Quanto ancora dovrò fuggire
prima di accorgermi
di non essere mai partito?
Tutto torna alla paura,
all'impossibilità di accettare
l'equilibrio del caos.
Basta sedersi e contemplare
le vuote stelle che ingannano il cielo;
restare muti in ascolto
di una vita che brucia nella notte.
Fermarsi insomma, una volta per tutte,
per accorgersi che il tempo è solo
l'angosciante maschera
di un dolce Nulla che plasma
con sapienti mani
le Cose Umane.
Libero dal tempo, finalmente,
mi scopro mutevole
in questa immobilità.