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Ad un certo punto Stefania non sapeva come incanalare quel senso di adrenalina, oramai a lei noto; chiese ad Alex se poteva portargli un caffé, mentre aspettavano di salpare dal porto, le disse che sì, un caffé andava bene. Stefania, poi, per diversi istanti scrutò l'istruttore seduto accanto ad Alex in stiva. Lo guardò piuttosto a lungo, prima di decidersi. La donna sentiva che Alex la stava guardando a sua volta, ma lo sguardo di lei era posato sul misterioso uomo seduto accanto ad Alex, sulle braccia che sembravano disegnare nell'aria forme perfette ed eleganti, ad ogni movimento: "Would you like something to drink?" Chiese Stefania all'istruttore. Ma l'istruttore, intento a configurare l'attrezzatura tecnica posata sul tavolino davanti a lui, continuava a maneggiare con lo sguardo fisso sulla bombola d'ossigeno che sapientemente stava fissando sopra il sacco polmone. Dopo una pausa, Stefania lo richiamò:
"Taher?" Sorpreso, l'istruttore alzò lo sguardo interrogativo verso di lei, che gli ripetè la domanda. Le rispose con un lungo discorso dicendole sostanzialmente che sì, un caffé andava bene, purché senza zucchero.
La donna si diresse allora verso il termos con l'acqua calda, versò la busta del caffé solubile direttamente in due bicchieri di carta vuoti, provando imbarazzo patriottico misto ad incredulità con una punta di disgusto, da italiana consapevole di una tradizione secolare di caffé napoletani.
Non era napoletana, ma italiana sì. E il senso di patriottismo correlato al caffè era la fonte dei suoi dubbi e del suo scetticismo sui metodi di preparazione di quel caffé su quella barca. Chiese ad uno skipper di passaggio come funzionava il bollitore, se avesse fatto tutto giusto, perché ancora non credeva di dover sciogliere una bustina d'aromi marrone in un bicchiere d'acqua calda. Si rifiutava di crederci. Nemmeno il caffè americano era così lontano dall'idea di caffè come lo era quella poltiglia disciolta nell'acqua calda che Stefania aveva appena erogato in due bicchieri. Lo skipper della barca le spiegò ciò che aveva già fatto; la incalzò chiedendole, in un inglese non perfetto ma comprensibile, se avesse intenzione di preparare il caffé per tutti i presenti. Lei rispose che no, lo stava preparando soltanto per sé stessa, per Alex e per il suo istruttore.
Mise dello zucchero nei bicchieri destinati ad Alex ed a Taher.
Non aveva colto nel lungo discorso di Taher la richiesta di avere un caffè amaro. La voce di quell'uomo le faceva uno strano effetto. Ipnotico.