La paura del Ritaglio

scritto da Strabik92
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Testo: La paura del Ritaglio
di Strabik92

C’è una paura silenziosa, di quelle che non chiedono il permesso per entrare. Si insinua tra un invito che non arriva e una conversazione che prosegue senza di noi. La chiameremo, per comodità, la paura del ritaglio. Perché è esattamente questo che temiamo, di diventare lo scarto, ciò che resta dopo che tutti i posti a tavola sono stati assegnati, e il nostro nome non è stato pronunciato.

Il paradosso, naturalmente, è che questa paura vive solo nello sguardo dell’altro. Nessuno si sente messo da parte in una stanza vuota. Ci vuole una stanza piena, e qualcuno che ride senza di noi, e un gruppo che si stringe intorno a un centro dal quale siamo esclusi. Ed è qui che la trappola si chiude, più guardiamo quella scena, più il nostro corpo si fa piccolo, più gli altri (senza saperlo, senza volerlo) ci confermano che quel posto non era mai stato nostro.

Ma la vera crudeltà della faccenda è un’altra. Perché mentre noi consumiamo energie a temere di essere dimenticati, nella testa degli altri probabilmente non c’è alcun dimenticare. Semplicemente, non c’è un pensiero. Non siamo stati esclusi con un atto deliberato. Siamo finiti, per puro caso, nella zona d’ombra dell’attenzione altrui. E questo, se ci pensiamo, è ancora peggio: essere esclusi per eccesso di distrazione, non per malvagità.
Perché contro la malvagità si può lottare. Contro il "non-essere-stati-notati" no.

Ecco allora la commedia umana. Passiamo metà della vita a chiederci “ci sono? mi vedi?” e l’altra metà a rispondere “sì, certo” senza davvero guardare. Ciascuno teme di essere il fantasma della festa, mentre contemporaneamente senza saperlo rende fantasma qualcun altro. Come in quella stanza affollata dove tutti cercano un contatto, ma ognuno è così preso dal timore di non venire scelto che dimentica di scegliere, un po quando facevi le squadre di uno sport e venivi scelto tra gli ultimi, qualcuno intelligentemente per uscire da questa storia ha inventanto la conta.

Forse la verità, quella scomoda, è questa: essere messi da parte non è mai un evento. È un’inerzia collettiva. Nessuno alza la mano dicendo “tu non conti”. Si limitano a non alzarla per dire “tu conti”. E la differenza, in apparenza sottile, fa tutto il suo dolore.

Ma c’è una consolazione amara?!
Dal momento che nessuno viene escluso per decreto, allora nessuno è veramente escluso per sempre. Basta un gesto, una parola, una domanda posta al momento giusto per rientrare nel campo visivo di chi non ci aveva mai cancellato, solo dimenticato, che è molto diverso. Il problema è trovare il coraggio di fare quel gesto, quando la paura ci sussurra che tanto non servirà.

E allora, forse, la vera sfida non è smettere di temere di essere messi da parte. È agire come se quel posto a tavola fosse ancora libero, anche quando nessuno ce lo indica. Perché la paura, si sa, è un pessimo consigliere. Ma anche (e questo lo dico con tutto l’affetto) è l’unica prova che ci interessa ancora far parte del gioco.
Chi è veramente fuori, purtroppo non ha nemmeno quella.


La paura del Ritaglio testo di Strabik92
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