Congedo celtico

scritto da Paolo Melandri
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Autore del testo Paolo Melandri
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L'estate finì d'appassire, quale ortensia in un'asciutta ciotola, d'infimo sfinimento infinito, senza rifinirsi, stemperandosi rapida, quale pennello di setole aprine in orcio d'acquaragia, in mille tremule fimbrie di scroscio a briglie sciolte...
- Nota dell'autore Paolo Melandri

Testo: Congedo celtico
di Paolo Melandri

Percorreremo un giorno erti sentieri
rupestri, l’uno a fianco all’altra, quando
la luce del crepuscolo di ieri
in un sospetto d’alba dileguando
ci svelerà la vetta
inerpicata e stretta,
e l’una a fianco all’altro, chini i volti,
ti prenderò la mano di alabastro
e i languidi capelli tuoi raccolti
sfiorerò di respiro e, sciolto il nastro,

la mia carezza tremula di sogno
saprai d’abisso sul tuo corpo puro
e i cigli circonfusi di amarogno
pianto inespresso, pregni di futuro,
si smarriranno insieme
fra lacrime di speme,
nel lancio degli astragali del tempo.
E l’uno accanto all’altra, in un amplesso
d’abbandono fugace in riva al vespro,
comprenderemo che sarà lo stesso.

Declineranno i poggi tutt’attorno,
declinerà uno scampolo di lume
a noi disgiunto, fuori dal frastorno
caduco, e un nembo glauco sarà il fiume
riverso senza guado,
un’oasi d’eldorado
sospeso alle tue palpebre d’assenzio
in gelo di gramaglie a noi nascoste,
sgomento alito d’ombra e di silenzio.
Non avremo domande, né risposte.

© Paolo Melandri (7. 11. 2024)
Congedo celtico testo di Paolo Melandri
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