Carmina Humana (selezione di versi)

scritto da comunardo
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Una meditazione in versi liberi sulla condizione umana: tra ispirazione medievale, sguardo clinico ed etica della cura, un'analisi della fragilità e dei gesti quotidiani di fronte alla ruota del tempo. © 2026 Comunardo.
- Nota dell'autore comunardo

Testo: Carmina Humana (selezione di versi)
di comunardo

PROLOGUSROTA MUNDI

(La ruota del mondo)

Fortuna volvitur.

Non dorme.

Non veglia.

Gira.

Prima degli uomini

girava sopra

la terra vuota,

quando nessuno

aveva ancora

dato un nome

alle cose.

Poi vennero

le mani.

La pietra.

Il fuoco.

La parola.

Gli uomini

costruirono città

sulle rive

dei fiumi

e scrissero

sulle porte:

"Qui resteremo."

La ruota

continuò a girare.

Vide nascere

re vestiti d'oro.

Vide morire

uomini senza nome.

Vide templi

alzarsi verso il cielo

e diventare

pietre coperte

d'erba.

Vide amanti

giurare:

"Per sempre."

Vide il mattino

ridere

dei loro giuramenti.

Non per crudeltà.

Perché il tempo

non comprende

le promesse.

Un uomo

accumula monete

per sentirsi salvo.

Un altro

conserva

una lettera

ingiallita

in un cassetto.

Entrambi

perdono qualcosa.

Entrambi

credono

di possedere.

La ruota

non prende.

Non dà.

Passa.

Questo è

il suo segreto.

Gli uomini

la chiamano

sorte

quando li ferisce.

La chiamano

fortuna

quando li favorisce.

Ma lei

non ascolta.

Continua.

Una donna

apre la finestra

in una mattina

di primavera.

Un vecchio

pianta un albero

sapendo

che l'ombra

sarà di altri.

Un bambino

ride

senza sapere

che quel momento

un giorno

diventerà

memoria.

Forse

la ruota

si ferma

soltanto lì.

Per un istante.

Quando qualcuno

senza possedere nulla,

senza vincere nulla,

senza chiedere nulla,

è completamente

dentro

ciò che vive.

Poi riparte.

Sempre.

***

LIBER I. IIMANUS

Manus memorat.

Le mani

sanno cose

che la bocca

dimentica.

Una mano

che cerca

nel buio

non possiede.

Chiede.

Una mano

sulla fronte

di chi dorme

conosce

più preghiere

di molte parole.

Ci sono mani

che hanno lavorato

una vita intera.

Portano

tagli,

macchie,

piccole cicatrici.

Nessuno

le definirebbe

belle.

Eppure

sono state

il primo rifugio

di qualcuno.

Le mani

non conservano

il tempo.

Conservano

ciò che hanno

toccato.

***

LIBER I. VAETAS

Tempus mutat faciem, non semper desiderium.

Dicono

che il desiderio

appartenga

ai giovani.

Lo dicono

quelli

che non hanno

mai ascoltato

il silenzio

di una stanza

dopo molti anni.

Il giovane

cerca il fuoco.

L'uomo maturo

cerca

chi sappia

restare vicino

alla brace.

La pelle

cambia.

Il volto

racconta.

Il corpo

porta

le sue stagioni.

Ma vi sono sguardi

che il tempo

non invecchia.

Una donna

sorride

come sorrideva

trent'anni prima.

Non perché

sia rimasta uguale.

Perché

è rimasta

lei.

L'amore

non è

fermare il tempo.

È riconoscere

qualcuno

mentre il tempo

passa.

***

LIBER II. XIVMERCATO

Omnia habent pretium, non omnia valorem.

Nel mercato

ogni cosa

ha un prezzo.

Un'ora

di lavoro.

Un pezzo

di terra.

Un'opera.

Un'immagine.

Un corpo.

Gli uomini

sono diventati

abili

nel misurare.

Pesano.

