Come dal seme nasce una rosa, dal tuo ventre fecondo un gladiatore nasce iracondo, con l'intenzione di scriver la prosa.
Già da piccolo combatteva, cresceva con la speranza di intraprendere la scena di quella guerra che determinava la fine del mondo.
I biondi capelli lasciava a desiderare, l'unica speranza di quell'uomo reale. Che aspirava ad una vita diversa dalla plebe imposta, come vincolo immortale.
L'opinione era la più gran cosa che lo amareggiava, poiché ogni attacco era una ferita che gli lacerava il cuore e gli infastidiva la vita, la solitudine lo colpiva come un vecchio in fin di vita.
Il suo desiderio immane di diventare qualcuno era immortale, come il desiderio di frenare quelle parole che dalla bocca di tutti uscivano.
Ormai era tempo di morire, come la rosa deve ormai appassire. Il tempo è passato, il tempo è cambiato. Solo un attimo per lasciarlo chiarire, oh cara donna, non bisogna soffrire.
Non più lacrime devono uscire dallo sguardo di quell'uomo infantile.
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