Nelle stanze della mente
il lupo morde l’ombra piano,
la cortesia è un lampo bianco
che taglia il muro del mio fiato.
Non è legge, non è catena,
è grazia viva nelle mani,
un tocco breve nel buio elettrico
che mi rimette a camminare.
Sii gentile con lo straniero
che danza dentro lo specchio,
non chiudere la porta al vento,
non dare il nome al tuo sepolcro.
Sii gentile, resta vero,
anche quando trema il cuore,
la gentilezza è l’ultimo rito
prima che cada il rumore.
Ho visto strade di vetro rotto,
volti stretti nella nebbia,
mani ferite sopra il banco
cercare pace nella rabbia.
Ma una parola detta piano
vale più di mille colpi,
fa luce nel corridoio nero,
fa respirare i muri stanchi.
Sii gentile con lo straniero
che danza dentro lo specchio,
non chiudere la porta al vento,
non dare il nome al tuo sepolcro.
Sii gentile, resta vero,
anche quando trema il cuore,
la gentilezza è l’ultimo rito
prima che cada il rumore.
Se il lupo torna a battere
sulla soglia dei pensieri,
io gli offro pane e silenzio,
non il fuoco dei fucili.
Perché nel ferro delle ore
c’è una crepa luminosa:
passa un’anima, ci guarda,
poi ci salva con la sua voce.
Sii gentile, sii gentile,
nel sangue, nella pioggia, nel nome.
Sii gentile con lo straniero:
è la chiave della notte.
La gentilezza è l’ultimo rito,
il resto è solo rumore.
Ultimo Rito testo di Okrimij78