Massimiliano Paparo
L’Amore
Se dico sedia, so esattamente di cosa parlo, ne posso visualizzare la forma nella mia testa e chiunque ascolti, può richiamare alla memoria l’immagine che più gli e’ familiare. In ogni caso non c’e’ possibilità di fraintendimento, si parla di una sedia o meglio di un evento che si manifesta alla nostra percezione, a cui abbiamo attribuito il nome sedia.
Se dico amore, nonostante sia difficile dare alla parola una forma, posso richiamare alla memoria il ricordo di uno stato emotivo, testimone di un innamoramento, una sudorazione improvvisa, una scarsità di salivazione, un aumento del battito cardiaco, eventi forti che pervadono l’intera sfera percettiva. L’impatto emotivo e’ talmente forte, che anche in questo caso credo fermamente di sapere con esattezza di cosa parlo e non ho dubbi che chiunque ascolti, sappia bene a cosa io mi riferisca.
Le parole sono convenzioni, simboli, come i nomi propri di persona, per riconoscerci l’uno dall’altro, vere e proprie etichette che abbiamo allegato ad una piccola parte delle infinite manifestazioni dell’esistente, da noi considerata l’unico e solo esistente, in quanto percepibile dai sensi.
Le parole in un costrutto articolato vanno a costituire un linguaggio.
Ad ogni simbolo abbiamo attribuito un significato e tutto procede bene finché ci riferiamo a simboli che a me piace definire tecnici: se dico sedia, tavolo o bicchiere, ho usato simboli inequivocabili e salvo differenti visualizzazioni cerebrali di diversi interlocutori, una sedia e’ una sedia.
Quando uso parole che esprimono un concetto: l’amore, l’onesta’, il rispetto,…..,nascono grossi problemi di incomprensione.
Ciascuno associa a tali concetti un significato, in base al proprio bagaglio culturale o ad una esperienza diretta fatta in merito.
La traccia culturale che li definisce, diventa statica e delinea un perimetro limitato, all’interno del quale e solo in esso tali concetti trovano un significato reale e inattaccabile.
Da bambini ci insegnano a credere all’esistenza di una Befana o di un Babbo Natale che dispensano doni ai bambini buoni e li attendiamo con impazienza. Da grandi aggiorniamo la nostra idea a riguardo.
In amore, per certi aspetti, siamo rimasti ancorati all’idea di un Cupido che, a suo piacimento, dispensa amore tra noi esseri mortali.
Tutto l’esistente, l’uomo compreso, e’ mosso da una meccanica puramente dinamica in continuo divenire. L’evoluzione di un uomo e non parlo solo di un’evoluzione biologica, è accompagnata da una serie di cambiamenti, quasi sempre, superficiali e fortemente aderenti ad una cultura e a quanto, da essa , ritenuto concepibile; raramente comporta una rivoluzione interiore, un riassetto delle idee, una maggiore consapevolezza di sé e dunque una maggiore comprensione del senso delle cose.
Quando ciò accade, può comportare un ampliamento della nostra sfera del concepibile, può accadere che alcune espressioni formali del nostro linguaggio, di cui ci serviamo per descrivere eventi interni a noi o a noi esterni, necessitino di un aggiornamento o, in alcuni casi, risultino non più significanti. I concetti di cui ci serviamo per descrivere il nostro mondo percettibile, in continua evoluzione, richiedono un aggiornamento continuo che segua le linee del divenire. Il modello teorico, per l’atomo di Idrogeno, presentato da Bohr nel 1913, consisteva in un nucleo costituito da protoni e neutroni e all’esterno del nucleo, prevedeva elettroni, nel caso specifico, un solo elettrone orbitante, come un pianeta intorno al sole, intorno al nucleo, seguendo percorsi fissati o orbite.
A quei tempi, questa sarebbe stata una definizione più o meno attendibile dell’atomo. Solo con gli studi di Heisenberg e con la formulazione del suo principio di indeterminazione, si arrivò a capire quanto poco senso avesse parlare di un’orbita, che individui istante per istante la posizione dell’elettrone e quanto invece avesse senso riferirsi all’elettrone in senso probabilistico.
Quando comunichiamo, deciso l’argomento di discussione, andrebbero fatte delle premesse precise.
Se il tema di discussione e’ l’amore sarebbe necessario specificare ciò che si intende per amore e verificare che l’idea esposta sia condivisa dal nostro interlocutore o almeno ad egli chiara, in modo da evitare profonde incomprensioni che vanifichino o complichino lo svolgimento dell’intera conversazione. Solitamente saltiamo questo passaggio, perché viviamo e intendiamo l’amore come una manifestazione univoca, inconfutabile e tangibile per chi la sperimenta. Su questo tacito accordo, instauriamo i nostri rapporti amorosi.
