“Come le stelle noi, soli nella notte noi ci incontriamo... figli delle stelle”... così iniziava una famosissima canzone di Alan Sorrenti.
Mi ricorda i momenti passati con un ragazzo speciale (e quando noi donne diciamo speciale, intendiamo quella categoria di ragazzi a cui sbaverai dietro per una vita intera senza mai raggiungerli definitivamente, ma che il solo passarci un’ora insieme ti fa raggiungere le stelle) ehm.. Riccardo, per l’appunto.
Riprendiamo l’atmosfera...
Immersi in una coperta, vicini, sotto il cielo, coperti dal vento che mi spettinava i capelli e giocherellava con qualche mio boccolo che gli stuzzicava la barba e gli accecava un occhio; ma non diceva niente, sembrava indifferente.
E il mio cuore tremava mentre seguivo il suo profilo (non propriamente greco...) con lo sguardo, sognando di sfiorarlo con un dito. Mi ricordo tutt’ora il suo volto, alla perfezione, ed è la prima volta che mi accade... nemmeno il volto di mia madre lo conosco così minuziosamente.
Mentre lo guardavo, chiudevo gli occhi e il suo volto mi era stampato davanti, solo che si voltava verso di me e mi baciava... travolta da un brivido di fantasia ho riaperto gli occhi ed era ancora lì, solleticato dai miei capelli che non gli impedivano di intrattenere gli altri con i suoi discorsi ateisti.
La notte e il giorno: io e lui. Lui così scientifico in ogni cosa che pensa, che fa; ed io così sognatrice... credo ancora a Babbo Natale, S. Lucia, al vero amore, alla fatina dei denti, a Dio (alla Befana no), e soprattutto confido ancora nel futuro.
Non c’erano molte stelle, anzi ce n’erano a malapena tre (credo anche nella magia del cielo stellato!)... ma forse meglio così: il vento freddo avvicina più di un cielo stellato.
Il fumo della sua sigaretta mi avvolgeva e mi faceva entrare in sogno (vi assicuro che era solo una stizza): ed eccomi come in quei vecchi film anni sessanta, compressa in un vestitino viola e con il nastro ai capelli... da un lato del giardino comparve un’orchestra che intonò le prime note di uno sdolcinato lento, e lui si alzò (stava benissimo nel suo completo gessato d’epoca), mi prese la mano e mi sollevò (senza sforzo... per questo è un sogno!).
Le stelle scesero dal cielo e ci ruotarono intorno illuminandoci, lui mi strinse al suo petto cosicché potemmo sentirci il cuore a vicenda. Lui mi sussurrava nell’orecchio le classiche frasi da film sdolcinato: “Rose” (Rose??!!) “..Ehm... Alice, dove sei stata fino ad adesso?” “Oddio, scusami, sono andata un attimo alla toilette mi scapp...” “ No cara, non intendevo quello... Ti sogno ogni notte, anzi questo sembra un sogno. Non riesco più ad ingannare me stesso e a nascondere ciò che provo... ti amo!”. A quel punto lei (cioè io) gli rispose con passione “Anch’io amore...”, e un attimo prima che si baciassero a lei scese una lacrima; mi accarezzai la guancia, sollevai il volto e mi accorsi che era iniziato a piovere, non c’era più musica, mi voltai e l’orchestra si era dissolta, i miei jeans erano ricomparsi e il completino gessato svanito e le stelle si erano tutte nascoste dietro a grossi nuvoloni neri che si insinuavano nel blu del cielo.
“Entriamo!” : in me sfumarono tutte le aspettative di un possibile bacio, niente cielo, niente vento, niente coperta, nessun contatto, nessun approccio...
Mi rifugiai nel cesso pensando a quanto ero stata stupida a farmi quei “filmini” invece di farmi avanti. Mi guardai allo specchio e pensai: “Ce la puoi fare, ce la puoi fare, ce la puoi fare, ce la puoi fare! Ma che cazzo ce la puoi fare?! Ormai è tutto svanito...”, mi sistemai comunque un po’ i capelli, controllai se i denti erano puliti (ci può sempre essere il prezzemolino bastardo che si fa vivo nelle occasioni speciali e quando meno te lo aspetti anche se magari l’hai mangiato una settimana prima e quella sera non l’hai nemmeno voluto vedere nel piatto!!!)... “si sa mai!..”.
