Il notturno.
Stanco del lavoro, seduto alla fermata,
Aspetto il notturno, il cielo che minaccia pioggia,
Per strada la compagnia di clochard, prostitute
E netturbini assonnati, sigaretta in bocca e freddo
Nelle ossa, mentre col fumo disegnano quadri astratti.
Aspetto, e mentre aspetto penso,
Che tutto ha proprio un altro aspetto,
Vivo in un era dove si diventa madri a 11 anni,
Vivo in un era dove il primo regalino di un bambino è un telefonino,
Vivo in un era dove si inizia a fumare per sentirsi grandi.
Vivo in un era dove si ha sempre fretta,
E non si capisce che la vita è bella soltanto
Se si assaggia lentamente, un giorno alla volta,
Vivo in un era dove la tecnologia ha preso il posto
Dell'arte, della bellezza, della poesia.
Vivo in un era dove si fabbricano più armi per uccidere
Che cure per guarire dalle malattie, dalle guerre,
Vivo in un era di aborti, tragedie, omicidi,
Vivo in un era dove il Tg è soltanto un nuovo necrologio giornaliero.
È arrivato il notturno, salgo e lascio i miei pensieri,
A marcire su quella panchina congelata dal freddo,
Andrò a casa, mi spoglierò, mi farò una doccia,
Mi coricherò, mi addormenterò, e sognerò, si,
Sognerò di abitare un altro mondo, dove c'è più vita,
Dove l'aria ha un altro profumo, migliore,
Dove chi piange lo fa' solo perché manifestare il
Proprio amore solo a parole è come un grembo sterile!
Il notturno. testo di Elemento