06/03/2026

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Scritto Ieri • Pubblicato 8 ore fa • Revisionato 8 ore fa
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Autore del testo

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Autore del testo L
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Un viaggio nel labirinto interiore per spogliare l'anima dalle sue corazze e trovare l'autenticità nel buio del tempo.
- Nota dell'autore L

Testo: 06/03/2026
di L

"Che fine ha fatto quel ragazzo pieno di fame dentro agli occhi

Sveglio su un foglio tutte le notti..."

Sono tornato, nuovo rintocco, attimo serrato

Tutte le volte che lo hai sentito e non lo hai mostrato 

Tutte le volte che lo pensi e non ne hai mai parlato 

Sono grande... In tanti me l'hanno detto 

Altrettante volte mi sono rivisto nella parola inetto

Non soltanto nella visione a sé stante, 

Ma come sotto i riflettori, sopravvissuto al labirinto della mente e le sue stanze 

Come ti orienti tu in questo labirinto?

Non serve vedere, non serve logica, non devi essere spinto 

Serve piangere... Metti quella benda sui tuoi occhi 

Camminerai dentro di te, tra gli ingranaggi del tuo tempo... Senti i rintocchi...

Ero in quel negozio di orologi quella sera

In un attimo ho sentito tutti i ticchettii degli orologi vicini

Il silenzio scandiva il tempo, lo sentivo, era vivo 

Allo stesso tempo la paura rallentava, come quegli orologi: da minuti, a secondi, a secondini...

Se potessi scegliere un orologio, ne avrei uno con una sola lancetta 

Per dare valore a ogni istante, minuto, ora... All'anno luce che ti intercetta

La stanza del tempo è stata attraversata

Passato e futuro, il presente è il crocevia di una strada spianata

Seguimi, il viaggio è lungo 

Tra spine, rovi, trappole di questo sentiero... Quante volte mi sono punto 

Non ti lascerò toccare, tantomeno torcere un pelo

Sarai un cieco guidato dalle buiole di questo accecante cielo

Passo dalla via lattea, scorgo un sentiero 

La mia sicurezza sta in quello che vivo, non in quello che spero

La stanza bianca mette i brividi 

Allucinazioni irriducibili, ansiogene, orribili

Noi timidi, lividi, spigoli

Non c'è niente, è un cubo bianco da fuori 

Dentro tutto nero 

Parallelo alla mia stanza da cui ti osservo, piccolo cieco?

Dentro, sul pavimento, fogli di carta 

Ne leggo uno, ti fa' paura, carta straccia...

"
Scrivo, crocifiggo questi atomi

Attimi immobili, distorsione temporale

Scegliamo, veniamo scelti, o rimaniamo incondizionati?

La mia è crittografia dell’anima, avevo perso la chiave

Persone schiave, ma non scende una lacrima

“Devi tornare sui tuoi passi…”

Le parole veloci di oggi, diventano sassi

È facile andare avanti, prova a tornare indietro 

Ti misuri con un metro, vivi i tuoi istanti 

Noi che paranoici proviamo a prevedere il futuro

Ma ogni volta che lo costruisco, crolla pezzo a pezzo, ogni muro

Parliamo di tutto, non capiamo niente 

Chi di voi mi ascolta, chi invece mi sente?

Se non sai dove stai andando 

Ricordati perché hai iniziato 

Non di ciò di cui stai parlando 

Ma di ciò che hai subito, e a tuo modo trasformato 

Passiamo da legami, ad essere legati, poi omologati

Diventiamo aguzzi, taglienti, vetri spaccati

Siamo scaglie di ossidiana

Del tessuto reticolo della corazza sociale

giudicata pietra grigia, una forma mondana

Come se essere duri fuori e fragili dentro, non fosse speciale

Cosa ci sentiamo di essere insieme se da soli non siamo nessuno?

Incendio di fiamme spente, che si sentono qualcuno

Qualcosa si muove sottopelle, scorgi un rilievo

Tra il fuori e dentro, è nel limbo che mi schiero 

Studi di piu il tuo sangue o il tuo scheletro?

Ci sarai tu in quel corpo, nel tuo feretro?

Impugna la penna, smussa la lama

Rompi dall’interno: terremoto dell’anima

Scava nel flusso, fermalo per un istante

Le scene della vita sono poche, ripetute sembrano tante

Il primo cuore, sangue rosso di dolore

Il secondo: sangue blu, nel tuo mare di pensiero

Reazione inaspettata, miscela in questo siero 

Il terzo legame incatenante tra i primi due…

Ne ha scritte tante… ma erano tutte tue?

