Quando che scenno giù a Santa Lucia sarà fatale,…me se ‘llarga il cuore sarà che tocco un ramo, sfioro ‘n fiore, sarà che so’ stregato da la via. Guardo la “Scala der Diavolo” da sotto e penso a quando che da ragazzini ce scennevamo in silenzio, chini, chini trattenenno il fiato dentro ar petto. Guardo le canne e l’orti su le ripe che una volta curavano li vecchi belli, puliti, ordinati, specchi, gonfi de zucche, pomodori e rape. Ripenso a Giulio Bonimelli che la sera sopra lo somaro co’ li bigonzi zeppi come ‘n coro saliva e, su la strada e li munelli! Ripenso a Luigi Piersanti che l’orto celleva ‘n po’ più ‘n basso: cantava Giggi, c’eva er core rosso, sputava sangue e componeva canti. Guardo le rovine de la Cchiesa la pena che me fanno quelli resti, consunti, rattristati, mesti, mesti, pe’ la Santa spersa e senza casa. Uomini e donne co’ li loro affanni si sono inginocchiati a quell’altare mattino e sera, tutti per pregare Santa Lucia per mille e mille anni. Guardo Monte Jemmere, sul colle, Le Castagneta, Le Fughe, I Cappuccini e sento mille spiriti vicini che me sorridono da dietro le spalle.
Se ti sei accorto di un errore o vuoi cambiare il tuo commento, puoi cancellarlo nei 5 minuti succesivi alla pubblicazione.
In seguito non potrai più cancellarlo.
Vuoi cancellare il tuo commento?
Caricamento dei commenti...
Questo testo è troppo datato per accettare nuovi commenti.