
PROLOGUSROTA MUNDI
(La ruota del mondo)
Fortuna volvitur.
Non dorme.
Non veglia.
Gira.
Prima degli uomini
girava sopra
la terra vuota,
quando nessuno
aveva ancora
dato un nome
alle cose.
Poi vennero
le mani.
La pietra.
Il fuoco.
La parola.
Gli uomini
costruirono città
sulle rive
dei fiumi
e scrissero
sulle porte:
"Qui resteremo."
La ruota
continuò a girare.
Vide nascere
re vestiti d'oro.
Vide morire
uomini senza nome.
Vide templi
alzarsi verso il cielo
e diventare
pietre coperte
d'erba.
Vide amanti
giurare:
"Per sempre."
Vide il mattino
ridere
dei loro giuramenti.
Non per crudeltà.
Perché il tempo
non comprende
le promesse.
Un uomo
accumula monete
per sentirsi salvo.
Un altro
conserva
una lettera
ingiallita
in un cassetto.
Entrambi
perdono qualcosa.
Entrambi
credono
di possedere.
La ruota
non prende.
Non dà.
Passa.
Questo è
il suo segreto.
Gli uomini
la chiamano
sorte
quando li ferisce.
La chiamano
fortuna
quando li favorisce.
Ma lei
non ascolta.
Continua.
Una donna
apre la finestra
in una mattina
di primavera.
Un vecchio
pianta un albero
sapendo
che l'ombra
sarà di altri.
Un bambino
ride
senza sapere
che quel momento
un giorno
diventerà
memoria.
Forse
la ruota
si ferma
soltanto lì.
Per un istante.
Quando qualcuno
senza possedere nulla,
senza vincere nulla,
senza chiedere nulla,
è completamente
dentro
ciò che vive.
Poi riparte.
Sempre.
***
LIBER I. IIMANUS
Manus memorat.
Le mani
sanno cose
che la bocca
dimentica.
Una mano
che cerca
nel buio
non possiede.
Chiede.
Una mano
sulla fronte
di chi dorme
conosce
più preghiere
di molte parole.
Ci sono mani
che hanno lavorato
una vita intera.
Portano
tagli,
macchie,
piccole cicatrici.
Nessuno
le definirebbe
belle.
Eppure
sono state
il primo rifugio
di qualcuno.
Le mani
non conservano
il tempo.
Conservano
ciò che hanno
toccato.
***
LIBER I. VAETAS
Tempus mutat faciem, non semper desiderium.
Dicono
che il desiderio
appartenga
ai giovani.
Lo dicono
quelli
che non hanno
mai ascoltato
il silenzio
di una stanza
dopo molti anni.
Il giovane
cerca il fuoco.
L'uomo maturo
cerca
chi sappia
restare vicino
alla brace.
La pelle
cambia.
Il volto
racconta.
Il corpo
porta
le sue stagioni.
Ma vi sono sguardi
che il tempo
non invecchia.
Una donna
sorride
come sorrideva
trent'anni prima.
Non perché
sia rimasta uguale.
Perché
è rimasta
lei.
L'amore
non è
fermare il tempo.
È riconoscere
qualcuno
mentre il tempo
passa.
***
LIBER II. XIVMERCATO
Omnia habent pretium, non omnia valorem.
Nel mercato
ogni cosa
ha un prezzo.
Un'ora
di lavoro.
Un pezzo
di terra.
Un'opera.
Un'immagine.
Un corpo.
Gli uomini
sono diventati
abili
nel misurare.
Pesano.
Calcolano.
Confrontano.
Hanno numeri
per quasi tutto.
Ma vi sono
cose
che resistono.
Il sonno
di un bambino.
Una lettera
conservata
per cinquant'anni.
Una fotografia
sbiadita.
Una parola
detta
quando
non serviva
dire nulla.
Forse
il valore
comincia
proprio
dove
finisce
la misura.
***
LIBER II. XXVIIDE RISO
(Del riso)
Risus est parva rebellio contra fatum.
Gli uomini
dimenticano
quanto sia serio
ridere.
Un potente
può sopportare
una critica.
Difficilmente
sopporta
di diventare
ridicolo.
Il riso
toglie
peso alle cose.
Per questo
è temuto.
Un uomo
che sa ridere
di sé
è difficile
da dominare.
Ha già perso
l'arma
più usata
contro gli altri:
la propria
importanza.
Forse
la saggezza
inizia
quando smettiamo
di prenderci
completamente
sul serio.
***
LIBER III. XXXIDE HOSTE
Hostis prius in verbo nascitur.
Il nemico
nasce
prima
nella parola.
Prima
è una voce.
Poi
un'immagine.
Poi
un volto
che smettiamo
di vedere
come umano.
È più facile
colpire
ciò
che abbiamo
reso lontano.
Per questo
ogni guerra
comincia
con una piccola
modifica
del linguaggio.
Non diciamo
più:
"un uomo".
Diciamo:
"quelli".
E in quel
piccolo spazio
tra una parola
e l'altra
può entrare
la violenza.
***
LIBER III. XXXVIDE PACIFICO
(Dell'uomo pacifico)
Pacem amat qui cognovit bellum.
L'uomo
che ha conosciuto
la guerra
non ama
le grandi parole.
Non parla
sempre
di pace.
A volte
pianta
un albero.
Ripara
una porta.
Invita
un vicino
a bere
un caffè.
Sa
che le cose
grandi
cominciano
spesso
da gesti
che nessuno
scrive.
La pace
non entra
con una fanfara.
Arriva
piano.
Come la luce
sul pavimento
di una stanza
al mattino.
***
LIBER IV. XLHORTUS
Qui plantat, aliquid futurum amat.
Il vecchio
ogni mattina
apre
lo stesso cancello.
Non sa
se qualcuno
continuerà
a potare
la vite.
Non sa
chi mangerà
i fichi
d'estate.
Non importa.
Ha imparato
che alcune cose
non si fanno
per ricevere.
Si fanno
perché
devono essere
fatte.
Una pianta
cresce
senza applaudire.
Un albero
non chiede
chi godrà
della sua ombra.
Forse
anche l'uomo
dovrebbe imparare
questa pazienza.
***
LIBER V. LIIIDE HOMINE CONECTO
(Dell'uomo connesso)
L'uomo
non è mai stato
così vicino
a tutti.
E forse
mai così lontano
da alcuni.
Può parlare
con chiunque.
A qualsiasi ora.
In qualsiasi luogo.
Eppure
talvolta
non trova
nessuno
a cui dire:
"Ho paura."
Le parole
viaggiano
veloci.
L'ascolto
no.
L'immagine
arriva
prima
della persona.
La notizia
prima
della comprensione.
Il giudizio
prima
della conoscenza.
Forse
il futuro
non avrà bisogno
di più connessioni.
Avrà bisogno
di più presenza.
***
LIBER VII. LXXVDE COQUINA
(Della cucina)
La cucina
è un luogo
dove il tempo
non è perduto.
Una cipolla
tagliata
lentamente.
Un impasto
che riposa.
Un sugo
che aspetta.
Gli uomini
hanno inventato
macchine
per fare
più velocemente
molte cose.
Ma nessuna
macchina
ha ancora
sostituito
il gesto
di preparare
qualcosa
per qualcuno.
Un piatto
dice:
"Ho pensato
a te
prima
che arrivassi."
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