La cura, la diligenza e l’identificazione

scritto da Insideyou
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 18 ore fa • Revisionato 18 ore fa
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Testo: La cura, la diligenza e l’identificazione
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C'è una ricchezza che niente e nessuno potrà mai portarti via: nemmeno la morte. Dovrai scoprire questa immensità oltre la povertà dei beni materiali e la miseria del sentimento o dell'emozione costruita che tediano assiduamente la tua mente: solo così potrai vivere oltre il tempo il sempre nuovo.

C'è una fine che non ha mai avuto inizio ed un inizio che non avrà mai fine: dovrai trovare questa verità dove non hai mai cercato, oltre te stesso, oltre le tue illusioni, oltre ogni simbolo, oltre ogni credenza, oltre ogni parola ed oltre ogni immagine conosciuta.

Quando ogni desiderio è spento, quando ogni ricerca è terminata, quando ogni speranza è esaurita, quando ogni inganno è finito e quando ogni paura è cessata, allora l'amore vero sarà nei tuoi occhi, sarà in quello sguardo vivo, puro, casto e incontaminato, che non solcherà più solamente il limitato mondo di sé stesso.

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Identificarsi è il suggellare ed il rievocare un’immagine che adduce piacere, desiderando di esserla o di averla per proiettarsi in essa e sentirsi sicuri, stabili e reali: obliterandosi lì, il sé si reitera ed agisce indisturbato.

Occorre fare estrema attenzione al processo dell'identificazione ed all'aspetto peculiare di questo movimento del pensiero che risalta sempre e solamente il sé. Si sta cercando di scoprire il sottile e perverso pericolo di identificarsi in qualcosa o in qualcuno, come ad esempio un'opera che si è compiuta, un oggetto che si possiede, una posizione che si è raggiunta, un lavoro che si svolge, una persona che si pensa di amare e quella sensazione piacevole che sovviene nel sentirsi esattamente ciò che si è immaginato di essere o di avere.

Quando ci si identifica in qualcuno, si diventa quella persona che diventa "mia": c'è un senso appagante di possesso, di potere, di sicurezza e di orgoglio che deriva dal controllo suggellato dall’imitazione, dal dominio o dalla palese sottomissione. Ma in profondità c'è però dipendenza e paura, che portano inevitabilmente all'attaccamento, alla gelosia, all'invidia e a varie forme di meschinità.

Quando ci si identifica in qualcosa, il me si trasferisce nell'oggetto del desiderio così come è accaduto con la persona, diventando quell’abile stratagemma che sembra obliterare sé stessi, ma che di fatto invece lo alimenta attraverso il vanto, come ad esempio una fede, una proprietà, un traguardo o un gioiello. Ciò che appare superficialmente è un certo senso di cura verso questo qualcosa o qualcuno, ma in realtà tale apparenza cela sempre nelle sue profondità miasmi di avidità, crudeltà, paura di perdere ed un forte attaccamento, dato dalla sterilità della schematica ripetizione e dalla incapacità del distaccarsene. Inoltre nel processo di identificazione ci si isola e sorge interiormente una forma di resistenza: se qualcuno mette in discussione ciò che si pensa di essere o di avere ed osa impossessarsene, velatamente o furtivamente, c'è sofferenza che diventa offesa, sino a confluire in espressioni di violenza.

Avete notato che quando si possiede qualcosa di prezioso si tende a metterlo in mostra e a confrontarsi con ciò che hanno gli altri? A cercare una conferma di ciò che si ha e se c'è una critica mossa apertamente o nascostamente, si prova un senso di fastidio? Quando si ricopre un ruolo lavorativo importante e ci si identifica in esso e ad esempio un nuovo collega può insidiare quella posizione raggiunta, non nasce forse subito sospetto, tensione, competizione e confronto immediato per misurarsi costantemente e dimostrare di essere a tutti i costi il migliore? Anche se apparentemente si sbandiera l'amicizia, l'unione e la coesione, dentro non arde forse quel sentimento ambiguo del dubbio, della paura e dell’immediata contesa? Che cos'è allora la diligenza e la cura nei confronti dell'esteriorità? Se sono così confuso, caotico, insicuro e corrotto interiormente, posso non esserlo forse esternamente? Posso mostrare apparentemente ordine, cura, diligenza, disciplina, ma lo sono realmente? Oppure ciò che sono realmente dentro è in pratica ciò che accade fuori perché non è scindibile l'interiore dall'esteriore?

Avere cura solo di qualcosa, in cui ci si è identificati, come un'opera d'arte o una posizione di successo o di prestigio, significa avere una cura "parziale", ristretta cioè a quella specificità e non alle altre cose. Avete notato la cura maniacale che un artista rivolge solo verso ciò che fa ed il contrasto palese ad esempio con la sua vita privata o con i rapporti interiori ed esteriori? La cura non ha singolarità: se c’è particolarità, allora si è accurati solo in un certo confine e non altrove; non è cura dunque, ma interesse parziale e dietro tutto questo c'è ancora il me che si è identificato fortemente nell’oggetto usandolo solo per il suo risalto. È come avere un grande giardino, ma curarne solo una piccola porzione. La cura è orizzontale, è totale, non può restringersi in una parte, ma deve essere per tutto; solo così l'azione è priva di identificazione ed è sana, diligente, corretta e ciò è passione: altrimenti diventa un movimento del sé con i suoi travagli, i suoi moventi, le sue perversioni, le sue meschinità e le sue cruenti miserie.

La cura, la diligenza e l’identificazione testo di Insideyou
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