Considerazioni

scritto da Gio_S.
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Gio_S.
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Lo spazio nella Bio era piccolo, ho deciso di "presentarmi" in questo modo, scrivendo "a ruota libera" e descrivere un po'i miei ultimi mesi di vita. Con questo breve testo inauguro il mio account.
- Nota dell'autore Gio_S.

Testo: Considerazioni
di Gio_S.

Per tracciare il profilo di una persona ormai potremmo aiutarci con l’analizzare come e quale musica una persona ascolta, infatti, la playlist “Indie triste” vicino ai dischi e ai CD dei grandi che hanno fatto la storia della musica come Queen, AC/DC e Wolfgang Amadeus Mozart potrebbero dire molto di me, di come mi sento e di come sento gli altri.
Fin da piccolo mi hanno sempre insegnato a non essere troppo ottimista, o meglio, non ricordo la volta in cui ho pensato solo che una situazione si potesse risolvere solo nel migliore dei modi. Che poi, che vuol dire pessimista? Non si è pessimisti, si è realisti infatti si analizza una situazione in base a come stanno andando le cose e in base a quello formulare più finali, che non sempre, come insegna la vita ci portano del bene.
Ultimamente pare che essere pessimisti sia un difetto, difetto che forse ho, insieme alla mia irascibilità, della quale mi pento solo nel momento in cui trovo la risposta, anche ovvia ad una discussione fatta con qualcuno oppure ad un problema che mi si era presentato.
Infatti tante volte mi arrabbio molto in situazioni nelle quali sarebbe più conveniente per me e per tutti fermarsi e riflettere un attimo su come comportarsi e su cosa fare.
Diverse volte mi sono trovato in situazioni dove venivo criticato o attaccato per un mio pensiero o per una mia opinione che, con quel briciolo di sindrome di Aristotele che mi ritrovo, insieme alla mia testardaggine mi ha portato a reagire in modo impulsivo, difendendo anche in modo animato la mia tesi andando peggiorando la mia situazione e mandandomi nel torto anche se la mia idea di fondo era giusta o comunque avevo ragione.
Nell’ultimo periodo, molte volte, mi sono trovato a riflettere sulla vita e sulla società odierna, infatti soprattutto nell’ultimo periodo questa ha dimostrato una totale incuranza del prossimo, preoccupandosi solo dell’aperitivo negato senza pensare a tutti quelli che non lo possono fare perché hanno un “tubo” in gola o quelli che si 12 ore di turno in corsia perché gli ospedali sono pieni. Io per primo mi impegno nell’aiutare gli altri anche solamente stando a casa e penso che se ognuno di noi dedicasse almeno cinque minuti della propria giornata in una piccola e buona azione nei confronti di un’altra persona questo sarebbe, forse, un mondo migliore.
Per questo mio pensiero non mi reputo assolutamente migliore di altri però vedo che non sempre chi fa del bene o tenta di fare del bene viene visto bene e, tante volte gli si imputa il “reato” di esibizionista.
L’ultima estate non è stata un’estate come le altre perché, nonostante gli amici, le uscite e tutto il resto sono rimasto molto segnato dall’esperienza vissuta durante la quarantena, infatti nei primi di marzo è risultato positivo al covid-19 mio zio e dopo 4 lunghi mesi di agonia è deceduto a soli 54 anni, per lui provo tutt’ora un grande senso di rispetto e ammirazione.
Per me rappresentava un esempio da seguire come uomo e come figura professionale con lui mi rapportavo quasi come se fosse per me un secondo papà.
Nei giorni appena precedenti a questo avvenimento e nei mesi successivi mi sentivo vuoto e abbandonato, per la prima volta in tutta la mia vita vivevo un lutto così profondo e non sapevo come si sarebbe evoluta questa situazione e come mi sarei dovuto comportare.
Per tutta estate non sono riuscito ad aprire libro e a concentrarmi su qualcosa di concreto se non passando qualche ora nella associazione nella quale presto servizio svolgendo semplici lavori d’ufficio e pulendo la sede e sistemando le ambulanze.
Paradossalmente questa situazione e queste attività fatte inizialmente per distrarmi dalla famiglia ed evadere dalla quotidianità ho scoperto che donando anche solo poche ora a qualcosa di utile per la comunità anche se non direttamente aiutavo me stesso, e quando tornavo a casa la sera mi sentivo bene, quasi felice.
Nello stesso periodo ho avuto anche molte delusioni date da persone a me vicine che si dicono tuttora mie amiche che, volenti o nolenti per settimane non si sono fatte sentire o mi hanno evitato per sottrarsi al confronto e probabilmente non dover sopportare le mie parole e non faticare troppo anche solo in dandomi un poco di conforto.
Fino ad ora non mi sono mai fatto seriamente male, s non qualche piccola caduta da bicicletta sul duro asfalto non ho mai avuto seri incidenti, dunque non ho mai provato il dolore di una frattura o di qualche lesione grave. Sono però passato dal dolore psicologico dato dalla solitudine e dal sentimento di abbandono, che con il tempo è mutato ed è diventato un dolore fisico estremamente doloroso, portandomi a crisi, stati di ansia e dolore diffuso a tutto il corpo senza capirne il vero motivo per diversi mesi costringendomi anche a cambiare scuola.
Non ho un vero sogno nel cassetto, il mio obiettivo nella vita è quello di aiutare gli altri per fare in modo che non debbano passare ciò che ho passato io per diversi mesi fingendo anche che andasse tutto bene, nella speranza che passasse. Voglio studiare per aiutare le altre persone che si trovano in una situazione come la mia. Aiutarli a comprendere meglio se stessi, come io sto ancora facendo e vivere una vita migliore.
Spero che il tempo mi porti a fare le scelte giuste, a crescere e a raggiungere i miei obiettivi.



Considerazioni testo di Gio_S.
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