Paura Di Amare — (Capitolo due )
Adalgisa pensava spesso a sua madre e sentiva il bisogno di vederla e riabbracciarla, anche se trovava conforto dalle sue lettere che riceveva spesso. Ogni tanto la mamma veniva a trovarla e le portava sempre qualche regalo, che lei gradiva con immensa gioia. Quelli erano per Adalgisa i momenti più belli.
A scuola era diventata sempre più brava, ed essendo molto intelligente le veniva facile applicarsi nello studio, che preferiva ai giochi con le compagne. Le sue materie preferite erano la musica, l’italiano e il disegno. Nella musica era molto brava, perché sapeva suonare discretamente il pianoforte, dato che già dall’età di sei anni aveva cominciato a prendere lezioni da sua madre. L’insegnante di questa materia era molto orgogliosa di lei.
Adalgisa con il trascorrere dei giorni, aveva abbandonato il proposito di fuggire dal collegio, specialmente in un momento in cui si stava preparando, assieme ad altre compagne, alla prima comunione. Finalmente quel giorno tanto atteso arrivo’. Tutte , con indosso un bel vestito bianco, si recarono nella cappella, dove si sarebbe celebrata la Santa Messa. Adalgisa ricevette con grande emozione la Santa Comunione.
Sua madre, che per l’occasione era venuta a trovarla, le fece gli auguri, abbracciandola. Fu un giorno di festa generale, perché anche le altre bambine erano in compagnia dei loro familiari. Le ore passarono in fretta e tutti i parenti ad una certa ora dovettero lasciare il collegio. Così, Adalgisa fu costretta, a malincuore a separarsi ancora una volta dalla madre.
Trascorse un altro anno. Un giorno la direttrice, a seguito di una pioggia torrenziale che aveva rotto gli argini del fiume, causando l’inondazione del paese vicino e numerose vittime, organizzò in aiuto delle famiglie bisognose una recita, in modo da raccogliere dei soldi da dividere a quei poveretti.
Comunico’ questa sua idea alle alunne che, alla notizia, cominciarono a fare salti di gioia. Le insegnanti dovettero faticare per riportarle all’ordine. Così, iniziarono i preparativi per lo spettacolo e a ciascuna di loro venne assegnata una parte. Si trattava di mettere in scena una commedia musicale.
Ad Adalgisa fu affidato un ruolo importante e difficile da protagonista, poiché avrebbe dovuto non solo recitare, ma pure suonare al pianoforte e cantare, avendo dimostrato di essere dotata anche di una bella voce. La bambina felice, si preparò con grande entusiasmo.
Le prove durarono a lungo, e tutte le interpreti, giorno dopo giorno, facevano grandi progressi.
La direttrice diede incarico ad alcune sarte di preparare gli abiti di scena. Per lo spettacolo sarebbero stati i familiari delle alunne. Tutte contavano i giorni che le separavano dalla data della recita e non vedevano l’ora che arrivasse quel momento. Pochi giorni prima furono sospese le lezioni, in modo che le interpreti si potessero perfezionare nelle parti assegnate. Finalmente arrivò quel giorno.
La vigilia si presentò la fondatrice del collegio, una anziana signorina molto distinta, un po’ grassa e alta, che le ragazze conoscevano già perché altre volte era venuta a controllare come andavano le cose. Ad ogni sua visita portava a tutte dei dolci i e si fermava a parlare affettuosamente con loro. Aveva dedicato tutta la sua vita a quel collegio e per questo, non aveva voluto sposarsi. Ultimamente, però, non stava tanto bene in salute e non poteva affaticarsi troppo. Ormai era avanti negli anni e sentiva venir meno le sue forze, comunque il suo desiderio di accrescere la funzione formativa e il prestigio del collegio non era mai venuta meno.
Abitava nella sua villa di campagna, insieme ad una giovane segretaria e a una cameriera. Messa al corrente della recita di beneficenza, se ne rallegrò e disse che era felice di partecipare.
