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Viuzza su, viuzza giù,
di nuovo i cipressi s’accorano.
Tra granito e sete di marmo
si perderà il tuo cuore.
Ti ascolto nel mio dittafono,
la voce culla la memoria.
Il volto di pietra di due città
ci chiama, senza ferire.
Piangono i cornicioni,
rose nella bufera,
i tetti curvano le schiene,
cielo grigio, palme sotto la neve,
le notti sono calme e incolpevoli.