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Lento, il silenzio - a tratti disorientato -
nell’ombra di questo crepuscolare,
su quel corpo che agli anni si piega,
crudo e spaventato negli sguardi.
Non cercherò mai ricordi tra le ferite,
per non riaprirle con parole stanche.
Esse rimarranno sepolte nel profondo,
perché - orfano - hai indossato gli abiti di padre.
Ora, in questo labirinto di nebbia,
la nostra essenza vaga, smarrita.
Sono figlio sospeso tra il dolore e il dovere,
ascolto l’eco delle paure che mi sovrastano.
Ogni tuo, seppur lontano, sorriso svanito
è un grido silente contro l’oblio.
E se la tua mente si perde
in un mare d’erranti istanti,
io rimango qui, a tracciare sentieri
per un amore ancora da vivere.
Anche quando il vento porta via le parole,
in questo dialogo muto tra il passato e l’adesso,
cerco la forza e la conoscenza per porgerti la mano,
nel vano tentativo di usarmi come lanterna
per un amore che
malgrado le incomprensioni,
si fa ponte tra il dolore
e l’essenza di ciò che fu.
Leonardo Ancona