Ode

scritto da Joe
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- Nota dell'autore Joe

Testo: Ode
di Joe


Pendio che da lividi
bruni e spogli faggi
sei abbracciato,
che sostieni un innocente
fondal di pargolo,
nebbieggiando di rosei
e cinerini fiati,
ode a te.

Inginocchiate ed infinite,
come l'insipido etere
che tuonando s’infrappone,
restan le composte
o mareggianti fruste
in me insidiate.

Come dalla bora
io giungo a te, navigato
gabbiano di latte
baciato.
Dalla pesantezza
impolverato,
lo scheletro mio
ha percorso
funerei secoli
solingo.

Aleggian, in lucentissimi
prati, i tenui
sospiri e, come viva
lavanda, fiori irradian
percezioni che essere,
prima, sentor avuto
non ebbe.

M'appresto a te
e tu in me.

Come risucchiati
da orchestrali, isteriche
mani, s'intrecciavan
sonnolenti i capelli.

A spianato cielo
s'infrangevan,
rantolando i venti.
Di te, o sorella,
i fiammeggianti moti,
i mai profani accenti,
arpeggi d'uccelli,
puntati di tassi,
e fioriture
accecanti;
mite il candor tuo,
flebile, d'un alba,
il soave aroma,
ch'infrange la tetra
monotonia di non
luna in paffute nubi
assopita.

Flutti, gotiche arcate
nel ciel che s'infiamma,
si gettan,
come acqua
che al ribollir
s'avvicina.

Pendio che da lividi
bruni e spogli faggi
sei abbracciato,
che sostieni un innocente
fondal di pargolo,
nebbieggiando di rosei
e cinerini fiati,
ode a te.
Ode testo di Joe
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