la inondava da sempre