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Dondolava stancamente, Dan, l'ultima foglia dell'albero, dal nudo ramo. Assorta in mesti pensieri attendeva ad occhi chiusi il suo momento. Il sole calante illuminava obliquamente il triste cimitero delle sue compagne. Ancora una volta sollevò le palpebre per guardare quel letto di morte. I corpi delle sue sorelle giacevano ammassati nascondendosi l'un l'altro: alcuni, divisi, con le membra sparse intorno, non erano più riconoscibili; consunti, maceri, si stavano disgregando appestando l'aria con gli odori della loro putrefazione.
Ecco cosa rimaneva della sua grande famiglia: le aveva viste ammucchiarsi una dopo l'altra. Dan poneva lo sguardo su ciascuno di quei poveri corpi ed ognuno di loro suggeriva un ricordo, una flebile eco della loro voce, un'immagine dai contorni sbiaditi.
Un tempo erano state giovani tutte assieme. Tornò il pensiero di Dan ai momenti della sua infanzia, la primavera dell'albero. Ricercò dentro di sé le prime sensazioni.
* * *
Linfa, la materna Linfa, scorreva dentro i suoi capillari, nutrendo ogni cellula. Profondamente unita era la sua coscienza a quel flusso vitale. Poteva affidarle sentimenti e pensieri e questi fluivano via trasportati lontano attraverso i rami. Non si ricordava Dan di un solo momento che la Linfa non le avesse parlato, recandole pensieri e sentimenti così simili ai suoi: fin dal primo istante era stata cosciente della presenza delle altre, di essere uguale a tutte le sue sorelle che vedeva pendere dai rami intorno. La Linfa le univa sia materialmente che spiritualmente. Come un unico corpo si distendevano al tiepido sole primaverile per riceverne luce e calore.
E crescendo imparò a riconoscere nel fiume delle coscienze le onde emesse da ogni singolo membro della comunità: seppe distinguerne le voci, capirne i diversi pensieri e stati d'animo. Insieme giocarono col vento, quando un lieve mormorio dolcemente agitava le fronde: bastava che un sussurro sfiorasse la loro liscia pelle che Dan e le sue compagne dispiegavano le loro fibre, tendevano le fragili tessiture per gonfiarsi e veleggiare come verdi aquiloni.
* * *
Che momenti felici quelli, pensava ora Dan, che senso di libertà e leggerezza le procurava quel gioco, senza altri pensieri che quelli suggeriti dalla voglia di divertirsi.
Ma quanto era durata quell'età.
Non se lo ricordava esattamente.
Le pareva un passato remoto, quasi non l'avesse mai vissuto, ora che era sospesa sui miseri resti della sua famiglia.
Ben impresso nella sua memoria, però, il giorno in cui la sua infanzia terminò.
* * *
Scendeva la pioggia sulle foglie dell'albero quel giorno: grosse gocce ne percorrevano la cavità in tutta la sua lunghezza, per poi appesantirne l'estremità e farle fremere mentre cadevano.
Dense nubi annerivano la volta del cielo incupendo l'aria.
Improvviso si levò un vento impetuoso che iniziò a scuotere violentemente i rami preannunciando l'arrivo della tempesta.
Dan sentiva ogni sua fibra tendersi, come se una forza invisibile la stesse dilaniando. Era percossa da continue sferzate che la proiettavano in ogni direzione in modo caotico.
In quel momento, come se una parte di sé si distaccasse, fu travolta da un pensiero di puro dolore, che in un'ondata di piena si propagava nella Linfa: un urlo gelido che penetrò in ogni sua cellula e durò l'attimo in cui conobbe il terrore.
Subito dopo vide Dac, una tra le foglie più in alto dell'albero, trascinata via dalla forza del vento; la vide roteare, sospesa tra terra e polvere; la vide scomparire nell'aria tetra.
Il grido di morte di Dac aveva raggiunto Dan come ogni altra foglia.
Ancora a lungo furono presenti nella Linfa gli echi di quell'urlo di disperazione; poi una voce mancò all'appello.
Dan immediatamente avvertì quel vuoto all'interno della coscienza comune; un'impercettibile variazione del flusso dei pensieri, una nota mancante alla sinfonia delle esistenze.