Per alcuni concetti, come ad esempio l’amore, abbiamo costruito un vero e proprio modello culturale a cui ci rifacciamo fedelmente e sul quale misuriamo tutti i nostri rapporti amorosi.
Il modello d’amore culturale a cui, quasi sempre, ci riferiamo consiste in uno scambio “commerciale” tra due persone, in un dare e avere: i regali che ci scambiamo a S. Valentino, gli scambi di tenerezze e coccole,…..,l’amore non ha ragioni se non nell’amore stesso; può illuminarci della sua grazia oppure no. Quando ci illumina, ci catapulta in una sorta di trance che ci vede artefici di azioni irripetibili, che trovano una loro motivazione solo nell’amore. Definiamo l’amore come un sentimento irrazionale, eludendo così una nostra incapacità di comprensione. Poi coloriamo tale idea con altri concetti suggestivi come il rispetto per l’altro, la fiducia reciproca,…..sfociando, quasi sempre, in un formulario ricchissimo, un vero e proprio regolamento che sancisce ineluttabilmente diritti e doveri delle parti in causa.
Affermiamo di amare qualcuno perché ci fa ridere, perché ci fa sentire protetti, perché ci fa stare bene, ma soprattutto per lo scompiglio ormonale cui assistono i nostri sensi, così veritiero e convincente.
I sensi sono strumenti potentissimi, attraverso i quali, interagiamo con noi stessi e con quanto consideriamo esterno a noi.
La cultura li veicola e li contamina: non mi aspetterei mai di vedere un cane volare, in quanto educato a considerare non possibile tale evento.
I sensi completano ed esauriscono tutta la nostra sfera percettiva, da lasciare poco spazio ad ogni idea di una realtà, la cui manifestazione non possa essere vissuta sensorialmente.
Esiste ciò che vedo, sento, tocco,…. solo ed esclusivamente ciò che passa sotto il vaglio dei sensi. C’è voluta la scoperta di apparecchiature, altamente tecnologiche, per sincerarci dell’esistenza di un mondo microscopico, non sperimentabile direttamente dai sensi.
Definirei il nostro, un amore sensoriale colorito da una veste romantica che ne racconti la profondità e l’autenticità, ”ti amo dal cuore, ti amo con tutta l’anima,….”; un altro miraggio, una distrazione illusoria, un bisogno psicofisico a cui ci aggrappiamo per sentirci meno soli o semplicemente per rispettare un iter sociale: i primi amori, le prime esperienze, il coronamento di una vita amorosa con il matrimonio.
Se l’amore non e’ supportato da una chiarezza personale e alimentato da altri intenti che non siano solo la voglia di mantenere acceso un fuoco sensoriale che ci fa vibrare, risuonando in ogni membra del corpo, ha una breve durata. Esaurita la riscoperta del corpo, cavalcata l’onda della passione, ci ritroviamo insensibili a tutti gli stimoli che un tempo ci innamorarono, scoprendo forse, di non essere più innamorati e giustifichiamo a noi stessi questa grande farsa con frasi del tipo: “non era vero amore; l’amore e’ un sentimento davvero irrazionale. “
L’amore che inseguiamo, a cui aneliamo, non e’ tanto dissimile da un desiderio di completezza. La nostra cultura occidentale ci educa e ci convince ad un idea dell’uomo come una metà che trova il suo completamento e fusione nell’amore.
Da questa premessa nasce una vera e propria filosofia favolistica che suggerisce la strada da seguire per trovare la nostra metà, la nostra anima gemella; che prende in prestito un principio della fisica, per affermare che come in elettrostatica due cariche di segno opposto si attraggono, così in amore gli opposti si attraggono.
Ma allora e’ semplice, devo capire di che segno e’ la mia carica?
Oppure posso semplicemente aspettare e vedere chi attiri a me la mia carica?
In amore gli opposti si attraggono; gli opposti sarebbero due individui, un maschio e una femmina, due polarità opposte, ma opposti in che senso?
Due individui che abbiano gusti differenti? Idee in antitesi? Interessi completamente differenti? Uno che tenga per la Roma e l’altro per la Lazio?
E per quanto crediamo che i due soggetti tipo, sopra indicati, possano vivere un rapporto che si esaurisca dopo poche battute, seguiamo sognanti la nostra filosofia fisicoculturale che ci fa vivere l’amore come una sorta di favola magicoromantica.
La filosofia taoista indica il Tao come “la Via”, realtà ultima e indefinibile. Tutto il creato percepibile e’ in continua evoluzione, sorretto dall’azione dinamica di due “forze”antagoniste: Yin e Yang generatrici della continua dinamica in cui il Tao è manifesto.
