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SENZA NOME
Ed ero ancora lì…
ormai come ogni dì.
Ero nella solita posizione
sul mezzo a due ruote;
coricato mirando il cielo.
Posai il custode mio attaccato,
dalle sue manette, alla griglia; agganciato.
Lo zaino a terra;
con moto spenta;
m’accessi una sigaretta.
Errando tra le terre attorno,
zappando tra i miei pensieri a fondo.
La mamma che mi guardava e nel mentre…
la sigaretta si bruciava.
Ero seduto.
Guardavo dalla parte insolita…
perché girava n’aria malinconica.
Una figura s’avvicinava
che’n realtà non m’aspettava.
Mi ero alzato.
La sigaretta era finita,
caduta, era smarrita.
La figura m’era faccia a faccia
io provai se non tanta ansia.
Aprii la bocca come sbatte li occhi.
A me:
“E tu qua, che ci fai?!
Tu che anima che cuore
non ce l’hai!”
Ella prendeva colore.
Io:
“Aspetto…come te che aspetti;
ma sii forte, e menti.
E che tu abbia cio’ che me manca
che ci fai qua?”
“io c’aspetto?!
Niente, nè te, non mento!
Si sta bene
nello star bene di fronte.”
Rideva.
“Nella tua risata c’è la sfalsata
di comm l’uom s’illude di cavarsela.
Senti.
Il mio star come tu mi dici
è sol la coscienza d’una conoscenza che’n’ganna.
E tu che torni in questi posti,
è la prova come del tuo “bene” soffri.
Il mio è solo un respirare,
d’un ricordo che mi stringe le membrane.”
Il suo volto cambio’.
Il colore si sbiadiva al verde,
che stava intorno; come vincente.
La bocca e l’occhi si chiusero
e la schiena mi mise al muro.
Ne prisi n’altra.
Ricominciai:
“Non ti chiederò come stai;
perché fuori da dentro già lo sai.
Però mi fai ancora eco
che mi ripiega l’ego.
E se de spalla m’ascolti
e li occhi non li mostri;
però il profumo dei capelli stessi
giacciano ancora al core; lo senti?”
Iniziò un grugnio.
La madre si nascose;
il vento un po’ riprese.
L’acqua già cadeva,
però dal ciel non se vedeva.
Giaccè il silenzio.
Lo ruppi:
“Dal riso al pianto,
al sole scarso.
Tu che male che m’hai fatto:”
Giunsi alla fine.
“Una cosa t’ho detto,
e non l’ho mai perso.
Se queste parole, al cor ti dole,
significa che lì arriva un rumore.
Non accetti!
Tu là resterai,
anche se esci non te ne scorderai.
Di provi a prove all’uscii
d’amor di prova altrui curi.”
La rividi.
A malapena, i respiri si muovevano,
e le nuvole che si stendevano.
Un po’ di luce ci colpiva
mano a mano tra le dita.
Mi sentii battere.
Il coraggio dal cor sgorgava;
e pian pian che tremava.
L’occhi li vedevo rossi fuoco;
le lacrime con un ritorno.
Le asciugai.
Il pollice le posi alle ciglia,
occhi stella come brilla!
Il viso fanciullo pulito,
prima dell’arrivo del mio “io”.
Mi cadde una lacrima.
E le mani a lei si tendevano,
per provarci, per lo meno.
Da petto a petto parev lontano;
comm era bella quel bacio.
Mi lasciai cadere.
In equilibrio tra le punte e terra,
per appoggiarsi assieme nell’erba,
ma ciò possibile non fu’,
tre volte ci provai e mi ritrovai giu’.
Mi arresi.
Mi ritrovai mano a mano,
tra le mie, faccia a prato.
La figura non la vidi piu’...
E’ come un demone che fa: “BU’”!...
Mi svegliai.