Da basso si leva la voce cara. Tralascia per un attimo le proprie faccende e sale verso l'alto, insieme al tepore del vicolo. S'unisce al brusio di occasionali passanti e sussurra: "Alzati. Su! che è tardi". Non giunge sola, ma s'accompagna miscelata all'aromatico profumo del dolce in cottura. Aroma che resterà per sempre indelebilmente intatto nel ricordo. Ogni volta riporterà, così, a quell'attimo, a quel mattino. E nel poltrire, del dormiveglia, potrei risentirlo uguale, vivo. Potrei tornare a quell'ozio come fosse ora. E sapere, ad occhi chiusi, che non v'è ombra nel pietroso vicolo che Giugno non raggiunga coi propri raggi luminosi. E udire ancora la cara voce che, di giù, lontana, segue timidamente, senza pretesa alcuna, una canzone alla radio. Allora resto ancora un po' qui ad oziare. Ancora un po' e m'alzo. Che si fa tardi.
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