Confessioni di un manichino

scritto da Narciso81
Scritto 23 anni fa • Pubblicato 20 anni fa • Revisionato 20 anni fa
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Pensieri distratti di un manichino maltrattato
- Nota dell'autore Narciso81

Testo: Confessioni di un manichino
di Narciso81


Ho voglia di urlare, perché fin’ora ho dovuto parlare sempre sottovoce.

Zitto, per far si che non mi sentisse nessuna delle persone che si fermavano per un attimo nei miei paraggi. Bisbigliare qualcosa alle loro orecchie per poi tacere, quando ogni tanto una di esse, più sensibile, s’accorgeva di aver sentito qualcosa.
Mi hanno sfiorato con le loro mani, mi hanno spostato perché non stavo bene dove ero collocato, mi hanno guardato per tanto tempo per trovarmi una posizione gradevole ai loro occhi, e poi, soddisfatte, con un sorriso compiaciuto mi hanno lasciato lì.

Non esistono parole che possano descrivere appieno il freddo del loro toccarmi: la totale mancanza di sentimento nel prendere le mie mani di plastica, nell’accarezzare il mio collo snodato, per chinarmi leggermente il capo verso il vuoto, verso un vetro.

Come un burattino mi sono lasciato muovere e sistemare, ogni volta preso dalla passione per quel ruolo, dall’amore che nutro per la mia natura.
A volte bambini si sono fermati a darmi la mano, e mentre incuriositi guardavano i miei occhi di vetro osservarli, io avrei voluto avere la possibilità di accarezzarli a mia volta.

Tante volte ho desiderato il movimento autonomo…tante volte avrei voluto smuovere queste mie gambe arcuate, e scappare, correre. Avere la forza di respingere le mani altrui che mi torturavano…che mi toccavano senza che a me facesse piacere…gli stupratori della mia intimità, cafoni cresciuti in mezzo ad un branco di ignoranti, sopravvissuti a tutto tranne che alla loro ignoranza.
E la rabbia che mi suscitavano, non potevo sfogarla se non irrigidendomi più del solito, tanto che il commesso con il compito di spostarmi, notava la cosa.

Giorni interi passati ad osservare la gente girarmi intorno…negli anni il miei piccoli salti di qualità. Vestivo spilli quando amavo un sarto…vestivo straccetti quando amavo una bambina…vestivo di classe quando mi assunsero in quel famoso negozio di moda…e non vestivo nulla quando mi accatastarono tra i bidoni a pezzi, il giorno della mia morte.
Ed ora mi chiedo a cosa mi è servito vivere quelle situazioni, a cosa mi è servita la bellezza del mio capo, la mia postura seria…se tutti sono pronti ad abbandonarti quando la “moda” di te, passa.

Quando subentra la “monotonia” di sapere che ci sei…che sei sempre lì dove ti hanno lasciato, la beffarda sicurezza di aver avuto fiducia in te, perché non sei scappato mai.
A cosa serve aver lavorato per persone che hanno goduto nell’espormi per giorni nelle proprie vetrine, vantandosi di possedermi con parenti ed amici, sotto le approvazioni degli stessi…dopo che ho ascoltato tante loro confessioni in silenzio…quando essi stessi credevano di essere soli, tanta la poca considerazione di me. Un uomo o un’ombra…un manichino. Abiti diversi…colori e facce diverse…luoghi diversi…voci diverse…luci diverse…ogni volta la consapevolezza che prima o poi non sarei più andato bene per motivi che non sarebbero mai dipesi da me.

Sono state tante le mie illusioni…i tempi di permanenza si allungavano sempre più col passare degli anni…ho visto diversi negozi, ogni volta forse illudendomi che magari in quel negozio potevo rimanerci fino alla fine di quell’attività. Tutto sembrava sempre darmi ragione…gli occhi, gli sguardi, le frasi…il posto che ti promettevano…ed invece…mi è capitato di cambiare negozio per trovarmi di fronte al precedente…e che spettacolo vedere le vetrine in allestimento per qualche giorno, e poi, nel giro solo di poche settimane, vederle ripopolarsi subito di altri…di un altro.

Sempre troppo facile sostituirmi in quel posto, che invece doveva avere (per ciò che mi dicevano) una certa importanza.
Non è così. La vita è molto spesso un’azienda che cerca di tenerti come dipendente quanto più possibile dappertutto, ed ogni volta prova sempre ad abbassarti lo stipendio, ma solo dopo averti assunto. Dopo essersi accertata che hai firmato.

Io di firme ne ho messe tante. Io ho sempre accettato i termini del contratto.
Il problema sta nel fatto che il contratto si è sempre rivelato fasullo, e tutto ciò che ne ho guadagnato e stato essere ammirato e deriso per le mille posizioni che mi hanno fatto prendere.

Quando un uomo urla e nessuno lo sente, quando viene messo a tacere per svariati motivi, quando viene legato a se stesso con la scusa di farlo riflettere, abbandonato, beh...non si differenzierà poi molto, da questo manichino.




Confessioni di un manichino testo di Narciso81
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