L'ATROCE FINE DI MISS FLORY

scritto da ellissa
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
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Testo: L'ATROCE FINE DI MISS FLORY
di ellissa


L'ATROCE FINE DI MISS FLORY

Henry entrò di corsa, era tutto trafelato e il torace gli andava su e giù come un mantice, aveva fatto gli ultimi scalini a quattro a quattro e si sentiva distrutto.
-Quei figli di puttana!
Sbraitò, buttandosi sulla prima sedia capitatagli a tiro.
-Ehi! Salve! Che succede?... non dirmi che hai concluso, eh!?!?
Jim alzò la testa da dietro la scrivania e l’osservò un po’ divertito: come al solito Henry aveva fatto un’entrata non priva di enfasi.
-Dì un po’ - continuò Jim – ma a uscirne fuori, poi, come hai fatto? dì …
Lo tempestava di domande continuando a dondolarsi sulla poltrona di Julie, mentre, con gli occhi socchiusi, sbirciava dentro il viso di Henry, cercando di indovinare come fosse riuscito a concludere l’affare.
Il povero Henry, oltre ad essere congestionato era anche un po’ malconcio.
L’amico doveva aver sostenuto una di quelle lotte che non si dimenticano tanto facilmente, una di quelle all’ultimo sangue, dove uno dei due, alla fine deve consegnare la sua vita alla furia dell’altro.
Ma il volto di Henry era quello di un duro, come se ne trovano pochi.
-Sei anche tutto pesto, eh?!
Non poté fare a meno di aggiungere Jim, ma non c’era alcuna soddisfazione nella sua voce.
-Sicuro! Già! Fammi sedere, non mi reggo più in piedi.
E quando ti decidi a cambiare queste sedie? Non vedi come ti fanno vomitare? mi pare di stare su una nave a forza nove!
Era ancora un po’ agitato ma si poteva capirlo, di sicuro non era andato a raccogliere margherite dietro le sottane della madre.
Henry riprese il suo racconto:
- Si, certo, è andato tutto bene, puoi dirlo! Sai, puoi proprio dirlo!
Nella sua voce dalle inflessioni metalliche si notavano le avvisaglie di una pericolosità senza limiti.
-Come no! Quel farabutto! L’ho squartato, ecco cosa ho fatto! certo! non meritava nessuna pietà, no! per dio, nessuna! prima ci va a letto, poi se la scopa, e poi l’ammazza!!!.
Caro mio, quando mi si presenta un fatto del genere, non ci vedo più; vedo nero, vedo!
Si asciugò il sudore, che era ripreso a scorrere abbondantemente, dalla fronte, giù per le guancie, inondandogli il collo taurino.
A rivoli, Il sudore gli scorreva dalla fronte giù per le guancie, inondandogli la camicia come una fiumana dopo mesi di siccità.
-L’hai squartato! ? ! - sussurrarono, le labbra sottili e taglienti di Jim. Questo lo sorprese, solo per un momento però.
Jim conosceva Henry e da lungo tempo ormai, si può dire che sapeva tutto di lui, così come gli altri sapevano di Jim. E non era nuovo, all’amore sviscerato che Henry nutriva per la giustizia. Di quell’odio feroce che sempre Henry aveva manifestato ogni qualvolta un colpevole cadeva nelle sue mani, un colpevole che non riusciva mai a sfuggirgli.
Fu una sorpresa la sua che durò appunto poco. Guardò l’amico, poi le sue mani, e capì, da un piccolo lampo dei suoi occhi, che era giunto il momento cruciale, il momento in cui Henry dopo quel lungo racconto aveva bisogno della certezza, dell’approvazione incondizionata sulla giustezza delle sue azioni.
L’altro girò la testa, smettendo di fissare un certo schiribizzo che nascendo sul muro cercava di guadagnare sinuosamente il soffitto; girò la testa con la noncuranza di chi è sicuro dei suoi fatti, girò ancora una volta la testa e lo guardò; e lui doveva spiegargli. Raccontargli tutto. Jim era un amico, e con lui poteva sfogarsi. La decisione fu rapida, si tuffò negli occhi azzurri che da dietro la scrivania, con profonda curiosità, continuavano a scrutarlo.
