Silenzio,
ottundimento mentale
me ne sto,
arenata all’arsenale
in attesa d’un poveraccio,
dal cuore sgualcito,
che mi venga a salvare;
Il rosso del tramonto mi accarezza il viso,
la malinconia se ne sta zitta,
mentre soffoca
ammazzata da un docile sorriso,
mentre immagino,
stentando a crederci
scorci di paradiso
e la paura m’assale,
il lasciarmi andare,
mollare la presa, il sapore in bocca della resa
amaro, acido
e mentre bramo l’ultimo respiro di un Dio attento,
premuroso
m’ accingo nel guardare l’occhi del mio sposo,
O Padre, mio grande dolore
compagine d’emozioni, sento l’vuoto negli scomparti dei miei tanti cuori
si fa strada la gioia, e l’silenzio dell’amara angoscia,
duro a morire, prende a calci l’unico stupido cuore,
che resta ancora lì ad aspettare,
un emozione
che però sia forte,
tanto da sopir la morte sfidare la sorte rubare un respiro,
l’ultimo
mentre miro l’orizzonte,
non sarà forse il paradiso,
ma la salvezza dall’onde,
ch’alte e prepotenti s’avviano indecenti a cancellare
un orma,
dal suolo
la mia;
e non m’arrendo mentre stendo
lungo il braccio dritto al suolo
chiedo aiuto, non son solo
l’sorriso d’un uomo disposto a gettare benzina sul suo fuoco
fatto di cattiveria e indifferenza,
mischia l’esistenza sua,
alla mia:
son salvo, ricomincio a scrivere una storia pia,
reinventando l’inferno che alla resa non lasciò morsa
pur di lacerarmi l’animo in eterno.
Le onde testo di Ludovicagabbiani23