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Nello studio calato nella penombra,
adattato ad arte per i miei pazienti,
sorrisi in modo rassicurante e opportuno:
non troppo a mezzaluna, ma con un rapido tic all’insù di benvenuto.
<Oggi come si sente?>
Domandai osservando dell’uomo la posa da penitente,
mentre nella scrivania di legno lucidato
Il mio e il suo volto si riflettevano assieme sbiaditi,
come in una vecchia foto di due gemelli dal tempo ingialliti.
<Dottore, mi sento sempre un poco assente, come se spiassi il mondo da un ripiano ivi emergente>
Presi appunti con diligenza, nemmeno mi scappò il movimento nervoso delle sue dita.
<Si spieghi meglio, per favore>
Le dita arricciò sui pantaloni del completo blu, vi lasciò una scia infeltrita.
<Lei non può immaginare l’orrore
di vivere con il corpo immerso in una gigantesca vasca, ma con la testa fuori in un oblio indefinito.
Non mi resta che abbassare lo sguardo verso la superficie in burrasca,
ma allo stesso mio corpo mi pare di essere vagamente inviso>
Gli occhiali mi sistemai sul naso, neanche col loro aiuto riuscivo a distinguere bene il volto di quello strano individuo;
avvolto nella riservata penombra, il suo volto mi appariva disunivoco.
La stilo premevo sul foglio,
l'inchiostro schizzava fuori in tondo,
le onde vergate dalla mia mano,
le linee di un cuore instabile raccontavano.
Intanto esortavo lo strano individuo ad andare avanti,
le pellicine insanguinate delle sue dita rivelanti altri oscuri segreti sottesi.
<È come se mi mancasse il pezzo iniziale,
quello più fondamentale per darmi un senso compiuto:
quasi fossi una gigantesca aferesi.
Senza quel pezzo, vivo le mie giornate con la stessa saldezza di un bambolotto sconcluso,
con la testa chiusa in un cassetto mentre il corpo se ne va a spasso,
autonomo come quello di un decapitato insetto.
La mia vita è un’astrusa illusione,
delle parti di me non riesco a venire a capo>
Tolsi gli occhiali e mi stropicciai gli occhi,
sulle gambe posai i miei appunti arricciati come filo spinato.
Rimisi gli occhiali e mi paralizzai vedendo il sorriso appena ai contorni:
come un tic all’insù di benvenuto.
Mi artigliai i pantaloni blu del completo, sentendo nelle orecchie il mio battito ingente.
Il dottore mi guardò e chiese:
<Oggi come si sente?>