COME TI RISTRUTTURO L'AZIENDA (PARTE QUARTA)

scritto da Baldo32
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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Testo: COME TI RISTRUTTURO L'AZIENDA (PARTE QUARTA)
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COME TI RISTRUTTURO L’AZIENDA (PARTE QUARTA)
L’OPERAZIONE PARCHEGGIO
Al capufficio di cui abbiamo già parlato all’inizio toccò la ventura di essere dichiarato formalmente “indesiderabile”. Immediatamente sostituito da un gigantesco figuro con maglione sgargiante, venne estromesso dalla propria scrivania e confinato in un ufficio a fare compagnia all’ultima e più anziana delle impiegate, la quale gli passava, per aiutarlo a trascorrere il tempo, riviste come EVA, RAKAM, MANI DI FATA. Da voci provenienti dalla capogruppo si veniva a conoscere che almeno duecento erano le persone (in genere ex-capiufficio o ex-funzionari) in area di parcheggio, senza altro incarico, cioè, che quello di leggere riviste e giornali a piacimento dalla mattina alla sera.
Un giorno il nostro capufficio venne chiamato dal capo del personale, il quale gli fece questo discorso.
“Caro dottore, lei si sarà certamente annoiato di non far niente. In attesa che la ditta possa trovarle una sistemazione adeguata, la preghiamo di trasferirsi nel Magazzino Pacchi in Partenza, ove è pregato di coordinare tutta l’attività che vi si svolge”.
Il tapino, commosso e lusingato per l’attenzione che gli si dimostrava dopo un così lungo silenzio, si recò nel magazzino indicatogli.
Il locale era buio ed a malapena si intravedevano gli occhi delle persone che vi risiedevano: un operaio che imballava i pacchi, un caporeparto che guardava l’operaio, ed un impiegato con le mansioni di capufficio, che guardava operaio e caporeparto. Osservato il fatto con sbigottimento e capito che sarebbe diventato non il coordinatore di un’attività inesistente, ma un terzo incomodo, ritenendo non consona con le mansioni precedentemente svolte la funzione di “mummia”, prese l’eroica decisione di trasferire la scrivania in cortile, anche allo scopo di non indisporre maggiormente l’unico e vero lavoratore.
E poi in cortile, essendoci più luce, poteva più agevolmente leggere giornali e settimanali. Il capo del personale, chiamato immediatamente il riottoso, lo ammonì severamente ed alle sue rimostranze non rispose, limitandosi a guardare lungamente il soffitto.
Poi lo pregò “di non fare tante storie” e di ritornare immediatamente dove era stato destinato, in attesa di eventi più favorevoli.
Siamo venuti a sapere che, essendosi reso disponibile in seguito il posto di coordinatore presso l’impresa di pulizia, il nostro trovò adeguata sistemazione.
UNA COLLEGA CHE SE NE VA
Venne il giorno in cui una gentile e paffuta signora di 94 anni fu invitata a dimettersi con un anno di anticipo rispetto alla data del pensionamento.
Lusingata con alcuni milioni di buonuscita la signora in argomento accettò di alleggerire l’organico della ditta di una unità, per dedicarsi da quel momento alle attività casalinghe.
Come d’uso, venne offerto un rinfresco al quale parteciparono colleghi e superiori.
Il dottor Alterego, intervenuto alla manifestazione, fece un breve discorso di commiato, compiacendosi per la decisione dell’ormai ex-impiegata ed invidiandola per la serenità che andava a conquistare fra le mura domestiche. Concluse il suo dire con un “buon riposo!” che fece impallidire la festeggiata e che suonò in modo molto lugubre alle orecchie dei colleghi superstiti.
Nel bel mezzo della festa qualcuno avanzò il sospetto che i pasticcini fossero stati manipolati dai chimici dell’azienda ed in essi fosse stato iniettato del cianuro, allo scopo di sfoltire più rapidamente il personale superfluo e di abbreviare così il processo di ristrutturazione. Il terrore pervase tutti, ma nessuno ebbe il coraggio di rifiutare salatini e dolci. Qualcuno fece sottoporre il proprio stomaco a lavanda gastrica presso il più vicino ospedale.
CARTA DA LETTERA E SPESE POSTALI
Intanto veniva cambiata la carta da lettera, sia ad uso esterno che interno. Non più fogli di cartavelina ingialliti dalla lunga permanenza nei depositi, ma consistenti e bianchissimi papiri sormontati dalla stella della capogruppo stampata a due colori.
L’unico inconveniente era lo scarso numero di fogli e di buste distribuiti ad ogni singolo ufficio, cosicché gli impiegati più furbi aspettavano l’ora dell’intervallo o la fine del turno di lavoro per frugare nei cassetti altrui alla ricerca di una così pregiata merce. La vecchia carta da lettera (e relative buste) venne ritirata per essere utilizzata come imbottitura delle poltrone presidenziali, previa masticatura da parte dei dipendenti di terza categoria, onde ottenere la separazione delle fibre di cellulosa dalla colla che andava recuperata a parte.
Scoppiò poi la grana delle spese postali. Ad ogni ufficio venivano addebitate tante affrancature quante erano le lettere in partenza dallo stesso. Nacquero così dei conflitti di competenza poiché il contenuto di certe lettere riguardava non il reparto mittente ma qualche ufficio collaterale.
Furono indette laboriose riunioni per dirimere la “velata quesito”, ma trattandosi di soldi non si giunse ad alcuna conclusione.
Fu così che molte missive furono fatte uscire di nascosto dalla ditta ed imbucate nelle cassette postali senza francobollo, in modo che al settore A o B non venisse elevato alcun addebito.
Il fatto che i terzi (fornitori e clienti) dovessero pagarsi la soprattassa per omessa affrancatura non turbava minimamente la coscienza ed i sonni del personale della nostra azienda.











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