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Ragazzi di oggi,
sapete che esisteva un tempo,
dove le persone si guardavano negli occhi,
gli sguardi si incrociavano e insieme piangevano.
Un tempo dove l'amicizia valeva davvero,
non era un numero su un dispositivo.
Veri amici esistevano, si conoscevano,
non erano una foto in un profilo vano...
Un tempo dove il contatto era reale,
non era un dato digitale.
Un tempo in cui il linguaggio del corpo
era prezioso e la voce era un contorno appetitoso,
le parole erano dette non digitate
e il loro valore significava qualcosa
non erano in prosa,
non erano vuote scritte su un freddo schermo,
ma piene sensazioni in un caldo abbraccio.
I sentimenti erano il sangue,
le emozioni erano pelle
e le parole erano ossa.
Un tempo quando, l'amore era...e non chiedeva.
La memoria onorava il passato,
la mente glorificava il presente,
e l'attesa celebrava il futuro,
il tempo era un compagno che valorizzava la vita,
non era l'avversario di una logorante partita.
Un tempo quando l'apparenza era ignorata
e la sostanza onorata,
si guardava oltre la carta,
oltre l'inchiostro,
si arrivava all'essenza
non ci si limitava alla presenza.
Un tempo dove essere umani vivevano,
combattevano,
non erano automi che obbedivano,
umani sempre schiavi
ma di una prigione che vedevano
e di cui le chiavi ancora cercavano,
non erano sconfitti, rassegnati,
asserviti a una condanna,
erano come guerrieri
in marcia per il loro impero,
lottando per un domani più vero.
Un tempo, quel tempo,
che non deve diventare storia,
dimenticato o ricordato,
come un fantasma del passato,
ma un Lazzaro resuscitato,
movente per la nostra mente,
causa della nostra causa,
ragione della nostra ribelione,
e sorgente di tutta la gente
che dalle ceneri risorge
e torna ad essere presente...
Un tempo, quel tempo,
seme in un campo,
che aspetta un pianto
per germogliare un bosco.