è nato uno scrittore

scritto da Ludovicagabbiani23
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
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Autore del testo Ludovicagabbiani23

Testo: è nato uno scrittore
di Ludovicagabbiani23

Prole di ieri,
uomo di oggi,
aleggiano nell'aria poesie mai scritte,
parole perdute,
stipate,
dentro cassetti di memorie consumate.

Mio nonno siede su un vecchio sgabello di legno,
nasconde tra le rughe emozioni insolute,
mentre loro gli carezzano il viso,
come a ricordargli la beltà del senso,
d'un tempo che passando,
resta
scavando solchi profondissimi,
conche ricche,
di preziosi frammenti.

Mi faccio minatore,
ho anch'io le mie poche,
conche da esplorare
e vado,
n'mezzo alla beltà dei giorni,
che trascorrendo mi chiamano Signore,
mentre consumano il riflesso d'un volto fanciullo: Scavo,
ritrovando un uomo che non rassomiglia all'altro,
che mi si palesa innanzi,
e continuo,
ignaro degli spazi angusti,
dei ricordi insolenti,
di lacrime pungenti.

Non c'è alcun luogo ch'io debba raggiungere,
mi perdo fra le bellezze di momenti,
terra sporca, sì pur feconda
mi ricorda del senso d'un dolore che credevo ignavo
ma or pronto al mio cospetto,
a consegnarmi quel principio del suo essere,
ch'io credevo,
essere manchevole: Stupido dolore,
gli ho detto in quell'altrove,
Taci, or tu Taci!
Mentre quello continuava.

E nella mia ostinazione,
non trovando riposo, s'è poi arreso,
ed è rimasto là stipato,
nell'attesa d'un incontro.

Voleva dirmi tanto,
e invece muto,
sapete al tempo, io non l'ho compreso,
e mi ritrovo oggi disteso,
vicino alle sue lagrime: " Non ti son stato utile,
O mio caro dolore,
tu solo responsabile,
di qualcosa ch'avrei dovuto,
poi solo io imparare."

Rimediare,
rimediare al tuo silenzio
e a quello d'altri mille ch'ho io ho poi costretto,
in stanze anguste,
tutte di rosa e giallo pinte, inneggiando all'abbraccio,
anelando ad una felicità spontanea,
che faticava ad arrivare,
perchè tenuta lontana dalla sua fonte d'onore: l'dolore,
il dolore.

In quella conca c'ho riconosciuto tutti i me,
che ho già disconosciuto,
poi abbracciato
e pregato, di ritornare al suolo patrio: Mi ritrovo in festa,
quante le parole che mi riempiono la testa,
tutte voci sì zittite,
ma che oggi reclamano un pubblico di vite,
pronte,
pronte per essere finalmente udite:
"E allora udite, oh sì signori,
oggi nasce un poeta,
de' dolori cantore,
minatore per giogo, ora va' per le vite di tutti quanti l'altri
che sì sopite,
ma aspettano la veglia, principio d'un andare,
giù in fondo,
ed ascoltare

Questo, il senso
d'ogni mesto scrittore.


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