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StorPiella 20 – La stazione dei Freni
La Stazione dei Freni non era un luogo di passaggio.
Era un deposito.
Non si arrivava lì per prendere un treno, ma per lasciare qualcosa che non funzionava più come prima.
Un freno, per l’appunto.
La stazione sorgeva in una zona indefinita, tra una decisione presa male e una detta troppo in fretta.
Non compariva sulle mappe, ma chiunque avesse rotto un equilibrio prima o poi ci finiva davanti.
Il cartello all’ingresso diceva:
“SI ACCETTANO FRENI USURATI, INUTILIZZATI O ECCESSIVI.
NON SI FANNO RESI.”
Il primo binario era dedicato ai freni delle biciclette.
C’erano freni che non avevano mai funzionato, freni tirati troppo forte, freni che fischiavano anche da fermi. Un signore anziano lasciò il suo: “Questo frenava sempre quando non serviva, ma mai in discesa.”
Il secondo binario ospitava i freni a mano delle automobili.
Arrivavano soprattutto da persone prudenti all’eccesso, che parcheggiavano anche in pianura.
Un uomo confessò: “Io non partivo più. Tenevo sempre il freno tirato, anche in autostrada.”
Più avanti, in un capannone senza porte, si accumulavano i freni delle parole. Parole non dette, parole dette troppo tardi, parole partite senza freno.
Qui il silenzio era rumorosissimo.
Ogni tanto un addetto urlava: “Attenzione! Frase lunga senza punteggiatura in arrivo!”
C’era poi il reparto più delicato: i freni delle persone.
Freni emotivi, morali, sociali.
Freni consumati dall’uso o mai usati per paura di disturbare.
Una donna lasciò il freno della rabbia: “Questo lo tenevo sempre premuto, anche quando non ero arrabbiata.”
Un ragazzo lasciò quello dell’entusiasmo: “Mi frenavo prima ancora di iniziare.”
Una coppia arrivò insieme, ma consegnò un solo freno: “Lo usavamo a turno.
Così non andavamo mai avanti.”
Il capostazione Nino Fren, che nessuno ricordava di aver visto arrivare, catalogava tutto con cura.
Non aggiustava.
Non spiegava.
Annotava.
Quando qualcuno chiedeva: “E ora senza freni come faccio?”
Lui rispondeva sempre: “Ora scopri quali ti servono davvero.”
Perché il segreto della Stazione dei Freni non era togliere i freni,
ma rimetterli in circolo.
Una notte, durante un solstizio di primavera i freni cominciarono a muoversi da soli.
I freni inutili scivolarono via.
Quelli mancanti si agganciarono a cose che ne avevano bisogno.
Un freno di bicicletta finì su una lingua troppo veloce.
Un freno a mano trovò posto in un cuore che correva senza guardare.
Un freno consumato diventò finalmente leggero.
Al mattino la stazione era vuota.
Il cartello all’ingresso era cambiato:
“CHI NON HA MAI PERSO UN FRENO
NON SA ANCORA GUIDARSI.”
Da allora la Stazione dei Freni compare solo a chi confonde:
· il controllo con la paura
· la prudenza con il blocco
· la libertà con l’assenza di limiti
E quando la trovi, non ti ferma. Ti rimette in assetto.
FINE