Yin e Yang simboleggiano, nel mondo fisico, ogni categoria di opposti, vista come una realtà dinamica bipolare in cui ciascun polo esiste in funzione del divenire dell’altro.
Mi viene da pensare, ancora una volta, all’atomo, costituito da particelle subatomiche elementari che sono alla base della vita.
L’atomo e’ costituito da un nucleo in cui si trovano i nucleoni: neutroni e protoni e all’esterno di esso risiedono gli elettroni.
Protoni ed elettroni, avendo cariche di segno opposto ed essendo presenti in numero uguale, conferiscono all’atomo una struttura bipolare neutra. L’azione degli elettroni, in particolare quelli vicini al nucleo, e’ vincolata dalla presenza di quest’ultimo.
L’azione degli elettroni più distanti dal nucleo, detti di valenza, che meno risentono dell’influenza del nucleo, creano l’evoluzione della configurazione atomica.
Tutto l’esistente, l’uomo incluso e’ un continuo divenire in una meccanica sorretta dall’azione antagonista delle due forze Yin e Yang.
Dunque seguendo il punto di vista della filosofia taoista siamo già delle unità e non delle metà alla ricerca della parte mancante.
La comprensione di ciò rivela inoltre, l’assurdità di ogni venerazione o attaccamento a forme materiali o ad una ideologia, come se fossero eterne e reali.
Ci lamentiamo spesso di non essere capiti dalla nostra metà, considerando le nostre ragioni incontestabili e mai riflettiamo sul fatto che le incomprensioni, forse, nascono dall’esistenza di linguaggi differenti, sorretti da codici culturali e convinzioni differenti, ma soprattutto dalla mancata volontà di assumere una posizione critica rispetto a se stessi e ad ogni “propria” idea. L’amore così c’è stato insegnato, comporta obblighi e doveri, ci porta in Paradiso aprendoci alla vita e può condurci alle pene dell’Inferno. Inoltre è caricato da un mare di aspettative: le parole che vorremmo sentirci dire, le carezze sempre pronte al momento giusto, avere la certezza di essere desiderati sempre e comunque, capirsi con uno sguardo,……,l’amore non può essere spiegato con le parole, quando arriva saprai di essere innamorato. Ma è proprio questo l’amore, questo fuoco che da dentro ci pervade, che sovrasta la sede di ogni pensiero, che ci rende suoi schiavi e al quale ci abbandoniamo gioiosamente?
Quando siamo innamorati, da “buoni” mammiferi difendiamo il territorio all’interno del quale si esplica la nostra conquista amorosa, per poi sfociare in una teoria del possesso e dell’appartenenza: “ti amo dunque sono tuo; mi ami dunque sei mia; apparteniamo l’uno all’altro; siamo fusi l’uno nell’altra; siamo due cuori e una sola anima.”
Una teoria davvero suggestiva e lo sarebbe ancora di più se capissi concretamente qualcosa delle affermazioni appena fatte.
Il senso di appartenenza e di possesso si traducono nella gelosia che consideriamo una componente essenziale dell’amore: “in amore ci deve essere un pizzico di gelosia; se non sei geloso di me vuol dire che non mi ami.”
La gelosia diventa pertanto uno strumento di indagine che attesta l’autenticità di un amore. Ogni azione o pensiero dell’altro, che ci lasci intravedere la possibilità di un tradimento o semplicemente un desiderio di contravvenire all’accordo tacito su cui si fonda il nostro amore, genera in noi una irrequietezza tale, che ci porta a rivendicare con forza il senso di appartenenza e di possesso. Per gelosia siamo spesso portati a somatizzare un malessere generato da una nostra confusione.
Per evitarci tale sofferenza ci costruiamo una ricca serie di regole, divieti, un vero e proprio regolamento che ampliamo e aggiustiamo di volta in volta sulla base delle nostre reazioni.
Ci costruiamo un vestito comportamentale da indossare quotidianamente per tenere a bada il malcontento dell’altro, per non alimentare dubbi laceranti che risiedono solo in una nostra poca chiarezza.
La nostra vita sembra essere divisa in due fasi diverse e distanti tra loro.
Da piccoli e per buona parte della nostra adolescenza siamo animati da tanti sogni, tanti desideri da realizzare, alcuni, solo prodotti della fantasia, altri che trovano nel tempo una realizzazione concreta.
Quando ci “leghiamo” a qualcuno, quasi sempre, molti di quei sogni vengono accantonati per lasciar spazio ai desideri e ai sogni della coppia.
La nostra vita ha un raggio d’azione limitato dal perimetro della coppia. Viviamo in funzione l’uno dell’altra, aggrappati l’uno all’altra.
Assolviamo tutti i doveri che il nostro ruolo comporta, annullando ogni sogno o mira personale che prescinda dal volere dell’altro.
