La CIA a San Pellegrino in Alpe

scritto da Beppe Tritone
Scritto 13 ore fa • Pubblicato 2 ore fa • Revisionato 2 ore fa
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In cui arrivano le bocce, gli americani e un uomo che nessuno aveva invitato.
- Nota dell'autore Beppe Tritone

Testo: La CIA a San Pellegrino in Alpe
di Beppe Tritone

La mattina della finale interregionale di bocce tra Toscana ed Emilia-Romagna, San Pellegrino in Alpe si svegliò alle sei e quarantadue.

Era un avvenimento storico.

Non la partita.

Il risveglio.

Da tre anni il paese non si alzava prima delle sette e venti, e da quando era morto il gallo di Ermete, l'unico animale ancora puntuale era il cane del postino, che però aveva smesso di credere nelle istituzioni.

Quel giorno, invece, tutto era pronto.

Le bandiere toscane erano state appese davanti al Dopolavoro ferroviario.

Quelle emiliane erano state appese dall'altra parte.

A metà strada Donato aveva messo un cartello:

"CONFINE. NON SPOSTARE DURANTE LA PARTITA."

Naturalmente il cartello era storto.

Donato lo guardò.

«Così è più democratico.»

Il Dopolavoro era già pieno.

Donato, oste part-time e filosofo a tempo pieno, aveva preparato vino, panini, caffè e una tabella per il punteggio.

La tabella era sbagliata.

«Donato,» disse Gino Balocchi, «hai messo quattro punti alla squadra che deve ancora giocare.»

«Li incoraggio.»

«E quelli che hanno già perso?»

«Li consolo.»

Gino sospirò e scrisse tutto sul suo quaderno.

Gino scriveva sempre.

Aveva ormai capito che a San Pellegrino la memoria era una cosa pericolosa: se non la metteva per iscritto, il giorno dopo qualcuno avrebbe sostenuto che non era successo niente.

Riccardo F. era seduto in fondo alla sala.

Aveva una giacca troppo grande, una cravatta che sembrava essersi arresa e una cartella di pelle che conteneva:

un blocco,

una lente d'ingrandimento,

un panino,

e una fotografia di una donna che nessuno gli aveva mai chiesto di investigare.

«Che ci fai qui?» domandò Donato.

«Sorveglio.»

«Cosa?»

«Non lo so ancora.»

«Allora sei arrivato preparato.»

Riccardo F. annuì.

Era il suo metodo.

Alle dieci e diciassette arrivò il pullman della Toscana.

Alle dieci e ventidue quello dell'Emilia-Romagna.

Alle dieci e venticinque arrivò una macchina nera.

Nessuno ci fece caso.

A San Pellegrino arrivavano continuamente macchine nere.

La maggior parte apparteneva a gente che aveva sbagliato strada.

Quella, però, era diversa.

Scese un uomo alto, in completo scuro, occhiali neri e auricolare.

Guardò il paese.

Guardò le montagne.

Guardò il Dopolavoro.

Poi disse:

«We're in the wrong place.»

L'uomo che gli stava accanto controllò il telefono.

«Sir, according to the coordinates, this is San Pellegrino.»

«San Pellegrino what?»

L'uomo guardò il foglio.

«In Alpe.»

Il direttore della CIA americana rimase immobile.

Non avrebbe dovuto trovarsi lì.

Avrebbe dovuto essere a Ginevra.

Una riunione riservatissima.

Un incontro con tre diplomatici, due generali, un ministro e un uomo che ufficialmente non esisteva.

Invece era davanti al Dopolavoro ferroviario di San Pellegrino in Alpe.

Con le bocce.

Il problema era nato da un errore informatico.

Un errore minuscolo.

Un punto.

Una coordinata.

Una virgola.

Il sistema aveva interpretato "S. Pellegrino" come destinazione italiana.

Il resto lo aveva fatto la tecnologia.

La tecnologia, infatti, era stata inventata per evitare gli errori umani.

E gli errori umani, per ringraziarla, avevano inventato la tecnologia.

Il direttore della CIA guardò il suo collaboratore.

«How far are we from Geneva?»
«Very far.»

«How far from Florence?»

«Quite far.»

«How far from the nearest airport?»

L'uomo controllò.

«Dipende.»

«Da cosa?»

«Da quanto velocemente vuole essere arrestato per aver parcheggiato qui.»

Il direttore guardò il Dopolavoro.

Dentro, qualcuno urlò:

«FORZA TOSCANA!»

Da fuori rispose qualcuno:

«MO VEDEM SE!»

Il direttore si tolse gli occhiali.

«What is this?»

Riccardo F. era già in piedi.

Aveva capito.

Non chi fosse quell'uomo.

Ma che fosse importante.

Molto importante.

Perché nessuno indossa un completo da cinquemila dollari per venire a vedere una partita di bocce.

A meno che non abbia un rapporto difficile con la propria famiglia.

Riccardo si avvicinò.

«Problemi?»

Il direttore lo fissò.

«Who are you?»

Riccardo sorrise.

«Dipende da chi domanda.»

Donato uscì dal Dopolavoro.

Vide il gruppo americano.

Vide le auto.

Vide l'auricolare.

Vide Riccardo.

Poi guardò il cielo.

«Il sindaco ne sa qualcosa?»

Gino Balocchi rispose:

«Il sindaco è a Roma.»

«Naturalmente.»

«A una riunione.»

«Naturalmente.»

«Su una questione urgente.»

Donato annuì.

«Quindi non ne sa niente.»

«Esatto.»

Il direttore della CIA fece un passo avanti.

«We need a phone.»

Donato indicò il telefono del Dopolavoro.

«Quello funziona quando vuole lui.»

«Can we use it?»

«Certo.»

Il direttore sollevò la cornetta.

Silenzio.

Poi una voce gracchiante.

«Dopolavoro ferroviario.»

«This is—»

Donato gli tolse la cornetta di mano.

«Non dica chi è.»

«Why?»

«Perché qui la gente si agita quando scopre che qualcuno è importante.»

«And what should I say?»

Donato ci pensò.

«Dica che è un pensionato americano.»

Il direttore della CIA lo guardò.

Per la prima volta nella sua carriera aveva davanti un problema che non poteva essere risolto con satelliti, informatori, droni o diplomazia.

Una finale di bocce.

Due regioni.

Un paese diviso da un confine invisibile.

E lui.

Il capo dell'intelligence americana.

Completamente fuori posto.

Dall'altra parte della sala qualcuno urlò:

«DONATO! HANNO RUBATO UNA BOCCIA!»

Donato chiuse gli occhi.

«Ecco.»

Riccardo F. si voltò lentamente.

Il direttore della CIA lo guardò.

«What's happening?»

Riccardo prese la sua cartella.

«Adesso comincia il mio lavoro.»

«Are you a policeman?»

«Peggio.»

«What?»

«Investigatore privato.»

Pausa.

«Quanto costa?»

Riccardo guardò Donato.

Donato guardò Riccardo.

«Per gli americani,» disse, «il doppio.»

E fuori, proprio in quel momento, il confine tra Toscana ed Emilia-Romagna oscillò.

Una volta.

Poi due.

Come se anche lui avesse capito che quella non sarebbe stata una semplice finale di bocce.

continua......







La CIA a San Pellegrino in Alpe testo di Beppe Tritone
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