Calcolano.

Confrontano.

Hanno numeri

per quasi tutto.

Ma vi sono

cose

che resistono.

Il sonno

di un bambino.

Una lettera

conservata

per cinquant'anni.

Una fotografia

sbiadita.

Una parola

detta

quando

non serviva

dire nulla.

Forse

il valore

comincia

proprio

dove

finisce

la misura.

***

LIBER II. XXVIIDE RISO

(Del riso)

Risus est parva rebellio contra fatum.

Gli uomini

dimenticano

quanto sia serio

ridere.

Un potente

può sopportare

una critica.

Difficilmente

sopporta

di diventare

ridicolo.

Il riso

toglie

peso alle cose.

Per questo

è temuto.

Un uomo

che sa ridere

di sé

è difficile

da dominare.

Ha già perso

l'arma

più usata

contro gli altri:

la propria

importanza.

Forse

la saggezza

inizia

quando smettiamo

di prenderci

completamente

sul serio.

***

LIBER III. XXXIDE HOSTE

Hostis prius in verbo nascitur.

Il nemico

nasce

prima

nella parola.

Prima

è una voce.

Poi

un'immagine.

Poi

un volto

che smettiamo

di vedere

come umano.

È più facile

colpire

ciò

che abbiamo

reso lontano.

Per questo

ogni guerra

comincia

con una piccola

modifica

del linguaggio.

Non diciamo

più:

"un uomo".

Diciamo:

"quelli".

E in quel

piccolo spazio

tra una parola

e l'altra

può entrare

la violenza.

***

LIBER III. XXXVIDE PACIFICO

(Dell'uomo pacifico)

Pacem amat qui cognovit bellum.

L'uomo

che ha conosciuto

la guerra

non ama

le grandi parole.

Non parla

sempre

di pace.

A volte

pianta

un albero.

Ripara

una porta.

Invita

un vicino

a bere

un caffè.

Sa

che le cose

grandi

cominciano

spesso

da gesti

che nessuno

scrive.

La pace

non entra

con una fanfara.

Arriva

piano.

Come la luce

sul pavimento

di una stanza

al mattino.

***

LIBER IV. XLHORTUS

Qui plantat, aliquid futurum amat.

Il vecchio

ogni mattina

apre

lo stesso cancello.

Non sa

se qualcuno

continuerà

a potare

la vite.

Non sa

chi mangerà

i fichi

d'estate.

Non importa.

Ha imparato

che alcune cose

non si fanno

per ricevere.

Si fanno

perché

devono essere

fatte.

Una pianta

cresce

senza applaudire.

Un albero

non chiede

chi godrà

della sua ombra.

Forse

anche l'uomo

dovrebbe imparare

questa pazienza.

***

LIBER V. LIIIDE HOMINE CONECTO

(Dell'uomo connesso)

L'uomo

non è mai stato

così vicino

a tutti.

E forse

mai così lontano

da alcuni.

Può parlare

con chiunque.

A qualsiasi ora.

In qualsiasi luogo.

Eppure

talvolta

non trova

nessuno

a cui dire:

"Ho paura."

Le parole

viaggiano

veloci.

L'ascolto

no.

L'immagine

arriva

prima

della persona.

La notizia

prima

della comprensione.

Il giudizio

prima

della conoscenza.

Forse

il futuro

non avrà bisogno

di più connessioni.

Avrà bisogno

di più presenza.

***

LIBER VII. LXXVDE COQUINA

(Della cucina)

La cucina

è un luogo

dove il tempo

non è perduto.

Una cipolla

tagliata

lentamente.

Un impasto

che riposa.

Un sugo

che aspetta.

Gli uomini

hanno inventato

macchine

per fare

più velocemente

molte cose.

Ma nessuna

macchina

ha ancora

sostituito

il gesto

di preparare

qualcosa

per qualcuno.

Un piatto

dice:

"Ho pensato

a te

prima

che arrivassi."



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