_ Naturalmente! Io stavo lì pronto a difendermi, pronto a colpire, ma lui no! Doveva fare il furbo, ha voluto giocare d’astuzia, così mi viene addosso: gambe larghe, braccia larghe, e viso truce, nella mano destra, però, brillava il suo coltello, è un attimo, e mi si lancia addosso, e io ero lì! Che lo aspettavo in silenzio.
Le pistole manco a parlarne, volate lontano; lo schivo, mi giro,
gli afferro il polso; una mossa brusca …. e non si infila il coltello nella pancia? e siccome gli tiravo il braccio …. ecco come s’è squartato!
Disgustoso! Una scena veramente disgustosa!
Jim ascoltava in silenzio, non osava aprire bocca, riuscì solo a sussurrare:
_ Lo credo bene ….
E il sigaro ormai quasi finito gli cadde a terra.
La stanza piena di fumo e l’acre odore dei sigari comprati nella botteguccia dietro l’angolo, gli ricordò il suo vecchio quartiere; gli ricordò i sigari che il suo vecchio fumava la domenica dopo la messa; dopo il pranzo che la madre, una donna europea di origine italiana, Sua Madre, ripeté nei suoi pensieri, preparava con grande cura fin dall’alba del mattino domenicale. E le stanze ad una ad una si riempivano degli aromi che dalla cucina viaggiavano vorticosamente fino a riempire le nari di tutto il palazzo; e suo padre da buon irlandese fumava fino a scoppiare, confondendo tutti gli umori della sua infanzia. L’odore dei sigari gli ricordò Brooklyn.
Dell’angolo più povero, lercio e malfamato di Brooklyn dove Henry era nato, dove aveva conosciuto la vita sulla faccia avvinazzata dei suoi.
E da Brooklin una sequela di riformatori, uno dietro l’altro. Ma Henry cresce, diventa grande, sfrutta la sua esperienza, si avvale di ogni insegnamento e come un operaio delle linee ferrate si avvia deciso a raddrizzare il corso della giustizia.
Henry si riprese prontamente:
-Comunque, eccoci qua! Allora, come va la baracca? Niente lavoro in vista?
Finalmente poteva permettersi di scherzare, il racconto appena fatto gli aveva scaricato tutta la tensione accumulatasi dentro.
Nel grande loft chiamato ufficio i suoi amici non stavano un momento fermi, tra telefoni e cellulari che squillavano continuamente, tra il via vai di fattorini, segretarie, impiegati, tutto un mondo ruotava dentro quelle pareti di cemento dipinte di grigio ardesia, e i casi si avvicendavano ai casi.
Cosicché gli occhi di Henry, dello stesso colore grigio ardesia delle pareti, brillarono divertiti in vista della prossima caccia.
Ma Henri era un buono ed amava la quiete, era il suo lavoro a trascinarlo e a non permettergli di oziare troppo a lungo. E Jim pensò bene di farlo rilassare ancora un po’: doveva essere pronto per il prossimo caso.
-Tieni bevi un goccio prima, qua’, il tuo preferito: whiskey, ghiaccio e coca, e stai calmo; abbiamo un colpo fra le mani, uno di quelli che ti scotti solo a pensarci, sapessi che roba!....
Adesso era lui a divertirsi tenendolo sulle spine.
Voleva metterlo sotto torchio, anche lui era teso, agitato e il racconto di Henry l’aveva tirato su, come una doccia fresca.
-Intanto che tu te la spassi a sbudellare il prossimo, noi qui si lavora!
Tuonò di brutto.
- Ricordi Florie O’Hara?
Sbottò improvviso
- Chi?
L’esclamazione di Henry fece traballare il calendario appeso al muro.
