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Il sal d’iride sublima
Sul vergine cor mio
Uno squarcio che mima
Fontana od opera di Dio?
Mi crucciava e mi struggeva
Di cremisi linfa le mani brulle
Che a pari, occulta era Eva
Fitte ore blu senza culle
Cupido niveo d’ogni macchia
Molari su’ molari, la trincea in faccia.
Tre lustri addietro
Timido timido ‘noccai’, spuntò labil Pietro
Squillaron le chiavi
“Pronto” non dissi; “perché mi chiamavi?”
Nella pece una fiaccola fu faro
A quindici il porto assai caro
Patema che bonaccia sferzava
E tra l’onde pochi passi di giava.
Poi 16 scalini, le lancette tonde come mai
E su le ali alte fino le stelle
I palmi pure aizzai
La Luce, la mi’ nova pelle.
La chiave di tutte le celle.