Libero arbitrio e libertà 3

scritto da Ottobre
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Testo: Libero arbitrio e libertà 3
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Il libero arbitrio, per poter essere esercitato, dovrebbe avere a disposizione più opzioni altrettanto valide, l’uomo dovrebbe avere tutte le conoscenze circa ciascuna di esse, inoltre dovrebbe credere in un riferimento assoluto tale da poterle confrontare con esso e quindi operare la scelta giusta, nel senso di coerente al suo credo.

Non avrebbe senso avere due opzioni di cui una evidentemente sbagliata, ovvero dalle conseguenze chiaramente dannose nell’immediato o in futuro, in questo senso non valida, basandosi sulla conoscenza completa riguardo ad essa, cioè che nessun uomo sceglierebbe rispetto a qualsiasi riferimento valoriale.

Penso sia a tutti chiaro lo stato passato e presente in cui versa l’umanità, come sia pouto essere questo  frutto di una scelta da parte di alcuni esseri viventi creati o evolutisi da altre specie, come loro esercizio del libero arbitrio, essendo essa condizione non valida o non conosciuta, ma sicuramente non volute, supponendo o meno già un riferimento assoluto su cui basarsi.

Ma procediamo supponendo la disponibilità di principi e più possibilità totalmente conosciute e valide, quindi un individuo, che esercita il suo libero arbitrio, opera una selezione di una di queste in base ai suoi principi saldamente maturati.

Possiamo fare molti esempi di vita: la scelta di un corso di studi, di un lavoro, di un o una convivente, di un luogo, eccetera; ammettendo le condizioni indicate prima: principio, conoscenza, validità; nessuno sceglierebbe una casa senza un insieme di criteri, senza prima averla analizzata bene in tutti i suoi aspetti, senza averla ritenuta valida e così per le altre cose o persone; vorrei precisare che il termine valido va inteso come possibilmente scelto da almeno un inviduo in base ad almeno un insieme di valori.

Ho già sottolineato nei precedent interventi come queste ipotesi di partenza sono difficili, per non dire impossibili, da sostenere, ma mi interessa stabilirle come vere per andare avanti, una sorta di dimostrazione per assurdo, anche se non completamente.

Questa scelta così maturata sarebbe solo il punto di partenza su cui impostare il proprio comportamento o stile di vita, che prevederebbe tutta una serie di scelte conseguenti e coerenti, una rotta, che se tenuta salda garantirebbe il benessere preventivato.

Ma anche questo vediamo che è di ardua se non impossibile realizzazione, pur ammettendo la convinzione, la conoscenza e la validità di una strada abbiamo difficoltà nel seguirla:  “Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.” (Dalla lettera di Paolo ai Romani 7, 18-19)

Allora come possiamo avere una facoltà nel pensiero, il libero arbitrio, ma poi dopo non la capacità di renderlo e mantenerlo come azione; una verità teorica che non ha un riscontro pratico, un’idea senza realtà.

Allora ritorniamo indietro mettiamo in discussione il principio, non è più un dogma, ma dipende dal suo compimento, non è più assoluto, ma relativo, agli individui, al contesto, al tempo; oppure è la conoscenza a non essere completa, una rivelazione ancora misteriosa.

Il libero arbitrio: un compito affidatoci senza fornirci dei necessari strumenti, solo per darci la responsabilità della propria sorte.

 Continua e cambia …

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