l'ultima sigaretta

scritto da MP Sea
Scritto 10 giorni fa • Pubblicato 9 giorni fa • Revisionato 9 giorni fa
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Testo: l'ultima sigaretta
di MP Sea

L’ultima sigaretta

“Cara amica, la nostra amicizia termina qui.” Il mio soliloquio si trasformava in un monologo intriso di rassegnazione e sconforto. La mia amica mi guardava muta, esalando gli ultimi vapori.
Quante ne avevamo passate insieme.

Ricordavo la prima volta in cui ci eravamo incontrate. L’esame di analisi era un iceberg da scalare a mani nude. Era già il terzo tentativo e temevo l’ennesimo scivolone. La tensione era palpabile nello sguardo smarrito degli ultimi eroi che, come me, non rinunciavano a raggiungere l’Itaca della matematica.

Un ragazzo mi si avvicinò. Strano modo di agganciare, pensai sorridendo tra me e me. “Vuoi una sigaretta? Ti vedo tesa.”
Rammento che lo guardai perplessa, ma alla fine accettai. Inspirai il fumo denso e grigio con tutta la forza dei miei polmoni. Una tosse asfittica mi tolse l’aria. Mai avrei immaginato che fosse l’inizio di una relazione morbosa e di totale dipendenza.

In ogni rottura, lei era lì: muta e presente, a sciogliere le ansie, ad annebbiare – col suo respiro tossico – i miei pensieri dolorosi.
Una notte d’estate, dopo aver faticato a raggiungere un rifugio in montagna, tra effluvi di vino e grappa, cantando in compagnia a squarciagola, lei era lì a creare nubi chiare nel cielo stellato.

Dopo ogni notte in cui il mio corpo aveva abbracciato e goduto del corpo di altri, lei era lì: a creare il contesto per parole che sapevano di miele e pepe, a coprire – con la sua presenza invadente – l’odore dell’intimità.

Era lì, nel dolore del lutto, a sostenermi, offuscando la vista di una bara che veniva calata nella terra.
Era nei pensieri esistenziali che sanno di stracci di filosofia, e nei drammi che sanno di risate di clown.
Era lì, nel bagno, quando le mie mani tremavano davanti al test con due righe blu.

Era lì. Ma non lo sarebbe più stata.

La presi tra le dita e la salutai come si fa col passato, per vivere nel presente.
La gettai nel wc e la osservai svanire nel vortice dell’acqua che la inghiottiva.

E in quel vortice svanì una parte di me, quella ancorata a un cumulo di cenere, per lasciare spazio a una nuova vita che già bruciava forte e sana.

 

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