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Seduta stante mi sento preda
d'un malumore che muta in tedio,
che io non voglia o che io ci creda
son come un principe sotto assedio
e allora impugno l'arma discreta
che un tempo fu tra migliori mani
e inizio il viaggio mio senza meta
verso confini e mondi lontani.
Immaginando città incantate
posso mirar le antiche rovine,
cieli stellati ed acque argentate
fan da cornice alle mie quartine.
Ma rovistando nel mio passato,
nel rievocar le storie di ieri,
trovo un capitolo ormai sciupato
rimasto appeso tra i miei pensieri.
Venti di gloria spirati male
tra lauti pasti mal digeriti,
coltri di fumo e navi di sale
stipate a forza di falsi miti.
Tingo il pennino nel blu di china,
m'accingo dunque a guardare avanti,
ma tra il futuro che s'avvicina
e i biechi eventi, freschi o distanti,
scelgo la strada dell'invenzione;
poiché la notte porta consigli,
spengo la mente e prendo visione
pur soffocando in mille sbadigli.
E allora accolgo quei personaggi
che il mio cervello può figurare:
loschi figuri, talvolta saggi
disposti a tutto pur d'affiorare.
Poi col pensiero vago ramingo,
punto il binocolo all'orizzonte
verso i miei avi e talvolta fingo
di ritrovarmici fronte a fronte.
Sono tasselli d'un'altra era,
genti -si narra- invero esistite,
menti forgiate dalla galera,
corpi incastrati in anguste vite.
Ma senza scrupoli il tempo scorre,
si fiacca il sangue dentro le vene,
presto la penna dovrò deporre
e abbandonare le antiche scene.
Giunge incalzante il mio freddo inverno,
dovrò protendere le mie braccia
verso il calore del fuoco eterno
che delle carni non lascia traccia.
E amo pensare che in qualche luogo
esseri umani mai visti prima
possan trovare gradito sfogo
in qualche trama o qualche mia rima
sfogliando pagine senza gloria
che lascian polvere sulle dita,
poiché l'idea di lasciar memoria
può mitigare la dipartita.