In un mattino errante vaga un'aria fresca di prati intrisi di pioggia e nude chiome oscillanti al vento. Smarrito nel rimpianto, le spoglie sagome del bosco mi accompagnano come linfa su dalle radici profonde. Perle di timida luce mi fanno strada nella trama incantata dei fili di ragno. Mi appoggio ai piedi venosi ad implorare l'abbraccio delle fronde, che benevole tessono per me una trapunta bruna di foglie d'autunno. Mesci il tuo perdono - mi dico - come un vino nuovo e dolce. Ma mi travolge la solita incessante nostalgia del dolore, che incide le sue roventi cifre sulle nodose braccia e sul tronco scavato dal rancore. Così, in luogo di alleviare il rimorso, distillo il mio peccato goccia a goccia per berlo come un liquore vecchio e amaro.
Se ti sei accorto di un errore o vuoi cambiare il tuo commento, puoi cancellarlo nei 5 minuti succesivi alla pubblicazione.
In seguito non potrai più cancellarlo.
Vuoi cancellare il tuo commento?
Caricamento dei commenti...
Questo testo è troppo datato per accettare nuovi commenti.