LA CHAT
Un po’ di tenerezza. Questo chiedevano i suoi occhi colmi di lacrime, le sue parole farfugliate al cellulare, le sue mille poesie abbandonate nei cassetti…
Ma l’amore sa essere crudele. Il più delle volte illude e delude, anche se riesce bene a mascherarsi. Anna ne era sempre stata trafitta. E il suo dolore sembrava inconsolabile.
Così si era ritrovata a chattare. Per solitudine e, forse, per rancore. Un incontro dopo l’altro, un uomo dopo l’altro, una risata dopo l’altra, un sogno dietro l’altro.
Poi aveva incontrato Matteo e la vita le era sembrata finalmente bellissima. “Sole” era il suo nick, luminoso come le sue parole e la sua cordialità. Lei era “Principessa” e, con lui, credeva d’esserlo davvero. Sorrisi riapparvero sul suo volto stanco, canzoni nlla mente confusa, desideri mescolati a paure. “Sei davvero dolce!” digitava lui,sempre più affettuoso. “E tu sei il mio re” rispondeva lei sentendo il sangue scorrere nelle vene.
Se lui mancava all’appuntamento lei soffriva. “Incredibile –pensava- mi sto innamorando di un perfetto sconosciuto!” Era attratta da parole scritte su una tastiera lontanissima. Appuntamenti sempre più frequenti, confidenze, intimità. Si sorprendeva a pensarlo nelle sue notti insonni e infelici, a desiderarlo, a domandarsi cosa stava facendo in quello stesso momento. Le sue giornate scorrevano nell’attesa di potersi collegare con lui. Sembrava più maturo dei suoi 30 anni, ma lei, che ne aveva 38, si sorprendeva a comportarsi come un’adolescente alla prima esperienza.
“Mentre facevo la doccia ho pensato a te” diceva Matteo ciccando due volte sul suo nick per aprire una finestra privata dove appartarsi con lei. “Ed io ti ho sognato” aggiungeva lei perdendo ogni pudore. La solitudine del “reale” si riempiva di quell’amore “virtuale” e Anna iniziava davvero a pensare a lui come al suo compagno, all’uomo della sua vita. “Ma dov’eri fino a quando t’ho incontrato?” “Aspettavo di incontrarti”… e il sogno sembrava verità. Un giorno, però, mentre lo cercava disperatamente fra i numerosi nick presenti nella solita chat, s’accorse che altre due ragazze parlavano di lui. “E’ speciale” diceva la prima; “Non è volgare” insisteva la seconda. Anna chiese timidamente se parlavano dello stesso “Sole” che conosceva lei. “Certo, Matteo di Roma” dissero una dopo l’altra le due “rivali virtuali”. “Ma perché ti scaldi tanto?” Chiese la prima alle sue insistenze, “credevi di essere la sola a parlare in privato con lui?” Venne fuori un ritratto inedito di quell’uomo che credeva ormai di conoscere e che spesso le aveva chiesto di poterla incontrare “dal vivo”. “Chatto con lui da una vita” precisò la prima mentre la seconda, più spregiudicata, fece allusioni poco velate alla loro intimità focosa e appagante. “Ma lo avete incontrato dal vero?” chiese Anna con il cuore in gola. Seppe così che la prima l’aveva ospitato a casa sua l’estate scorsa e che la seconda lo incontrava almeno una volta a settimana in uno squallido alberghetto della riviera. Col cuore spezzato e la gola riarsa, Anna giurò a se stessa di non cercarlo mai più e di smettere per sempre di frequentare la chat. Matteo, però, aveva il numero del suo cellulare e continuava ad inviarle messaggini e a chiederle appuntamenti online. “Mi manchi da morire” scriveva e lei piangeva, delusa e arrabbiata. Poi una sera decise di entrare in chat con un altro nick. Lo vide subito e lo cliccò. “Ciao, stai un po’ con me?” Matteo non se lo fece ripetere: “Ma certo… se ne hai voglia”. Sfoggiò quindi tutte le sue abilità di seduttore, invitandola a lasciarsi andare e ad approfittare di lui per soddisfare ogni più recondito e insano desiderio. Anna tremava di rabbia e di disgusto e finse di stare al gioco. Poi lui le chiese un incontro “reale” e lei accettò. Con profonda meraviglia seppe che abitavano nella stessa città, a pochi isolati di distanza. Si preparò con cura e scese in strada come intrappolata da un incantesimo. Quando vide la macchina parcheggiata non potè trattenere le lacrime. “Ma che cavolo sto facendo? E se si tratta di un maniaco?” Mentre ancora rifletteva vide lo sportello che si apriva e un ragazzone goffo che s’incamminava verso la cabina telefonica. Accese il motore e scappò via. Il giorno dopo rientrando in chat come “Principessa” attirò subito l’attenzione di “Sole”. “Finalmente! Ma dov’eri finita? Ti ho cercato tanto, non riuscivo a stare senza te…” “Dimmi, Matteo, mi hai sempre detto la verità”? “Ma certo, tesoro, ne dubiti forse?” “E sei davvero quello che mi dicevi di essere?” “Ma che ti prende? Spiegati per favore”. “Dimmi, Matteo, dove abiti? Quanti anni hai?” “Questa è bella! Sono di Roma e ho 30 anni!” “E che ci facevi a Torino l’altra notte?” Matteo smise di scrivere, si sentì scoperto e scelse il silenzio.
“Ma perché mi hai fatto questo? L’altra notte mi sono finta un’altra e ci siamo dati appuntamento…Peccato,però, che ti eri trasformato in un ragazzo giovanissimo, di 19 anni o giù di lì….” Matteo chiuse subito la finestra e si dileguò in tutta fretta per non dare spiegazioni. Neanche la soddisfazione di un chiarimento, di un litigio, di una sfuriata. Anna aveva praticamente fatto l’amore con un ragazzino che si era approfittato di lei, della sua sete d’affetto. Uno che poteva essere suo figlio l’aveva resa di nuovo “donna”… Ma la sua colpa era “reale” o “virtuale”?
“Chi di noi due ha usato l’altro?” si chiese poi, restando come inebetita a guardare il video grigio-verde, complice di chissà quante altre storie malate. Nate e consumate in quella stessa notte.
Sacer
La Chat testo di sacer