Entrata in salotto mi accolse la musica, oddio un altro viaggio mentale... no, no, era reale, e lui si coricò proprio sul divano dove mi ero stesa io.
La musica, l’alcool, il sonno e la noia mi inebriarono a tal punto che incominciai a massaggiargli i piedi, ma non svogliatamente, ma with passion, seguendo la melodia, con una voglia di lui da lussuria di primo grado... bè, almeno riuscivo a toccarlo!!!
Lui: sempre impassibile. Che palle quest’uomo!!! Possibile non si accorga? Ma in fondo nella mia mente non m’importava cosa pensasse lui, c’era una visione alquanto egoistica: io voglio te, non m’importa se tu vuoi me. Però forse un po’ importava...
“Interessante! Interessantissimi questi massaggi...” un fulmine mi svegliò dal torpore notturno, ma allora si è accorto di essere sul mio stesso divano!
“Me li faresti sulla schiena?” un secondo fulmine, ma più forte, mi destò totalmente. Si tolse la maglietta senza nemmeno aver ricevuto una mia risposta, provocando gravi danni ormonali e di autocontrollo nel mio corpo. Rossore, vista annebbiata, pelle d’oca da ola, salivazione improvvisa...
E lo massaggiai, vigorosa, sulla schiena, per molto tempo, e mi accorsi che lo volevo, ma sul serio, sognai di passargli la bocca lungo tutta la colonna vertebrale...
Mentre ero così immersa nelle mie fantasie erotiche, mi accorsi che i miei massaggi gli piacevano sul serio, era completamente immerso, non so bene in cosa, ma vedevo che stava bene e capii improvvisamente che volevo che anch’io piacessi a lui e la mia visione egoistica si dissolse dalla mia mente.
“Me li faresti davanti?” terzo fulmine, sentii il mio cuore battere all’impazzata e mi allontanai un po’ da lui per paura che esso gli andasse a bussare sulla schiena. Subito pensai con un po’ di malizia: “Oh, Signore!!! Davanti dove?!” ma autosgridandomi persino nel pensiero, riguadagnando l’autocontrollo (per così dire!) ripresi a massaggiarlo, ma sul petto. Finché stavo vicino al collo neanche male, ma quando scendevo sia lui che io trattenevamo il respiro, mi sentivo fusa a lui ( o forse ero fusa e basta?!) e nella mia mente verginella pensai che il sesso dà la stessa sensazione di unione. Ma durò ben poco, si staccò da me, mi disse che gli avevo causato uno “scombussolamento chimico” (che lui intendeva come attrazione e coinvolgimento per una persona, l’aveva spiegato qualche ora prima) e un po’ sconvolto si diresse verso il giardino, a petto nudo, e dietro un albero sboccò (forse lo scombussolamento era veramente chimico!). “Merda!!!” urlai. “No, nausea...”mi rispose lui da dietro l’albero. E iniziai a farmi delle pare mentali: “Complimenti! L’hai fatto star male, hai rovinato tutto!!!”.
Quando rientrò volle comunque continuare i massaggi, però sulla schiena! Un bacio ora tanto io non lo volevo più, vogliosa sì, ma disperata no... se si fosse lavato i denti magari...
Gli dissi che aveva bevuto troppo e lui mi ridisse che non era l’alcool, ma ero io, i miei massaggi e come per sfida volle riprovare sul davanti... perse, dopo 10 secondi stette nuovamente male ed era dietro il suo amico albero. “Eh che cazzo!!! Che sfiga!!” pensai e un po’ mi venne da ridere, non so perché, questa volta mi sentivo un po’ come in Dowson’s Creek.
Se ne andò dopo mezz’ora circa, erano le cinque, la mia lussuria era arrivata a livelli sopra la norma (tipo Floriana del G.F), istinti sessuali repressi... andai ancora al cesso (luogo nascosto al mondo), avevo voglia di una doccia fredda, ma il sonno iniziava a pesarmi sulle spalle.
Aprii la finestra, mi sentivo così immensa in quel cesso! Respirai l’aria fresca di pioggia e notai una stella che era riuscita a farsi largo fra le nuvole, forse proprio per questo mi sembrò così luminosa... sorrisi, andai a letto e lo sognai avvolto da stelle danzanti... e tutto questo solo perché mi aveva chiesto un semplice bacio sulla guancia prima di andarsene.
Figli delle stelle testo di Gaia