«C’è in te più di quanto tu non sappia»
-Pronto, Paolo? - dall’altro capo del filo, la voce è molto concitata.
-Sì, sono io- risponde il dottore talmente assorto nella rilettura del suo libro, "La mappa dello hobbit", che per poco non avvertiva il trillo del telefono.
-Sono Alessandra, scusami se ti disturbo. Mi trovo qui, al Pronto Soccorso, con mia madre. Ha la febbre e tossisce. Dalle lastre è risultato ...che ha la…polmonite interstiziale… - la voce di Alessandra si interrompe più volte.
Paolo aspetta che termini la frase:
-Dicono che il suo stato di debilitazione non consente nessun tipo di intervento, è cardiopatica…capisci…vogliono concludere tutto con la morfina, perché non soffra…sì, proprio così, perché non soffra.
Il medico sente l’amica singhiozzare. Tira un respiro lungo mentre un lampo gli attraversa la mente:
-Alessandra, calmati, calmati... Hai fatto bene a chiamarmi. Ti dico subito che devi portare tua madre a casa. Poi ci penso io a curarla.
Dall’altro capo la voce risuona lontana e quasi incredula:
-Davvero Paolo!? Dici proprio che posso farlo?
-Sì, non ti preoccupare, la curo io- ripete il medico.
Alessandra segue il consiglio del dottore: firma le carte per le dimissioni e accompagna la mamma a casa.
Paolo è un medico serio e intuitivo, fiducioso nella scienza. È specializzato in Igiene e Medicina Preventiva ed è anche un epidemiologo: gli studi condotti gli hanno fatto conseguire buone competenze nella conoscenza delle malattie virali, le ricerche hanno prodotto pubblicazioni.
Ha scritto diversi saggi dedicati anche a personaggi storici e letterari, presenti nella memoria collettiva, come Re Artù, Tommaso Moro, San Colombano, Padre Brown, lo Hobbit, personaggi che impersonano valori in cui crede. Ama le saghe raccontate dall’autore del " Signore degli anelli" con le loro lezioni di vita.
Tra le tante citazioni, che lo scrittore predilige, gli è rimasta impressa una frase pronunciata da un personaggio di Tolkien, «C’è in te più di quanto tu non sappia», che ora sembra costituire lo stimolo per passare dalla teoria alla pratica.
Di recente ha pubblicato un libro di interesse storico sulle pandemie, risultato il frutto di una tempistica eccezionale, e ora vuol mettere a punto una terapia ragionata, già ideata quindici anni fa ai tempi della Sars. Per la signora Giuseppina pensa a un farmaco ad hoc, a base di azitromicina, clorochina, eparina, maltodestrina, che andrà accompagnato, naturalmente, all’ossigeno. È titubante, si tratta di una sperimentazione non ancora adottata ufficialmente dagli ospedali, ma c’è una vita da salvare e quindi poco tempo da perdere. Sa che spesso la medicina guarisce anche se, a volte, può risolversi in un fallimento.
Ora deve fare in modo che la signora torni a respirare normalmente, che non salga la febbre e che si rallenti la replicazione virale. La sua scommessa è strappare una vita da una morte programmata.
Per Alessandra quelle pastiglie, comprate in farmacia, assumono la consistenza di una miracolosa manna caduta dal cielo. Con amore le somministra alla madre, secondo posologia indicata. Il medico mantiene costante contatto con la figlia della paziente: la conosce da diversi anni, da quando la libreria che gestisce ospita la presentazione dei suoi libri.
Alessandra si rallegra. La madre non si trova più nella corsia asettica dell' ospedale, condannata deliberatamente a un viaggio senza ritorno, ma nella propria casa affidata alle sue cure.
Paolo è ottimista. Sa che l’amore è il motore che dà forza.
Da piccolo si è sentito brutto e impacciato, poi i traguardi raggiunti sono serviti a convincerlo che la fiaba di Andersen forse era stata scritta anche per lui.
Gliene dà conferma la signora Giuseppina che, dopo due settimane dalle dimissioni, ha ritrovato il suo stato quotidiano di salute.
Alessandra lo ringrazia.
La scommessa è vinta: il compito della medicina che deve curare sempre e non lasciare nulla di intentato non è venuto meno a sé stesso.
«C’è in te più di quanto tu non sappia».
Questa frase non cessa di commuoverlo.