C’è una stufa antica,
nel mezzo alla sala.
C’è una neve fradicia
a smaltare il borghetto –
Arroccato, medievale
e una pioggia sottile,
insistente, una luce
irreale.
Tu che sei vittima innocente
d’un pianto ancestrale,
più delle mura pietrose
dell’osteria in cui siedo,
puoi avvertire il mio canto,
da tanto lontano? Vicino,
a l’occaso, altro lago odo
stormire, d’onde in tutto
consimili, gemelle a quelle
che muovon sul tuo –
Eguale bruma e profumo.
Questa frazione incantata,
perduta in boschi maestosi,
dove su pendici vertiginose
di versanti rocciosi, antiche
dimore si stringono a cerchio,
tra strette vie acciottolate,
umide, scivolose allo sguardo.
Esco solitario e cerco il lago,
m’allontano dall’abitato,
giungo in un bosco – Vaghe
parole, confuse a preghiera
s’atteggiano: “Colle di Sogno,
sogno di felicità, il sorriso suo
colma, brillanta quegli occhi”,
e ai timpani irrompe sciacquio,
il fluttuare d’acque profonde.
C’è una luce soffusa
in una finestra, e tendine.
C’è una donna felice
a baciarmi ogni ruga –
Scomposta, gioiosa
e l’aria di montagna,
frizzante a ringiovanire
le anime.
Colle di sogno testo di Le Mat