IL GIORNALINO DEL POETA 9 PRESENTA

scritto da denny boy 2
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Testo: IL GIORNALINO DEL POETA 9 PRESENTA
di denny boy 2





DAL LIBRO AUTOBIOGRAFICO " UN CAPPELLO SOTTO L'ALBERO "DI DENNY BOY 2



LA MIA INGENUITA’ .


Amo molto l’arte della fotografia. Mi piace fotografare ogni cosa che mi circonda. In particolar modo, mi piace fare pratica con le foto di nudo maschile e femminile. Mi davo da fare per cominciare, ma mi mancava la parte fondamentale, i modelli e le modelle.
Non trovando altro rimedio, decisi di prendere le mie solite riviste dove mettevo annunci, e provare a metterne anche di quel genere. Compilai il modulo nell’ultima pagina come sempre, inserii qualche mia foto e spedii il tutto all’indirizzo. Dopo circa un mese, iniziarono le telefonate, e ne eliminai la maggior parte perché non erano affatto attendibili. Piano , piano arrivò qualche telefonata più seria e io intrapresi la mia carriera di fotografo. I giovani che venivano da me non erano tanti, ma ero riuscito a realizzare foto che, anche se non eccelse, avevano attirato l’attenzione di qualche aspirante modello, tanto che un giorno mi arrivò una chiamata dalla città di Napoli. Era di un ragazzo che desiderava un book fotografico.
Accettai volentieri, gli dissi di venire da me a Modena, e ci accordammo perché salisse nel giro di una settimana. Ricordo che era un sabato mattina quando giunse a Modena. Erano le otto, e io, finito il mio turno di lavoro, mi precipitai in stazione a prenderlo.
Lo vidi sulla porta d’entrata della stazione, e rimasi sbalordito. Prima di andargli incontro, lo osservai dalla testa ai piedi per verificare la sua identità. Alto un metro e ottanta, capelli biondi, vestito da militare, con una borsa a tracolla. Quello che non mi piaceva di lui era quel suo modo di vestire. Non credevo fosse proprio lui, e invece mi sbagliavo.
Lo feci salire sul mio motorino, e andammo diretti a casa. Dentro di me mi chiedevo se veramente fosse un fotomodello, perché aveva l’aspetto di tutto fuorché di quello. Arrivati a casa, ci presentammo.
“Non mi hai ancora detto come ti chiami...”
“Sandro” rispose lui.
“Scusa se te lo chiedo, come mai da Napoli hai scelto Modena per venire a fare delle foto?”
“Mi ha colpito molto il tuo annuncio. L’ho trovato più serio degli altri.”
“Grazie del complimento!”
“E’ così, poi io sono sempre in giro per il mondo a fare book fotografici, per potermi un giorno inserire nel settore.”
“Ma tu hai già fatto altri servizi?”, gli chiesi io.
Lui mi rispose che aveva lavorato per alcuni nomi famosi. Io lo osservavo, ma la mia idea era quella che non avesse fatto nulla di tutto ciò che diceva.
“Il viaggio è stato lungo, potrei riposarmi un po’?”
Gli dissi che poteva riposare quanto voleva. Prese sonno subito e dormì per circa un’ora, dopodiché si svegliò e nel primo pomeriggio iniziammo il servizio, che durò tre ore: gli feci quattro rullini da trentasei pose.
Finito il servizio fotografico, vedevo in lui una certa attrazione per me: desiderava fare sesso, e tra una toccata e l’altra coinvolse pure me. Non facemmo più del dovuto, perché lui non mi piaceva più di tanto. Alla fine, se ne andò dicendo che sarebbe tornato a casa.
“Come, te ne vai a casa? Giù a Napoli? Starai scherzando...”
“No, perché?!”
Mi domandavo il motivo della sua scelta, andare e tornare in giornata, e non lo capivo proprio.
“Ok, - dissi, - allora vieni la prossima settimana così guardiamo come sono venute le foto.”
Ci salutammo e promettemmo di rivederci.
Dopo circa due giorni, mi chiamò chiedendomi se potevo dargli ospitalità, perché i suoi genitori lo avevano buttato fuori casa senza dargli spiegazioni. Io gli risposi che non potevo, che non conoscendolo bene non volevo farlo entrare in casa mia. Mi ringraziò comunque.
Passò qualche altro giorno, e di nuovo mi chiese di ospitarlo per un po’. Io, che sono una persona molto buona, sentendo una cosa del genere mi intenerii. Mi piangeva il cuore, tanto che accettai la sua proposta e lo invitai come ospite. Solo per qualche giorno.