Esistiamo come parte costituente la coppia.
In un percorso di vita, passiamo da un ruolo all’altro: figlio, figlia, marito, moglie, padre, madre…e con essi ci identifichiamo a tal punto, da perdere di vista noi stessi. L’amore, così come lo concepiamo, è come un virus che si impossessa di noi e condiziona ogni nostra scelta, a cui non riusciamo a sottrarci, una vera e propria dipendenza. In questi termini più che un’apertura alla vita, l’amore sembra uno scherzo bizzarro della vita.
Esiste davvero un Cupido dispettoso che dispensa amore sulla terra con le sue frecce birichine? Abbiamo una visione dell’amore solo romantica e poco pratica.
Perché scegliere di vivere la mia vita con qualcuno?
Cosa devo farci con un’altra persona al mio fianco? Cerco compagnia?
Un partner che soddisfi ogni mio desiderio sessuale? Qualcuno che divida con me i costi del vivere quotidiano? Qualcuno che mi dia dei figli, che si occupi di me quando sto male o che mi aiuti nei lavori domestici?
Rifiutiamo con forza una visione pratica dell’amore, spogliata da modelli romantici che confondono e complicano il senso di un affetto, riducendolo ad un sentire ingannatore, perché ritenuta frutto di un calcolo, di una manovra strategica finalizzata al raggiungimento di scopi personali.
Aborriamo ogni idea che accosti le questioni del cuore alla ragione, che analizzi razionalmente i perché di un sentimento tanto presente nella nostra vita quanto sconosciuto e ripetiamo a noi stessi, sotto forma di preghiera: ” l’amore è l’amore, è al di sopra delle parti, sfugge ad ogni procedimento razionale.” Viviamo l’amore sulla base di un prontuario indistruttibile e incontestabile; una vera e propria cella senza sbarre né catene.
Concepiamo l’affetto nelle sue “differenti” manifestazioni: l’affetto per la mamma che ci ama e ci ha permesso di venire alla luce; l’affetto per un amico che ci consiglia e sostiene nei momenti difficili della vita; l’amore per la nostra compagna o compagno che ci affiancano per un po’ o forse per sempre nel viaggio della vita.
Credo esista un unico sentimento che completi l’intera sfera affettiva: l’amore.Vivere tale sentimento in modi completamente differenti è sintomo di una scelta, a volte, “personale” che ci porta ad instaurare, con alcune persone, un rapporto esclusivamente amichevole, escludendo ogni passione o pulsione di natura sessuale; a volte condizionata dalla cultura con i suoi codici morali, la quale censura e ricopre di vergogna il solo ipotizzare lontanamente un rapporto incestuoso all’interno di una famiglia.
In ogni caso, la differenza tra i molteplici modi in cui viviamo un affetto risiede, quasi sempre ed esclusivamente nel sesso.
Ogni volta che avvertiamo una pulsione sessuale verso qualcuno; se il nostro corpo partecipa con una rivoluzione ormonale ad uno stato emotivo che viviamo, intravediamo in lontananza la porta d’accesso dell’amore.
Se in un rapporto, definito amichevole, dovesse subentrare il sesso o almeno il sentore di un desiderio sessuale, concludiamo dicendoci che il nostro rapporto d’amicizia cela, probabilmente, un sentimento più profondo.
Il nostro amore sembra essere il risultato di un processo chimico fisico, di una produzione ormonale indotta da fattori esterni o interni a noi.
Ogni dosaggio ormonale prodotto, è portatore di un segnale elettrochimico, dal cervello amplificato e poi proiettato sullo schermo della coscienza.
Qui il segnale viene interpretato ed etichettato dai nostri codici culturali.
Sto parlando di un vero e proprio meccanismo ineliminabile, al quale non possiamo sottrarci. Possiamo però, educarci ad un pensare analitico, seguendo la via della logica, in modo da sviluppare in noi un senso critico che ci faccia identificare meno con le nostre pulsioni e con il nostro “sentire”.
Generati da un Tutto; siamo parte di un Tutto; la nostra matrice racconta il Tutto.
Siamo fatti tutti della stessa sostanza, siamo accomunati da un medesimo scopo: il senso della vita.
Tutti legati da un medesimo cordone ombelicale, figli di una medesima matrice trascendente che ci accomuna in una infinita fratellanza.
Da ciò dovrebbe derivare un insegnamento che ci educhi o almeno ci lasci intravedere, un concetto d’amore più alto; un amore incondizionato ; un atto consapevole; un inno alla vita e a tutto l’esistente; un amore che regga l’equilibrio tra creazione e distruzione, che ci accomuni in un unico respiro: la vita.
l'amore testo di maxwell