Una breccia si era aperta all'interno della comunità, attraverso la quale nuovi sentimenti affluirono nella Linfa vitale: sentimenti d'angoscia e paura che, dal giorno di Dac, furono condivisi da tutte le foglie.
Una parola nuova fu coniata ed affidata alla Linfa: "Distacco".
Dopo il primo ne seguirono molti altri: ogni volta una corrente gelida scorse all'interno di Dan e delle sue sorelle, rinnovando la coscienza di un comune tragico destino.
* * *
Il disco rosso del sole sopravanzava di poco l'orizzonte.
Dan si scosse dal torpore in cui era caduta: la Linfa fluì più velocemente attraverso il suo stanco corpo. L'astro al tramonto non era abbastanza caldo.
Nuovi ricordi affiorarono alla sua coscienza.
* * *
Nella calda estate che seguì la primavera dell'albero, Dan conobbe la potenza del sole: non più il lieve tepore che aveva riscaldato i suoi primi giorni, ma un intenso calore che penetrava in tutte le sue fibre e continuamente le trasformava, rinnovando la loro materia.
Dan si sentiva violentata ma al tempo stesso rigenerata da ogni raggio.
La Linfa scorreva velocemente nelle sue venature, un flusso continuo di pensieri ed immagini approdava alla sua coscienza, la univa in un crescendo di sensazioni a tutte le foglie della comunità.
L'energia stessa del sole si riversava nella Linfa, fluiva attraverso i capillari di Dan, alimentava le sue cellule rendendola partecipe della vita.
E Dan provò sentimenti di riconoscenza verso il sole: lo salutava all'alba, distendendosi per offrire la massima superficie al suo calore e ne seguiva con lo sguardo il moto diurno, per raccoglierne a sera gli ultimi raggi, rossi di tramonto.
Dan imparò dalla pioggia e dal vento.
Mentre continue raffiche la facevano danzare ad un macabro ritmo e si raccoglieva in lei la disperazione e l'angoscia di tutta la comunità, riuscì ad oltrepassare la barriera della paura ed a percepire senza terrore la presenza nella Linfa del "Distacco": ne avvertì la potenza misteriosa, l'inspiegabile necessità.
Ed ogni volta una nuova foglia, una nuova Dan sopravviveva alla tempesta, più consapevole della propria fragilità e perciò più decisa a vivere intensamente ogni nuovo giorno come fosse l'ultimo donatole dalla vita.
Rifletteva sulle trasformazioni provocate in lei dal contatto col "Distacco"; otteneva una comprensione maggiore di sé.
Ed assieme alla propria sentiva dilatarsi la coscienza di ogni sua sorella, poiché ogni riflessione, ogni pensiero della singola foglia, veniva affidato alla Linfa vitale per essere partecipato e come Dan alimentava di sé il fiume dei pensieri, così si dissetava a quella sorgente.
La Linfa incessantemente fluiva attraverso le cavità dell'albero, collegando la foglia più alta del ramo più sottile a quella posta alla sommità del tronco: Dan si immergeva in quel continuo di immagini, emozioni, sensazioni e ne riusciva rigenerata.
* * *
Dolci ricordi sommergevano ora Dan. Il sole aveva ormai compiuto l'arco di quel giorno adagiandosi sul davanzale dell'orizzonte.
Dan alzò gli occhi e lo guardò e riconobbe in esso i colori dell'autunno.
* * *
L'arrivo dell'autunno non fu una sorpresa per la comunità delle foglie; del suo avvento ogni membro aveva presagio. Non più alimentato dal calore estivo il ritmo della vita era divenuto più lento: la Linfa, scorrendo placidamente, trasportava comuni sensazioni di stanchezza e torpore, quasi fosse la tranquillità di quella stessa corrente a suggerire ad ogni foglia l'imminente finale.
Quando si videro l'un l'altra mutar colore, cambiare il bel verde con fantasie di giallo-oro, questo evento fu per tutte le foglie solo la manifestazione fisica di una realtà già intimamente conosciuta: come se dal fondo del loro animo la dolorosa coscienza del "Distacco" prorompesse alfine fuori, riversandosi nella Linfa, penetrando attraverso di lei in ogni loro cellula.
Questa presenza, Dan, ora la avvertiva più che mai intensamente: più forte della paura regnava in lei e nella coscienza comune un senso di mistero, l'interrogativo sul significato della loro esistenza prossima a concludersi.