Si presentò il giorno dopo. Arrivò con addosso uno zaino pesante, colore verde militare. Appena mi vide, si mise a piangere perché non sapeva dove andare. Gli ripetei che più di tanto non potevo ospitarlo e che dopo poco avrei dovuto mandarlo via. Accettò le mie condizioni.
Nel frattempo venne il momento di andare a ritirare le foto fattegli la settimana prima. Le foto erano riuscite molto belle, perfette direi, tanto che gli chiesi se mi autorizzava a pubblicarle nella rivista dove aveva trovato il mio annuncio. Ancora non mi rendevo conto in quale casino mi stavo cacciando. Rispose che potevo farne ciò che volevo, e così feci.
Le mandai quindi alle edizioni per farle pubblicare e farmi notare con un po’ di pubblicità, e dimostrare a eventuali fotografi professionisti come lavoravo.
In quei giorni cercavo di capire se avevo fatto la cosa giusta oppure no. In Sandro c’era qualcosa che non andava, si era preso troppa confidenza approfittando della mia ospitalità. Alla sera usciva tardi, per andare a conoscere altri ragazzi. I giorni diventarono mesi, e io notavo che ogni sera tornava un po’ brillo e con molti soldi. Non mi ero reso ancora conto che si era incastrato in qualche giro sporco.
Un giorno, però, con alcuni amici andai nei luoghi che frequentava e scoprii tutto. I miei amici, che in una occasione avevano avuto modo di conoscerlo, capirono subito che mi ero messo in un brutto guaio, e mi consigliarono di buttarlo subito fuori di casa. Così, tentai di far capire a Sandro che non potevo più tenerlo, ma lui col suo modo di fare seppe mettermi con le spalle al muro per rimanere da me. Ci provai in tutti i modi, ma non riuscii a fargli cambiare idea con le buone.
Una sera, mentre si cenava, gli intimai per l’ennesima volta di andarsene, o lo avrei fatto buttare fuori dai carabinieri. Vistosi alle strette, iniziò con le minacce. Approfittò del fatto che era uscito sul giornale l’annuncio che proprio lui mi aveva permesso di pubblicare tempo prima, e minacciò di denunciarmi. Imparai inoltre che era uscito dal carcere poco tempo prima che ci conoscessimo, e questo mi mandò in bestia. Non sapevo più che fare.
I miei amici continuavano ad insistere dicendo che dovevo buttarlo fuori, ma con minacce del genere dovevo stare attento anche io. Pur di impossessarsi dell’appartamento, mi fece addirittura perdere il posto di lavoro.
Per disperazione , scappai di casa senza méta a riflettere sul perché la mia testa mi facesse cadere in queste trappole. Rimasi via per ben tre giorni, dopodiché tornai e trovai ad attendermi Sandro e i miei amici: mi dissero che se non avessi fatto rotorno a casa avrebbero chiamato i Carabinieri. Ero in uno stato nervoso tale che non volevo parlare con nessuno. Ero stanco della vita, volevo farla finita. Passai sette mesi in quello stato, per me era diventato un incubo. Nel frattempo, chiesi a un avvocato che cosa potevo fare, ma la risposta fu negativa. Mi disse che non ci potevo fare molto, che avevo sbagliato a non fargli firmare un foglio di liberatoria: dato che lui era un ragazzo di strada, mi poteva fare del male e denunciarmi perché avevo pubblicizzato il mio lavoro utilizzando la sua immagine senza autorizzazione. Non potevo fare nulla. Mi suggerì di trovare un sistema che non mi danneggiasse economicamente, e prendere tempo per poi togliermelo dai piedi.
Erano già sei mesi che frequentava casa mia, ogni giorno che passava il suo modo di vivere diventava sempre più pesante e difficile da sopportare per me. Ero disperato. Stava cercando di coinvolgermi nel suo sporco giro ma non ci cascai e finalmente, dopo sette mesi di calvario riuscii a trovare una soluzione. Parlai con un mio amico trans, che abitava nello stesso mio condominio, e insieme a lui finalmente buttai Sandro fuori di casa, anche se poi lui si trovò un appartamento proprio sotto di me, al primo piano. Non ci volevo credere, ma purtroppo era andata proprio così. Finito l’incubo, la mia vita tornò alla normalità di sempre.













Allora che ve ne pare ? Vi piace ? fatemi sapere . Buona lettura denny boy 2
IL GIORNALINO DEL POETA 9 PRESENTA testo di denny boy 2
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