Controsenso

scritto da saltari
Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 24 anni fa
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Autore del testo saltari

Testo: Controsenso
di saltari


Tutto sembrava cancellarsi quella notte, avrebbe potuto giurarlo che la strada si cancellava dietro di lui.
Ogni suo passo, piccolo/impercettibile, eliminava quel pezzo di realtà che si trovava alle sue spalle. Chissà cosa stava succedendo, se il semaforo non fosse mai diventato verde, qualche incrocio prima che accadesse l’irrecuperabile, forse quel disastro non si sarebbe verificato. Eppure ora sembrava che non potesse farci niente, un passo e via, tutto scompariva. Scompariva lasciando un enorme bianco alle sue spalle.
Cosa c’entrava il semaforo, però? Non era certo quello il primo semaforo che incontrava nella sua vita, eppure non riusciva a toglierselo dalla testa, non voleva toglierselo dalla testa.
Forse perché prima che incontrasse quel semaforo maledetto tutto sembrava procedere normalmente, usciva dal supermercato, il solito sotto casa sua, e si stava recando dal tabaccaio per comprarsi l’ennesima stecca di sigarette. Se ne comprava una a settimana, seppure non fumasse mai più di dieci sigarette al giorno. Ogni settimana una stecca di una marca diversa. A lui non interessava il sapore delle sigarette, solitamente le sceglieva in base all’umore del momento e al colore del pacchetto.
Il rapporto tra il proprio umore e l’estetica di ciò che comprava regolava la maggior parte dei suoi acquisti. Anche i cibi che acquistava quotidianamente non li sceglieva mai seguendo l’appetito, ma sempre per il loro aspetto; fatta eccezione per il cioccolato bianco, che comprava tutti i giorni e custodiva nella credenza più grande della cucina, senza averlo mai assaggiato.
Quella sera, chissà perché, gli era sembrato di non avere fame, così comprò solo una tavoletta di cioccolato bianco, che gli costò quasi un’ora di fila presso la cassa del supermarket.
Non tutti i suoi acquisti, però, erano dettati dalle forme o dai colori degli oggetti: i quadri per esempio. Non gli capitò mai di comprare un quadro seguendo il proprio gusto estetico, si basava soltanto sulla biografia dell’autore. Le biografie di pittori erano gli unici libri che avesse mai letto, ne possedeva più di mille, in varie lingue diverse. Ogni viaggio che faceva ne acquistava qualcuna, seppure non conoscesse alcuna lingua al di fuori di quella parlata nel suo Paese. Adorava comprare biografie di pittori in lingua originale, tutte le notti leggeva avidamente testi per lui incomprensibili, e il più delle volte, avvinto in questo esercizio, vedeva spuntare l’alba senza aver chiuso occhio.
Ma tutto sembrava cancellarsi in quella notte, qualsiasi frammento di memoria, qualsiasi ricordo si affacciasse in quei momenti finiva per scomparire dalla sua mente. Episodi di una vita, a cui era molto legato, svanirono come mai esistiti. Nonostante ciò non poteva fare a meno di ricordare, poiché ogni avvenimento scomparso dalla memoria lasciava un vuoto colmabile soltanto da un altro ricordo. Così finì per cancellare la sua ex moglie, con la quale aveva trascorso momenti significativi, i suoi figli e ogni altra cosa lo riguardasse.
Continuava a camminare, lasciandosi quell’enorme macchia di bianco alle spalle, piatta e gelida, insormontabile come un possente muro.
Arrivò alla fine del mondo, il suo mondo non era mai stato enorme, aveva pensato bene di costruirsene uno percorribile, assolutamente privo di spazi infiniti e di vie di fuga. Quasi alla fine del suo mondo, perché prima dell’ultimo gradino dell’ultima scala che stava salendo, istintivamente fece un passo indietro, verso quel vuoto bianco che lo perseguitava.
Un passo, piccolo/impercettibile, verso quel vuoto apparente che avrebbe potuto risucchiarlo, senza guardare. Incontrò il gradino precedente, terra ferma sotto i suoi piedi, si voltò e cominciò a percorrere quel vuoto bianco come un lenzuolo di cemento, fu quasi uno scivolare adagio piacevole, che man mano gli restituiva la realtà. Ogni passo ricostruiva un pezzo di città e di memoria, finché non raggiunse nuovamente il semaforo. Ciò che sapeva era che aveva provato a ripercorrere contro senso la strada cancellata, ma senza indicazioni visive non poteva essere certo della precisione del tragitto percorso a ritroso. Eppure tutto sembrava tornato normale, così anche lui tornò a casa, esausto, e sprofondò nel letto disfatto dalla sera prima.
Soltanto la mattina successiva si rese conto che avrebbe potuto cancellare parti scomode di realtà e di memoria, semplicemente cambiando strada nei momenti opportuni (ma come avrebbe potuto cambiare strada?). Prese carta e penna cercando di ricostruire minuziosamente il tragitto, dove erano scomparsi/riapparsi certi ricordi e certi edifici, senza ottenere però risultati incoraggianti.
Così si recò nuovamente nel punto preciso dove si trovava il semaforo, avrebbe improvvisato, si era portato un registratore per prendere appunti vocali, in fondo sarebbe stato sufficiente procedere adagio e prendere nota ad ogni passo. Ma naturalmente il semaforo non c’era.



Controsenso testo di saltari
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