La domenica mattina c’era una grande agitazione. Le ragazze si alzarono prima del solito. La recita doveva svolgersi nel tardo pomeriggio. L’ingresso, i corridoi, la sala teatrale e il cortile erano stati addobbati con nastri colorati, palloncini bianchi, rossi e verdi, cestini di fiori, cartoncini variopinti, tanto che l’immagine del collegio era completamente cambiata, spogliandosi della sua atmosfera cupa. Le insegnanti vollero fare svolgere un’ultima prova prima dello spettacolo.
Adalgisa, che ormai aveva memorizzato bene la sua parte, finita la prova, ottenne il permesso di allontanarsi, mentre le altre dovettero fermarsi ancora un po’. La bambina sé ne andò nel cortile, a respirare un po’ di aria fresca.
Intanto nel primo pomeriggio incominciarono ad arrivare gli invitati gli ospiti e i genitori delle alunne. Si trattava delle migliori famiglie della città e dei dintorni, tutte persone raffinate ed eleganti. Molte signore erano avvolte in eleganti pellicce. Adalgisa non aveva mai visto tanta eleganza e ne rimase meravigliata. In mezzo a quella confusione si sentiva spaesata. Si sedette in un angolo, pensierosa, poiché ancora sua madre non era arrivata.
Di fronte a lei stavano sedute due giovani signore, ben truccate, una delle quali vestita di nero, che ai suoi occhi doveva essere una vedova, per l’abito che indossava. Costei, accortasi di Adalgisa che se ne stava silenziosa, si rivolse alla donna accanto con un timbro di voce da essere udita da parte di Adalgisa.
“ Teresa hai visto quella ragazzina? Guarda quanto è bella, e che occhi, però sembra triste, chissà perché!” La donna fece poi cenno con la mano ad Adalgisa di avvicinarsi. Lei si alzò e lentamente andò verso di loro.
Quando fu accanto alle due donne, quella vestita di nero le disse: “Bambina cara, cos’hai? Con questi tuoi occhi, che sembrano due stelle in mezzo ad un cielo azzurro, dovresti invece sorridere. Cos’è che ti turba?.
“Sto aspettando la mia mamma che ancora non arriva. Mi aveva detto che sarebbe venuta, forse le è successo qualcosa, sono preoccupata “, le risposte Adalgisa.
“Ma no cara, non pensare a queste cose, vedrai che la tua mamma a momenti sarà qui. Ma dimmi, come ti chiami? Anche tu reciterai?”
“Si, signora e pure canterò e suonerò il pianoforte “ Il mio nome è Adalgisa”.
“Che nome particolare”, mi ricorda un bel fiore!”.
In quell’attimo il dialogo fu interrotto dalla voce di una ragazzina che da lontano chiamò Adalgisa, gridandole: Ma cosa fai? È da un quarto d’ora che ti stiamo cercando. Andiamo subito perché è quasi ora di metterci gli abiti di scena”.
Adalgisa si scusò con le due signore e raggiunse la sua compagna che le disse:
È da un bel po’ che ti stiamo cercando, ora di sicuro l’insegnante ti sgriderà. Invece di startene con noi, tu te ne vai in cortile a conversare con delle signore?”.
“Ma sono state loro a chiamarmi “.
“Davvero? Ora vedremo cosa dirà l’insegnante “.
Ma non successe nulla. Arrivata dall’insegnante di musica, questa le disse di andare a riposarsi un po’. Arrivo’ il tempo di prepararsi per lo spettacolo. L’entusiasmo per la recita rendeva tutte le partecipanti elettrizzate.
Solo Adalgisa si aggirava intorno silenziosa, non provava il loro entusiasmo, tutto le sembrava vuoto, un dolore segreto le attanagliava il cuore e si domandava con angoscia sempre crescente come mai sua madre ancora non fosse arrivata.
