L’ ‘Amuleto’ di Scecspiir

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Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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L’ ‘Amuleto’ di Scecspiir
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Testo: L’ ‘Amuleto’ di Scecspiir
di trap

Pensare che il gatto nero non ti stava nemmeno attraversando la strada. Non che tu creda a ‘ste superstizioni, eh.
Eri appena partito per le ferie, uno splendido mercoledì 14 luglio. Tua moglie si era lamentata perché non eri voluto partire il giorno prima: e che sarà mai… giorno più, giorno meno…. Ma quale superstizione! Tua nonna, con la sua saggezza popolare, era morta a 94 anni: lei, fin da piccolo, ti aveva ripetuto: “Nè di Venere né di Marte / non si sposa e non si parte / né si dà principio all’arte”. Cosa c’entra che loro non partivano mai nemmeno negli altri giorni. Che poi il giorno prima fosse anche il 13, era una pura coincidenza, non è il caso di fare dell’ironia gratuita.
Insomma, eri appena partito – e l’hai visto: un gatto nero, sul marciapiede, stava per passare sotto una scala appoggiata alla parete di un edificio. Certo che sono pregiudizi, cosa vuoi che succeda, se passi sotto una scala (però, nel dubbio, non è che DEVI proprio passarci sotto): è che ti incuriosiva che a passare sotto la scala fosse un gatto nero. Un portasfiga è soggetto a sfiga? Si fa per dire, dai!
Tu ti fermi a guardare, il tempo che quel maledetto gattaccio si decida a infilarsi sotto la scala e… e quel cretino ti arriva addosso senza neanche frenare! Che botta! è entrato in funzione anche l’air-bag, ma si è sgonfiato per via di quel cornetto in argento che porti al collo. Nooo, che c’entra la superstizione?! È solo un gingillo che hai comperato perché ti piaceva sul piano estetico.
Ti sei preso una clavata sullo sterno e sei finito all’ospedale … nella stesa stanza dello stronzo che ti ha tamponato. E che ti ha pure investito a male parole, perché eri lì piantato in mezzo alla strada. Lui, invece, dov’era con la testa mentre guidava!? C’avesse provato, a frenare.
Bè, s’era distratto per via di un gatto nero che stava per passare sotto una scala…
Era forse superstizioso!?
No, che c’entra… curiosità, ecco, solo curiosità.
Almeno lui era riuscito a vedere se era successo qualcosa, a quel dannato felino?
Lui no, ma la moglie aveva raccontato che la bestiaccia, spaventata dal botto, anziché passare sotto la scala era schizzata di lato, infilandosi di corsa in un portone proprio mentre ne usciva un SUV, che l’aveva ridotta in poltiglia. Pensare che al collo aveva un grazioso cornetto rosso in plastica. Non porteranno sfiga, ‘sti gatti neri, ma guarda che casino è successo per colpa di quello. Colpa… si fa per dire, via.
Già che eravate sull’argomento, gli hai chiesto, al tuo vicino di letto (commercialista), se lui ci credeva alla jettatura, agli amuleti – a quelle cose lì… ci siamo capiti, no?
Lui era uno scettico; però, nel dubbio…. Ti ha fatto delle riflessioni che non ci avevi mai pensato: “Prenda Gesù Cristo, per esempio. Faceva tanto il figo perché la religione è superiore alla superstizione, roba da ignoranti. Cosa ti fa? Quella sera, s’è messo a tavola in tredici, lui e i dodici apostoli. Poi, quando hanno fatto il brindisi, Giuda gli diceva “Non incrociare, non incrociare che porta male!”. E lui a ridere e a dirgli che erano i romani che credevano a ‘ste fregnacce e che comunque lui era baciato dalla fortuna, perché aveva un culo della madonna. Era proprio una testa di legno, come diceva sempre suo papà. E sì che quella sera in trattoria c’era uno strano pittore, un certo Leonardo, che gli aveva confessato di essere stato mandato lì dal Sinedrio per dipingere l’Ultima Cena. Ma lui niente, non gli era neanche venuto in mente di farlo sedere a tavola con loro, tanto per essere in 14. Poi di’ che non se l’era cercata”.
Il commercialista (uno istruito, eh) ti aveva ricordato anche una parabola del Vangelo, di quel tizio che ammazza il vitello grasso perché gli era arrivato un figlio con un prodigio, che non ci sperava più. Non si era accorto che la moglie gli aveva messo le corna per scaramanzia, perché pensava che il marito aveva il malocchio. Cioè, lei non è che ci credesse, però, nel dubbio…
Ti ha chiesto se lo conoscevi quel regista inglese, Scecspiir: quello era un genio, eppure aveva scritto e diretto un film intitolato ‘Amuleto’.
