Flic

scritto da Barbara.18
Scritto Ieri • Pubblicato 21 ore fa • Revisionato 21 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Barbara.18
Ba
Autore del testo Barbara.18

Testo: Flic
di Barbara.18

                                               Flic

Flic era un uomo vanitoso, uno che aveva un mare di cose da dire, molte fasulle, altre vere.
 Flic era un tipo comune, dopotutto.
Diceva bugie per gonfiarsi come un pallone. Era piccolo di statura, "Sarà per quello", diceva la moglie e rideva per non piangere su quel fannullone buono a nulla che aveva sposato. "Si vede che avevo bevuto" continuava, "No, ti eri bevuta il cervello".
Questo lo diceva sua madre, e la guardava male.
Flic lo chiamavano Flic perché quando andava in giro per il paese sembrava uno di quei poliziotti parigini che passeggiano su e giù per il quartiere con l'aria di saperla lunga, pronti a beccarti sul fatto di qualche mascalzonata.
Flic faceva le pulizie per una impresa locale e andava di qua e di là a fare il servizio. Il suo era un lavoro di braccia e  fatica, diceva che era per scelta, non per necessità. Raccontava una storiella, faceva credere che aveva un diploma e che a momenti si laureava ma non aveva un diploma e l'università l'aveva vista solo da fuori le poche volte che era stato in città, eppure qualcuno che abboccava lo trovava sempre. Quando succedeva per lui era una gran soddisfazione, la moglie invece si vergognava di lui e nascondeva il capo, come se nascondere il capo potesse bastare a cancellare la bugia.
Non era cattivo, il suo Flic, questo le bastava a dire che non poteva lasciarlo, scemo com'era non avrebbe saputo cavarsela.
Anche la moglie faceva le pulizie ma non per la stessa ditta, lavorava per tre ricche signore e si lamentava in continuazione per la porca vita che faceva. Si lamentava anche se sapeva che non serviva a nulla, intanto si lamentava, così il marito sapeva che non era scema e si rendeva conto di fare una porca vita, solo che non c'era modo di rimediare e si adattava perché lei ci pensava alla famiglia. Era una donna positiva, anche se si lamentava. Si sfogava con le amiche e con tutti i tutti i vicini, che sapevano quanto era brava a sacrificarsi, e se si sfogava aveva pure le sue ragioni.
Più che altro le sue lagnanze riguardavano il marito, buono a nulla che faceva le pulizie  ma avrebbe potuto rilevare il negozio di ferramenta del cugino che, lui sì, era un gran lavoratore e aveva dovuto lasciare l'attività per problemi di salute.
"Prendilo tu, rende bene, è ben avviato" aveva detto a quell'incapace, ma lui, figurati! Lui no, non ne aveva voluto sapere, troppo
lavoro, non c'era quasi riposo con quel negozio, troppe responsabilità. Così aveva detto, e chissà come gli tremavano le mutande quando il cugino gliene aveva parlato. No, lui preferiva guadagnare poco e far lavorare la moglie che si spezzava la schiena a lucidare pavimenti piuttosto che mettersi in proprio a guadagnare dei bei soldi. I vicini la compativano, con un marito così e la schiena a pezzi, poi dai balconi rientravano nelle loro case e tornavano a pensare ai fatti loro.
Flic avrebbe voluto farsi un'amante, di quelle bellocce e giovani da esibire agli gli amici, ma la moglie gli faceva la guardia e non c'era modo di scappare.
Una volta incontrò una donna, giovane e carina, che non si sa come gli fece il filo. Flic non credeva ai suoi occhi, uno come lui piaceva a una giovane così! Aveva un groppo in gola per l'emozione, ma si fece forza e prese a recitare la parte del grand'uomo.
Recita oggi, recita domani il piccolo Flic riuscì nell'impresa di conquistarla.
La moglie aveva capito e non aveva capito, si era accorta che il suo Flic era cambiato ma non voleva credere che fosse per una donna. 
"Chi se lo piglia?" diceva, e scrollava le spalle quando le veniva qualche dubbio.
Cominciò quasi senza accorgersene la storia fra quei due amanti strani, lui un brutto omino con i suoi begli annetti sulle spalle, lei giovane, belloccia e con tanti grilli per la testa.