Chiudendosi nel bagno, pianse segretamente. I genitori delle altre compagne erano arrivati ormai da un bel po’ e quindi le ragazzine erano felici della loro presenza. Lei invece aspettava ancora con trepidante preoccupazione, tuttavia sperava ancora, sentiva in cuor suo che la madre sarebbe arrivata sicuramente.
Aveva iniziato ad aiutare una compagna a indossare l’abito di scena quando la porta della stanza si aprì ed entrò una inserviente la quale le disse: “Adalgisa, è arrivata la tua mamma, vuole vederti prima che inizi la recita, fai presto altrimenti non farai in tempo”.
A quelle parole Adalgisa si sentì riempire di una grande gioia e corse giù per le scale. Alla vista della madre si,gettò tra le sue braccia, dicendole:
“Mamma perché sei venuta così tardi?
Sono stata in pensiero per te “.
“Mi dispiace”, la rassicuro’ la madre, “ la macchina ha avuto un guasto al motore. Ma ora come vedi sono qui e posso partecipare alla tua recita. Anche io ho avuto paura di non arrivare in tempo, ma per fortuna tutto è andato per il meglio “.
Adalgisa si staccò dall’abbraccio e disse: “Ora devo andare, devo vestirmi per la recita”, e dandole un bacio sulla guancia corse via.
Le misero un bellissimo e lungo abito bianco di organza pieno di merletti e un grosso fiocco bianco tra i capelli. Per l’occasione le avevano fatto sciogliere le due trecce che portava di solito, facendo sì che i suoi splendidi e lunghi capelli, neri e ricci, le scendessero lungo le spalle. A guardarla si poteva dire che fosse davvero una bella bambina, con quei suoi occhi azzurri, il viso dai lineamenti perfetti e la pelle chiara. Quando fu pronta, si guardò allo specchio e sorrise: le sembrò di essere un’altra persona. Si sentiva finalmente felice, adesso che la mamma era in sala e poteva assistere allo spettacolo.
Quando arrivò il momento di fare il suo ingresso sul palcoscenico ebbe un po’ di timore, al pensiero di dovere affrontare il giudizio di tutta quella gente. Ma si fece coraggio ed entrò in scena. Fece un inchino al pubblico con tale grazia che tutti iniziarono a batterle le mani.
Nel momento in cui si sedette al pianoforte ci fu un lungo silenzio. Dopo le prime note, iniziò a cantare con voce calda e appassionata, mentre le sue dita continuavano a scorrere leggere sulla tastiera. Tutta la felicità che sentiva dentro di sé la trasmise in quella canzone, il suo animo vibrava. In quel momento dimenticò di trovarsi su un palco.
Cantava così meravigliosamente che gli spettatori ne furono letteralmente rapiti. Quando termino’ uno scroscio di applausi la fece ritornare alla realtà. Alzandosi dallo sgabello fece un inchino e si avviò verso l’uscita laterale. Ma il pubblico le chiese a gran voce il bis. Lei allora replicò con la stessa grazia di prima.
Gli spettatori rimasero ancora una volta affascinati e applaudirono con maggiore intensità. Molte persone cercarono dopo lo spettacolo di avvicinarla per complimentarsi, ma lei rivolse loro soltanto un sorriso e si diresse subito verso la madre. Non appena le fu accanto si gettò fra le sue braccia.
In quell’attimo avrebbe desiderato che in sala non ci fosse tutta quella gente, di rimanere sola con lei per prendersi tutto l’affetto di cui aveva bisogno, senza occhi indiscreti che potessero interrompere quel momento per lei magico. Giunse, però, l’ora della separazione e quando fu il momento di staccarsi dalla madre provò ancora una volta un senso di vuoto dentro di sé. Ma dovette arrendersi alla realtà.
Quella sera andò a letto assai provata e stanca, non ebbe il tempo di pensare ad altro poiché il sonno la vinse. Dormi’ tutta la notte, ma fu un sonno agitato e pieno di incubi.
CONTINUA…………..
BENEDETTA.