-Si giusto lei, e non fare il tonto se no m’incazzo! Dico proprio lei, la rossa, Florie O’Hara la moglie di Mister O’Hara, l’irlandese quello dei bottoni, il miliardario.
Bene tu sai come sono quelli. Zucchero e miele con i pari loro, e con noi scattare, poche chiacchiere e via. Bisogna servirli e subito e su piatti d’argento.
-Certo …
-Cazzo!... fammi finire e non interrompere!...
Jim diventava una bestia quando qualcuno l’interrompeva, anche solo per approvare ciò che stava dicendo.
- Dicevo … sono tutti gentili, ma guai a chiedergli un soldo, lo sai come sono gli scozzesi? Beh anche loro sono così! Ed ecco qua la bomba: al caro M. O’Hara, gli hanno fregato tutti i gioielli, e un bel mucchio anche.
Henry parve cadere dalle nuvole; quelle alte quelle che quando tu stai sugli aerei, proprio dietro l’oblò, e guardi giù; soprattutto nelle zone nord orientali dove le nuvole vanno e vengono e sembrano montagne cariche di neve; e pioggia, grandine, e tuoni e tempeste sono lì pronti a scaricare tutto il loro livore; bene! e all’improvviso, intanto che tu dentro l’aereo stai lì al sicuro e ti crogioli al calduccio e il tuo animo è pieno di timori, ecco che d’un subito uno squarcio scuote la fiancata dell’aereo che si libra nel vuoto tra gli abissi abissali dello spazio e del tempo. Il brumoso castello si è spaccato, e come un vortice d’imbuto, egli si apre giù nell’infinito; e dal tuo cerchietto di oblò vedi giù giù fino in fondo: i campi verdi, le macchie dei tetti cittadini, e i monti e le valli: non esistono più e la vertigine ti rimbalza dentro senza nemmeno darti il tempo di capire, che subito la porta si chiude e sei di nuovo dentro castelli di nebbia; così si sentì Henry nell’apprendere l’improvvisa notizia.
Un colpo così avrebbe abbattuto un pilastro di cemento ancorato alla baia di San Francisco con sette funi d’acciaio!...
-Possibile?!?!
E la sua voce parve un balbettio.
-Come possibile, se ti dico di si!
-bene, bene Jim, non ti arrabbiare solo ammetterai che è un brutto colpo.
-Lo credo bene
-Ma come …
-Giuda cane, fammi parlare no?! Dunque i fatti sono questi:
Cominciamo dall’inizio: Miss Florie ultimamente aveva assunto un’ autista, un tipo mulatto, dicono di Haiti.
Bello, alto, muscoli lucidi e gonfi, i denti bianchi da spot, insomma quei soliti in vendita nei posti più esclusivi; naturalmente, sai come vanno queste cose. Dai oggi e dai domani alla fine quella se lo porta a letto. Una sera il mulatto tra fiumi di champagne e squisite sniffate di coca, le sussurra, dentro la conchiglia palpitante di un’ orecchio. Le dice che vuole vederla tutta nuda con indosso solo i suoi gioielli più belli.
Lei prima nicchia, tergiversa, ma poi acconsente e ritira tutti i gioielli dalla banca, la Union Money Corporation.
-E il marito?- interruppe, nuovamente, Henry –
Questa era troppo grossa per farlo tacere.
Jim capì e non se la prese:
-Zitto! Dunque l’indomani avevano in programma una festa, un invito, qualcosa d’importante insomma. E lì sai, i pezzi grossi, quelli che contano, ci vanno tutti. Mettono in vista tutto l’oro che hanno, riempiono le mogli , le figlie, e le amanti come alberi di natale.
Così lei fa il suo gioco senza insospettire nessuno, con due moine fa ritirare dal marito, tutti i gioielli dalla cassaforte della banca e se li fa portare a casa tra l’una e le due. Ricorda bene l’ora che è importante. Ecco che tra l’una e le due lei accontenta il suo ganzo e si mette i gioielli. Dopo un ora l’autista è sparito, e lei è nuda e senza gioielli e con un bozzo in testa, per di più tutta rapata e per tutta intendo tutta.
