Aveva passato la notte sveglia, il viso quasi soffocato nel cuscino, cercando di non far rumore per non svegliare Marco con il suo pianto.
Era bastata una frase e tutti i suoi ricordi l’avevano assalita, ritornando da un passato che, se non dimenticato, aveva accantonato per trovare la forza di tornare a vivere.
Non aveva più quelle scarpe da ginnastica e non metteva più i calzettoni bianchi anche se le piacevano da matti… li aveva riposti come il suo cuore, la sua passione.
Eppure un tempo, solo pochi anni prima, era stata giovane, innamorata, .desiderata. Ma mai amata. E si che ci aveva creduto…aveva creduto che quelle braccia intorno al suo corpo, quella bocca sulla sua pelle, quel mischiarsi di saliva ed umori fosse amore.
-… Vieni con me, non faremo tardi… mangiamo qualcosa poi si torna a casa…è una così bella giornata..
Come dirgli di no…
Aveva messo quelle scarpe da ginnastica che lui adorava, tutte bianche, di pelle morbida, e i calzettoni che lui le aveva regalato per il compleanno.
Una corsa fino al lago, una passeggiata nel boschetto parlando del più e del meno come due vecchi amici quali erano, scambiarsi opinioni sui figli, sul lavoro come ormai facevano da anni,… tanti anni…
Mangiare cose strane, cucinate in modo divino, ridere, ridere e ridere felici di stare insieme.
- Non ho voglia di tornare a casa, restiamo ancora un po’…
E improvvisamente accorgersi dell'altro per la prima volta, perdersi nei suoi occhi azzurri più profondi del mare, osare passare le dita tra i suoi capelli e sentire la passione fremere, desiderare le sue mani su ogni centimetro della pelle, le sue labbra sulle proprie…
Camilla sapeva che il baratro si sarebbe aperto, che nulla sarebbe rimasto come prima, ma non aveva saputo dire di no…aveva diritto alla sua felicità, e la voleva.
In quella stanza ad ore, davanti alla finestra socchiusa sul rosso tramonto, sentiva il corpo ancora sconosciuto appoggiato al suo, le mani ancora incerte toccare i suoi vestiti per toglierli… aveva tremato, ma non di freddo… era la prima volta per lei, la prima volta che amava per amore.
Era stato dolce, attento, l’aveva presa come la cosa più preziosa, e lei gli aveva aperto il cuore, quello stesso cuore che per anni era stato murato a qualunque emozione.
Ricordava ancora il peso della testa di lui sul suo seno, il suo respiro un po’ pesante dopo l’amore… e i suoi silenzi.
Avrebbe voluto che parlasse…ma lui taceva.
…e quel senso di angoscia che le era salito per la gola, quel suo sobbalzare alla parola “amore” e quel suo mordersi la lingua in ritardo.
Si erano rivestiti in silenzio, imbarazzati, un po’ impauriti di cosa sarebbe accaduto.
- …Io… non so come sia successo…
- …ssssss non dire nulla… non è successo niente , siamo due adulti … abbiamo la nostra vita, la nostra casa… non è successo nulla Piero, non è successo nulla..
Quanto le era pesato dire quelle sciocche frasi. Avrebbe voluto urlargli che era accaduto di tutto, che tutto era cambiato, che lei gli aveva dato l’anima,… che ora gli apparteneva,… che lo amava,… lo amava…
Invece aveva riso, scherzato, lo aveva tranquillizzato, accompagnato alla macchina…
- Perdonami ma è tardi e non posso accompagnarti a casa, prendi la metro ok?
Aveva sentito un colpo allo stomaco…Ricordava quando lui le raccontava come liquidava le donnine con cui aveva passato una piacevole e non ripetibile giornata… Avrebbe voluto scappare, si sentiva sporca, violata nella sua femminilità, nella sua intimità…
- Certo…è tardi… mi chiami domani?
- Non so, forse avrò troppo da fare…
- Domani l’altro…
- Non prendo impegni…
Era rimasta sul marciapiede sotto la pioggia estiva che aveva inondato le strade di Roma, contenta che almeno le lacrime che ormai le scendevano copiose sul viso, si confondessero con la pioggia.
Aveva aspettato il giorno dopo e poi il giorno dopo ancora…
E ancora uno, due mesi…
L’aveva chiamata ad inverno inoltrato per presentarle la donna di turno.
Camilla non aveva pianto, solo sentiva il cuore pesante, di pietra.
- Ecco, lei è Camilla, la mia più cara amica, anzi il mio unico amico, di più, una sorella…
Lui voleva che lei riprendesse il posto di sempre... solo così, a queste condizioni, poteva stargli vicino.
Aveva allungato la mano sorridendo e stretta quella di lei…
- E’ un vero piacere.
Poi il tempo misericordioso aveva steso un velo su tutto.
Non aveva più pensato a quella storia fino a ieri sera quando qualcuno aveva detto delle frasi che l’avevano riportata indietro nel tempo.
La solitudine le aveva attanagliato il cuore e lo stringeva con violenza.
- Sola…sono stanca di essere sola, non posso morire dentro ancora e ancora. Mi sono negata tutto…la vita, l’amore… Ora basta… voglio amare ancora, essere amata, ci sarà ancora per me una prima volta…
Si guardò allo specchio.
Non era più giovane, non più bella, ma aveva ancora tanto da dare, tantissimo, e forse, chissà, in qualche parte del mondo, qualcuno avrebbe potuto vedere il suo cuore e scoprire la sua gioventù e l’avrebbe amata per la prima volta…
Canticchiando prese dei soldi, avrebbe tagliato i capelli, li avrebbe colorati,… si, avrebbe sorriso di nuovo…
La prima volta testo di ceciliarossini