Inchiostro nero che scorre da questi corpi: parole

Nessuno dei tre è vero, 

Fermo la pellicola, piccolo sale delle onde di questo pensiero

Gocce acide, amare di verità, in questo sciroppo

Questo mare è diventato inabitabile, il verde è troppo 

Prenditi la tua dose di verità 

Mira, rifletti, carica…

Tensione che respiri"

Una bozza, ore buco, inchiostro buttato 

17 anni, sento la sfortuna addosso da quando sono nato 

Se la consideri bella, 

Non fare rima con stella

Ti dirò che è stata fatta per riempire un niente

Spunta da lì, ma non per questo la considero decente

Più dolore, solitudine, mancanza...

Io, che di questi incubi, ne ho tratto la sostanza 

Seppellitemi lì, in quella stanza, nel mio cuore 

Voglio morire in mezzo a quei testi, sommerso da quelle parole 

Scriverò bianco, sulle pagine nere della mia storia 

Ombreggerò il grigio della sconfitta, sfumando la vittoria 

Perché anche se vinci, non sei un vincitore 

Più c'è successo, più ti realizzi, diventi un attore 

Come te, piccolo cieco...

Ora quelle lacrime possono scendere, ora sì che me le spiego 

Stanno scendendo anche a me, dentro, non te lo nego...

Non serve vedere, per sentire chi sei, anche i ciechi si piangono addosso 

Anche dai deboli puoi imparare, più che dai forti... Paradisiaco paradosso

Piedi per terra, testa in aria

Sei una cavia, pianta di questa serra

Se fossi anche tu parte di quel mondo di cui stai mangiando anche l'osso?

Che te ne frega, sei carne e qualcosa in più che indosso...

Soffriamo, ci mangiamo da soli, ci piangiamo addosso 

Si è perso il dolore come lente (e non riflettore) di quell' insetto?

Non vuoi ascoltare queste parole, le stai leggendo con sospetto 

Eppure sei qui, eccezione dell' umano, attimo sfuggito al tempo

Anche io prima non riuscivo a parlare, piangevo a stento 

Ne avevo 12, come se ne sentissi 100

Andiamo avanti, ora sei tu

Distrutto il tutto, il guscio, lo scudo non c'è più 

Siamo arrivati a un incrocio:

Sinistra, destra, dritto, indietro? Io in questo mare acido, non sfocio

Stai fermo, immobile, sguardo sincero 

Lo sento, non più lo spero

Quante volte hai fatto questa strada?

Serve che succeda purché una cosa accada?

L'hai fatta per piacere o piacerti?

Quando ti metti un profumo, lo fai per gusti semplici o olfatti esperti?

Tranquillo, puoi essere quello che vuoi basta scordarti di quello che sei

Se non ti piace quello che vivi, non lo immagini, te lo crei

E a furia di farci la guerra, assorti nei nostri mondi

Siamo diventati lo stesso soggetto i cui riflessi sono diventati i suoi sfondi

Non dipingere quei colori sgargianti

Ossigena le parole, satura la mente, abbonda i pianti 

Ti aiuta più questo che impugnare le armi

Abbassiamo quelle corazze, siamo stanchi 

Sei un rospo diventato drago, di scaglie di ossidiana, per giudizio sociale

Troppo tossico vedere il brutto oggi come speciale?

Vale la pena soffrire?

Legare?

Essere leale?

Si, con te stesso e anche per le piccole cose 

Ma distingui le amanti dalle spose

Siamo passati anche per il crocevia, ma non togliere la benda

C'è una stella più in là, fa' paura, ci sta che ti sorprenda

Ti farò vedere la differenza tra vero e autentico 

Quante volte ti hanno detto di essere vero, reale, senza filtri 

Quante maschere indossava chi te l'ha detto, quante voci ha cambiato scegliendo tra vari timbri?

La verità non è la soluzione 

Non è niente, è ciò che appare agli occhi delle persone 

Tu invece sei nel profondo, ancora a chiederti quanto è brutto questo mondo 

Stai crescendo, dai vita a te stesso, in questo ciclo spigolosamente tondo 

Il tuo modo di sentire, subire, rilasciare, parlare, ascoltare, maturare il dolore 

Ti rende autentico, più di una misera verità piena di colore

Quella stella brilla di apparenza, 

Con qualche pianeta intorno anche la apprezza

Accanto l'autenticità, dal profondo di un buco nero 

Che viene fuori dalla singolarità 

Cosa c'è di più vero?

Togliti la benda ora, guardiamo per terra

Hai annaffiato una stella 

Il tuo telescopio, l'occhio con cui guardi la terra

06/03/2026 testo di L
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