Come quando una formica è in cerca della briciola con cui potrà sfamarsi per giorni, poi la sorpresa di trovare un cornetto caldo sul tavolo della cucina, sicuro alla crema, la domenica mattina. Oppure il ragù, che bolle e bolle, ore e ore nella pentola...però sai che l'attesa verrà ripagata con ansia. Come quell'istante dopo l'interrogazione, quel respiro che inali un'ultima volta, che ti toglie quel macigno che hai legato alla caviglia giorni prima, durante ogni ripetizione. E le lenzuola pulite, che ti avvolgono, quelle che adoreresti usare quando la sera stessa hai fatto la doccia, pure i fuochi d'artificio, quando finalmente esplodono in aria e dipingono il nero. E poi la pozzanghera sull'asfalto, con le gocce tranquille che cadono una per una e muovono la sua acqua come fosse troppo quieta, pioviggina mentre il suono dell'impatto rimbomba nelle pieghette circolari che si formano sulla sua superfice. Poi lo smalto, quello del mercatino difronte casa: lucido, che non ti obbliga a fare doppie passate, col pennello che scivola e va veloce. Il rumore del condizionatore, statico, rassicurante e fresco sul tuo sudore. Gli occhiali appena puliti col panno, dove attraverso ci puoi vedere chiaro e tutt'intorno sembra un quadro dinamico, come se ci camminassi dentro. Poi ci sono le stelle, le stelle lontane...sono così piccole e così... così uguali. Tutte buttate nel cielo buio e quasi nero, a voler imitare un morbillo, illuminate dalla luna. Eppure ognuna ha la sua storia. Chissà quanti anni, ci avranno messo, per farci arrivare quella visione di loro, ma sono tutte bugiarde. In fin dei conti non potremmo mai visualizzarle in tempo reale; un po' incerte, di brillare o no, c'è chi più c'è chi meno. Ci sono quelle che provano a scappare dal loro posto fisso cadendo veloci, non riuscendo più a rialzarsi. Alcune appaiono ferme, ma sono così chiassose e frenetiche...sarà solo la semplice distanza immensa (quella che c'è fra le menti e il cuore di tutte quante quelle), a diversificare il loro modo di vivere dal nostro. Continuo così ad affascinarmi a questo spettacolo, ed incantarmi, mentre le mie pupille nere fissano la folla numerosa e compatta nella stretta via.
Ma in fin dei conti è così bella la certezza del suon delle campane paesane a mezzogiorno, non trovi?
Galassia umana testo di martinamarta