Come al solito mia madre promette ma non mantiene. L'ho intuito non appena è entrata dalla porta, raggiante, dicendo: "guarda che carine!" e subito dopo: "te le lascio per qualche giorno e poi le riprendo, promesso." Mh. Già. Come no. Mi affaccio oltre l'orlo della scatola e vedo queste "carine". Due tartarughine minuscole. Che probabilmente misurano più o meno quanto un testicolo ciascuna. E gli assomigliano anche ai testicoli. Brutte, rugose, non appetibili, si ritirano col freddo. Ahah tra me e me rido, ma non lo lascio intuire. Va di moda ultimamente nella mia vita. Rispondo apatico "okay ma non dimenticarti di riprenderle." Lei mi istruisce sul mangiare sul bere e se ne và. Già mi assale la stizza di dovermi prendere cura di due esserini. Ci manca che qualcosa mi muoia tra le mani per darmi il colpo di grazia... Non me lo perdonerei mai. Come quella volta da bambino in cui uccisi erroneamente il mio affezionatissimo lombrico domestico e prima di seppellirlo lo baciai in lacrime. Oltretutto non voglio di certo ribaciare un esserino morto.
Scocciato e un filo nostalgico inizio a prendermi cura di queste cosette.
Le "carine scrotali" (così le chiamo perché OVVIAMENTE non avranno un nome) non mangiano quasi nulla, il che mi fa prendere picchi di ansia enormi giacché inizio a contare i frammenti di insalata per capire quanti ne mancano di volta in volta. Le "carine scrotali" fanno più bagni di quanto necessiterebbero però questo mi fa capire che quantomeno sanno dove sta l'acqua e forse, se il destino è clemente, sanno anche come se ne ingurgita un po'. Eppure ho il terrore che affoghino così devo sempre controllare che il livello dell'acqua rimanga sotto il "garrese" (neanche so come si chiamino le loro spalle). Le "carine scrotali" sono giustamente insoddisfatte dell'alcova fornitagli da mia madre e cercano sempre di uscirne. Le aiuterei di tutto cuore, affidandole ad una vita ricca di stimoli e avventure nel magico prato del caro vicino Giuliano ma poi ricordo che è Dicembre e il prato è più congelato dei broccoletti dimenticati infondo al mio congelatore (e pure sta sera la cena ci sta). Quindi nada. Il bello è che nel tentativo di scappare si rovesciano di continuo. Sempre sul carapace stanno. E mi tocca correre in soccorso perché altrimenti così rimangono. Stanche anche loro di guardare a terra. "Eh lo so, fastidiose amiche, ma a ognuno il suo", a chi un cielo inarrivabile a chi terra e frammenti di verdure (ma questo non glielo dico di certo). Non so se potrei fare di più per loro... A volte provo ad accarezzarle con un dito (quando proprio trabocco di affetto) ma vedo che al mio tocco sul carapace ritraggono la testa. Non credo gli piaccia, probabilmente non ho un tocco leggero quanto servirebbe. Allora niente, raccolgo i frammenti di erba rinsecchita, ne rimetto una sulle zampe (stupida), stagliuzzo erba fresca, rimetto sulle zampe l'altra (stupida), metto acqua fresca e le rimetto sulle zampe entrambe (stupide). "Ma come fanno a vivere" mi chiedo. "Sempre a zampe all'aria" e mentre lo penso una si ribalta di nuovo (stupida). Certo se fossero libere non tenterebbero così ossessivamente di scalare una parete. "Forse l'errore è di qualcun altro" ma va beh a dicembre non si può lasciare delle tartarughe in giro, questo rimane ovvio... Ormai sono due settimane che sono qui con me. Da due settimane passo le giornate a raccogliere frammenti di erbetta secca, rimetterne sulle zampe una (piccina), stagliuzzare erba fresca, rimettere sulle zampe l'altra (piccina), mettere acqua fresca, rimettere sulle zampe entrambe (piccine), raccogliere frammenti di erbetta secca, rimetterne una sulle zampe (patatina), stagliuzzare erba fresca, rimettere sulle zampe l'altra (ciccipicci), mettere acqua fresca, rimettere sulle zampe entrambe (coccoline), raccogliere frammenti di erbetta secca, rimetterne una sulle zampe (scemina), stagliuzzare erba fresca, rimettere sulle zampe l'altra (pupina), mettere acqua fresca, rimettere sulle zampe entrambe (paperine) e così via...
Che mi piace anche eh... Ho solo il terrore che possano morire... Con quelle zampette al cielo, per colpa della mia disattenzione. Ho anche imparato a riconoscere il sottile fruscio che fanno quando si ribaltano, lo sento da tutta la cucina ormai, cosicché posso correre a rivoltarle.
E per questo non me la sento più di dormire tutto il giorno da quando loro sono qui, non posso più poltrire nel letto la mattina e non posso andare a dormire presto la sera... metti che si ribaltino mentre sono addormentato... Chi le rimette sulle zampe? Spero solo che crescano in fretta o che imparino a non ribaltarsi. Certo che se non avessero tutta questa pressione sulle spalle, si muoverebbero molto meglio (ma questo non glielo dico mica)... Oltretutto loro neanche lo potrebbero immaginare.
Se ne è appena rovesciata una, devo andare.
Cara Mary, 06.12.2020 testo di Pip.