Ecco qui la relazione al completo.
Jim andò a sedersi, aveva parlato a lungo e si sentiva spossato.
Prese un bicchiere e vi spremette alcune gocce di limone, vi versò dell’acqua e a ciò aggiunse un niente di assenzio.
In quei piccoli libri gialli, degli anni venti o trenta, anche quaranta e cinquanta, quei piccoli gialli che ormai erano diventati un cult ed ai quali si ispireranno tutti i giallisti degli anni a venire; quei gialli dalla copertina gialla e dal sapore antico, dove dentro le loro pagine le droghe viaggiano immerse in una sottile linea di fumo; solo agli intenditori era dato di capire; per gli altri, per quelli che ancora non sapevano e che viaggiavano anch’essi con la mente del proibito e del peccato, per essi viaggiava l’alcool, quello strano .
Quello non più trovabile, l’assenzio, dei grandi bevitori d’assenzio, ispiratori di metafisiche leggende, navigava nella menti del lettore col ritmo della cupidigia che mai sarebbe stata saziata.
Jim con quel liquido si rinfrescò la gola; in fondo, come per tutti i grandi detective, anche per lui, l’assenzio era la sua bevanda preferita.
Henry con uno scatto si alzò, rovesciò la sedia, e si piantò davanti a Jim che con aria sorniona lo continuava a fissare.
-Mondo cane Jim, come hai fatto a sapere tutto? non mi dirai ?….
Quel dubbio, come un tarlo, gli si era insinuato dentro; ma ancora non voleva convincersene.
-… non mi dirai che la miss ha spifferato tutto al marito o alla polizia? Ti immagini lo scandalo?
- Lo scandalo?...
Fu Jim questa volta ad alzarsi
- Lo scandalo?... ma allora non sai il più, la parte più fantastica di tutta la storia. Diciamo il detonatore della bomba. Henry è tempo che tu ti svegli!!!
- La bomba? !... il detonatore?!...
Jim sghignazzava quasi, nel vedere la faccia di Henry.
- Come …
Balbettava confuso, ancora una volta Jim lo aveva battuto sul tempo
-Già perché nella stanza, caro il mio testone, stava nascosta una cimice, e così … capisci?... hanno ripreso tutta la scena: E chi può averlo fatto?... un buontempone?... chi lo sa ? figurati che hanno preso le foto più ferocemente sexy, intime, private, le scopate insomma e le hanno mandate, dappertutto in giro, internet insomma ne è piena. E chi lo sa quanti erano, e chi sono?, comunque le hanno spedito a tutti i giornali di New York, settimanali e quotidiani compresi.
-I giornali scandalistici ci si sono buttati a pesce, figurati quelle vecchie ruffiane di redattori coi loro codazzi di cronisti, sono delle iene per divorare una storia come questa!
-Tieni, qui c’è n’è un mucchio di giornali.
Gliene buttò alcuni addosso ed Henry li sfogliò avidamente.
Riportavano tutti la stessa scena: Miss Florie riversa sul letto a pancia in su con le larghe tette sparse fra le lenzuola; accanto a lei scintillante di luci, brillava la pelle del suo mulatto che, come l’ebano, stirava il suo colore lungo le cosce per perdersi fra i ricci dei loro capelli che rossi e bruni vibravano come le fiamme dell’inferno di Brueghel; e tutti e due stavano lì avvinghiati come serpi quando cambiano pelle. In verità chi gli aveva giocato quel tiro aveva fatto un buon lavoro.
Jim passeggiava su e giù nervosamente, gesticolando appena, i suoi movimenti li risparmiava sempre, ma non era così con le parole.
-Certo, ci sono stati quelli che si sono rifiutati, i soliti, quelli più compromessi con gli intrallazzi del marito. Però i fatti li hanno raccontati lo stesso, così nudi e crudi come stanno.
Ma gli altri, ti immagini gli altri come ci sono rimasti?, una vera manna di quattrini! Insomma per fartela breve, stamani telefona il marito e ci da l’incarico.