Domande senza risposta trasportate dalla serena corrente. Domande che ogni giorno trovavano un numero minore di interlocutori.
Dan avvertiva le sue care compagne spegnersi lentamente: non più l'urlo agghiacciante di un tempo nell'attimo del loro "Distacco", ma un flebile saluto, pieno di angoscia e speranza. Al posto delle voci amate restava una silenziosa domanda.
E giunsero infine i giorni della caduta in massa.
L'orribile spettacolo dei corpi ammucchiati iniziò a prendere forma ai piedi dell'albero. Allora di nuova rabbiosa disperazione traboccò la Linfa, non delle foglie fortunate che ondeggiando si posavano sui cadaveri sottostanti, ma di quelle che un crudele destino rendeva ulteriori testimoni di quella strage.
Imperturbabile il flusso vitale nutriva l'anima di ogni membro della comunità decimata dell'angoscia di quella visione.
Via via che nuove foglie andavano a macerarsi crebbe la disperazione, accumulandosi in ogni cellula ancora viva: affluiva da ogni parte dell'albero, si concentrava nei residui pozzi di coscienza.
Dan, quei lunghi giorni, visse paralizzata dal dolore, cristallizzata la sua sensibilità in quell'unico insostenibile sentimento d'orrore.
Desiderò fino ad impazzire di "distaccarsi" per porre fine al tormento.
Infine, quando avvertì la coscienza della comunità, la voce che gli aveva sempre parlato fin dall'infanzia, dissiparsi, farsi labile, divenire un impercettibile mormorio e vide l'ultima compagna staccarsi e cadere sui corpi delle altre, allora il dolore straripò al di fuori dei frammenti della sua anima scuotendo l'albero di un ultimo grido disperato.
Poi restò per la prima volta sola, filtrando dalla Linfa solo silenzio.
* * *
Solo le nubi più alte erano ancora illuminate dai bagliori del tramonto.
"Solitudine - rifletté Dan - ad un'unica foglia della comunità è concesso il privilegio di sperimentarla."
La corrente si increspava leggermente propagando quei pensieri.
"Ora la conosco; scorre in me silenziosa. In questo inconcepibile silenzio mi distaccherò senza quelle parole di conforto che per ultima io pronunciai e per prima non riceverò."
Si pose ad ascoltarlo, Dan, quel silenzio, quella Linfa piatta, non scossa da onde o sussulti, che sempre uguale, senza tempo, giungeva a lei.
Concentrò tutto il suo odio sull'ininterrotto fluire del nulla.
Lentamente quel flusso immobile penetrò la sua coscienza, permeò i suoi pensieri, colmò il pozzo della sua disperazione.
Nei lunghi attimi che seguirono la sua anima fu liberata dai molteplici sentimenti, emozioni, sensazioni che la occupavano o l'avevano mai occupata, e fu restituita intatta al fiume della vita.
La coscienza di Dan si dissolse nelle acque di quella corrente, fluì fino ad occupare ogni capillare, ogni ramo, il tronco, le radici dell'albero, attraverso le quali assorbiva l'energia liberata dalle foglie macerate.
Quando alfine l'anima di Dan fu presente in ogni cellula della pianta, per la prima volta poté contemplarne l'unità; capì di trovarsi all'interno di un organismo vivente immensamente più complesso di ogni foglia, per il quale tutta la loro esistenza non era durata più di una stagione.
Intuì, Dan, il ciclo delle morti e delle nascite: prima di loro altre foglie avevano vissuto appese ai rami dell'albero; dai maceri resti dei loro corpi una nuova comunità sarebbe sorta: nella successiva primavera la Linfa avrebbe trasmesso giovani pensieri. Osservò il flusso materno, il sangue di quell'essere eterno, scorrere dalle radici, percorrere il tronco e, attraverso i rami, portare nutrimento ad ognuna delle nuove gemme.
Trascorso quell'attimo di eternità, la corrente rifluì verso il punto dove pendeva l'ultima foglia: Dan fu nuovamente riconsegnata alle sponde di quel sacro fiume. Al momento del "Distacco" un'ultima onda ne scosse l'uniformità della corsa, un sentimento che solo l'albero ormai poté comprendere: gratitudine.