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fulgineo uno stormo s'invola,
arso dall'abbaglio dell'anima,
pellegrinano a plaghe lontane,
l'ali tese ad un estro di vita.
il cacciatore al tiro s'appresta,
tra caduci rami della boscaglia,
spara e l'eco infausto rimbomba,
riscuotendo dall'oblio le valli.
s'inseguono or ora i fragori,
e 'l nugolo lì in alto si spoglia,
qual fronde nel turbinio d'ottobre,
al mollo suolo pendono esangui.
l'aura sazia di nitri e procella,
rinnova l'eco di tempi remoti,
su quest'arido lembo di patria,
a perir eran i nostri eroi.
erano uomini, padri fratelli,
oppressi dall'anelito bellico,
che d'incurvare le corvine tele,
dello spirto insazio non s'accheta.
un soffio freddo di morte e rapina,
su queste piane coglie gli astanti,
all'imbrunire la squilla risuona,
vibrando estrema l'ora dell'addio.