Dopo aver pronunciato l’ultima frase, Jim si sentì fiero; fiero per sé e per gli altri quattro colleghi. E si sentì fiero per la loro agenzia messa su dal niente.
Anni addietro, con quel poco che erano riusciti a racimolare qui e là, si erano accaparrati scaffali e schedari che i grossi uffici davano via per poco, avevano raccolto perfino i mobili, gli arredi che la gente buttava giù, vicino ai bidoni della spazzatura , avevano riciclato il tutto e ancora di più. E così avevano cominciato con poco, giù nel Bronx, un ufficietto con due sedie, un tavolo e una di quelle macchine a tastiera: una Olivetti, dove le ragazze a furia di sbatterci sopra vi si spezzavano continuamente le unghie, e giù a piangere e a maledire il posto ; ma loro niente, avevano tenuto duro fino al giorno del primo computer, la prima poltrona, la scritta d’ottone fuori dalla porta; ed ora ecco qua la loro Company & Company, un’agenzia di tutto rispetto, ben arredata, dove persino le poltrone sono firmate, e gli con ultimi Personal , Palmares, telefonini, il mondo intero era collegato con loro, affari e politica stavano sdraiati sulla loro scrivania. Insomma c’era di tutto; veramente quelli del Bronx ora non gli facevano mancare più niente, perché sì erano proprio loro, quelli del Bronx a pagare la loro vita. Là dove cominciavano le borgate con una miriade di negoziucci, la c’era la manna per la loro agenzia. Era bastato entrare nel giro per poter spillare quattrini.
L’idea era stata di Frank ed essi l’avevano eseguita a puntino. Avevano mandato avanti le due ragazze per intrufolarsi ed informarsi. Nelle palestre, dai parrucchieri, nei mercatini, dappertutto insomma; dove donne frustrate e insoddisfatte raccontavano le colpe dei loro mariti; o dove raccontavano, gonfiandoli, dei successi della bottega, del negozio che aveva raggiunto vendite superlative. E le due fanciulle ascoltavano, capivano si immedesimavano, consolavano, ed erano molto abili nel far parlare quelle povere donne . Venivano così a sapere dei vizi e delle virtù dei loro uomini; veramente erano molto più i vizi che le virtù e qui stava il bello. Il vizio è come un regalo, una bella scatoletta avvolta nella carta lucida e scintillante del perbenismo, il vizio lo puoi gestire e far fruttare. Quale essere umano non ha qualche bel peccatuccio più o meno grave che se viene conosciuto, sparpagliato, divulgato, messo in piazza , è pronto a rovinare generazioni e generazioni di passato e di futuro per non contare il presente. Ecco come e dove le due idilliache fanciulle, come ape bottinatrici, aveva riempito il loro carniere. E poi erano arrivati loro tre: gli uomini.
Glieli avevano succhiati goccia a goccia e quelli zitti a pagare.
Un paio di ricatti due estorsioni e soldo a soldo i poveracci si erano fatti cavare i quattrinelli messi da parte. Per difendersi, alcuni proposero mogli e figlie e persino i loro giovani eredi; e ad alcuni glieli presero! Ma in più per sopramercato vollero anche i soldi.
Pagarono tutti e in cambio loro li proteggevano. Non si sa bene da chi, perché ogni tanto anche le mafie facevano un giro, ma si sa i taciti accordi degli affari si rispettano sempre, a meno che di notte qualche raffica di mitra non spazza via un po’ di mondezza.
Così erano arrivati ai mobili di gran lusso per agenzie chic, all’insegna luminescente e all’aria di affidamento della “ COMPANY % COMPANY WHO LOSE FIND “
Henry saltò su dalla gioia:
-Cavolo, Jim che colpo! Qui sì che c’e da fare un mucchio di grana.
Ci pensi al vecchio che paga per trovare l’assassino?
Perché lo vuole, vero che lo vuole il suo assassino?
L'ATROCE FINE DI MISS FLORY testo di ellissa
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