"Non può funzionare", dicevano gli amici, " Flic ti cacci nei guai".
Ma Flic non ascoltava, aveva il cervello come marmellata al sole e non capiva più cosa faceva né perché.
La ragazza aveva mille pretese, Flic invece pochi soldi e molti guai. A forza di farle regali che non poteva permettersi, finì per indebitarsi e in casa scoppiò la guerra con la moglie.
"Sei un disgraziato! Ma cosa ne fai dei soldi?"
Cosa ne faceva...non poteva dirlo, così inventò una serie di bugie ridicole che la fecero sospettare ancora di più, finché un giorno li sorprese e scoppiò il finimondo.
Flic venne buttato fuori da casa senza tanti complimenti e trovò temporaneo rifugio nella minuscola casetta della sua amante, la quale, non avendo la minima intenzione di farne il suo compagno di vita, dopo un mese lo liquidò dicendogli che si doveva trovare un altro posto e che, va bene andare a letto, ma far sul serio con uno come lui era roba da ridere.
Flic sentì cadergli sulle spalle il mondo intero.
Provò a impietosire la moglie belando come un agnellino alla sua porta, ne ottenne solo insulti e parolacce, e se ne andò con la coda tra le gambe in cerca di una pensione a poco prezzo. Non la trovò, nel suo paese era alta stagione, c'erano turisti come mosche sul miele. Non gli restarono che le panchine del parco comunale, se non altro il panorama era bello con la collina di fronte piena di ulivi e il tramonto rosa a far da cornice, la sera.
Dopo un mese di questa vita, alcuni vicini andarono a bussare alla porta della moglie per chiedere che, per decenza, lo accogliesse di nuovo in casa, almeno finché non trovava un'altra sistemazione. La moglie, senza neppure troppa cortesia, rispose che la faccenda non li riguardava e che si facessero gli affari loro. Sbatté la porta e non si fece più vedere in giro per un paio di settimane.
Intanto il tempo passava e la stagione dei turisti come formiche finiva, Flic riuscì finalmente a piazzarsi da Alfredo, camere in affitto, posto piuttosto equivoco e sporco ma a buon mercato.
L'autunno faceva già capolino, Flic sentiva nelle ossa qualcosa che somigliava a un freddo strano e mai provato.
"Che sia la morte che si avvicina?", pensava, e rabbrividiva ancor di più.
 Non fu la morte ma una polmonite che lo spedì dritto all'ospedale, e chissà come l'aveva presa. La moglie, saputo il fatto, fece spallucce poi si pentì e andò a trovarlo, quel disgraziato, tanto per vedere cosa ne era del suo vecchi Flic.
Lo trovò sciupato e triste che contava le ore in un lettuccio e quasi non la riconosceva, per come si era messa in tiro.
"Che ti è successo, moglie, anche tu ti sei fatta l'amante?"
Per poco non si prese un colpo in testa, e meno male che era  un povero malato perché alla moglie prudevano le mani.
In quell'oretta che rimasero insieme, come non si sa ma fecero una tregua e lei se lo riprese in casa," Perché sennò chi lo accudisce, ora che è malato? La sua amante non ci pensa proprio e tocca a me aver pietà di questo disgraziato!". Così diceva, e si faceva bella con le amiche parlando del marito, si dava aria di moglie santa e buona, mentre la gente si dava di gomito e rideva pensando a tutto il rumore che aveva fatto per quella storia, e a come ora ci passava sopra fingendo fosse stata solo un'avventura.
"L'amore è amore, non ci si può far niente!" le dicevano alle spalle, e lei che non sentiva se non quello che voleva sentire, faceva finta di nulla e intanto se lo teneva, quel marito infedele e sciocco, e lo curava con rinnovata dedizione.
Un anno dopo, Flic e la moglie facevano come se quel brutto momento non fosse mai capitato, nessuna amante e nessuna panchina, tutto come se niente fosse accaduto nel frattempo.
 Solo, di tanto in tanto, la moglie guardava Flic negli occhi con una specie di dolore misto a rabbia, le risaliva in gola quella storia come un pasto digerito male. Lui allora abbassava lo sguardo come un cane rimproverato dal padrone, e si diceva che mai più lo avrebbe fatto di tradire una moglie che era meglio di un'assicurazione.

Flic testo di Barbara.18
2