E’ stato in quel momento che sono entrate nella vostra stanza una … due … tre … quattro suore, con la loro bella divisa nera. Laurea o non laurea, quattro sono troppe, c’è un limite a tutto: senza nemmeno guardarvi, le vostre mani destre sono finite di scatto sotto le lenzuola. Tu hai indugiato un attimo di troppo, perché ultimamente con tua moglie …. Però lo sanno tutti che vedere troppe suore vestite di nero porta sfiga e che una sana grattata di marroni, per non saper né leggere né scrivere, val sempre la pena. Poi fioriscono le leggende, tipo quel quartiere di Napoli, vicino a un grosso convento di suore: si dice che ci abitasse un altissimo numero di ciechi, tanto che han dovuto metterci le suore di clausura. In quel quartiere, invece, non gliene fregava niente se incontravano carri funebri per strada: la camorra, per combattere la superstizione del popolo, provvedeva a non far mai mancare il passeggero a bordo. Purtroppo, era scientificamente dimostrato che contro la camorra e la monnezza non serviva a niente toccarsi.
Poi le suore sono uscite e voi, per alleviare la tensione, avete cominciato a cazzeggiare. Tu gli hai detto che il suo era un mestiere destinato a scomparire (lui, sotto le lenzuola, con discrezione, ha rizzato le doppie corna): ormai non trovi più nessuno che ti faccia la fattura. Ha ghignato; poi ti ha spiegato che un tempo portava sfiga versare olio e sale; oggi si scongiura il commercialista perché non ti faccia versare l’IVA.
Stavate ridendo come matti, quando è arrivata sua moglie, pallida come una svedese candeggiata. Dopo le presentazioni, lei ti ha spiegato che è anemica e deve mangiare molta carne di cavallo, per via del ferro. Tu hai aperto il tuo comodino e da una borsa hai tolto un oggetto che le hai porto: un piccolo ferro di cavallo da girocollo. “Provi con questo, vedrà che è una meraviglia!”. Lei ti ha risposto che non ci crede, a queste superstizioni, perché è laureata in lettere moderne. Sééé, le ha detto il marito, come quella volta che ti è caduto lo specchio per il trucco, è andato in pezzi e tu quasi avevi una crisi isterica. ”Che c’entra? - ha risposto lei alterata - lo sanno tutti, è scientificamente dimostrato che rompere uno specchio procura sette anni di disgrazie - non uno di più, non uno di meno. Io sono scettica, ma nel dubbio, cosa ti costa portare al collo per sette anni un cornetto d’argento?!”
Siccome tutti eravate scettici o dubbiosi o intellettualmente superiori, era pure difficile controbattere a una simile argomentazione. Infatti, nella stanza aleggiava un silenzio carico di proposizioni inespresse ma di sicuro spessore.
Quasi risucchiato da questa atmosfera da cenacolo intellettuale, è piombato in stanza il medico di turno - al collo una catena d’oro con un vistoso amuleto a forma di corna. Ti è venuto spontaneo chiedergli, con studiato stupore, se non fosse per caso superstizioso. Ovvio che no: sia pure campano, però era laureato in medicina, una scienza esatta, almeno nel calcolo delle parcelle. Però in questo reparto negli ultimi quindici giorni erano morti quattro pazienti non terminali (vigorosa sgrillettata ai gioielli di famiglia da parte tua e del tuo investitore: la prevenzione è tutto, nella vita): qualcuno doveva averci gettato il malocchio.
“Ma via, dottore – lo ha rimbrottato la donna - non crederà a queste cose nel Terzo Millennio?!” Lui, quasi offeso, le ha chiesto se lei, per caso, credeva mica a Giove Pluvio. “Ovvio che no!” è stata la risposta con risolino di scherno. “Però, l’ha fulminata il dottore - quando sta per piovere lei esce con l’ombrello anche se non crede a Giove Pluvio, perché spera di ripararsi dalla pioggia!”
Eh già, vedi la mente dell’uomo di scienza? Voi tre, mai avreste potuto giungere a considerazioni così sottili.
Manco a farlo apposta, proprio in quel momento è arrivato in stanza quell’ignorante di tuo fratello, bagnato come un pulcino per via del temporale che stava infuriando. Il suo ombrello tascabile era più fradicio di lui - e lui che fa? l’ha aperto lì! nella stanza! per farlo sgocciolare!
“Ma chiuda quell’ombrello, depravato che non è altro!” gli ha urlato il dottore. “Non sa che porta male?!”. Tuo fratello – un perito agrario! – gli ha risposto beffardo che non poteva credere davvero a quelle scemenze da contadini del medioevo. Il dottore! si è alterato, è diventato paonazzo: perdeva bava, alzava le braccia contro tuo fratello – e stramazzava al suolo. Infarto fulminante.
Poi dicono che non è vero, degli ombrelli aperti.
Fortuna domani uscirai e potrai tornare alla tua casa, al tuo lavoro: grossista di amuleti e rimedi vari contro malocchio, jettattura e fatture.
Tutto rigorosamente Made in China.
L’ ‘Amuleto’ di Scecspiir testo di trap
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