LO SPASIMANTE COLORATO

scritto da KRISTINA K.
Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 24 anni fa
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Autore del testo KRISTINA K.

Testo: LO SPASIMANTE COLORATO
di KRISTINA K.


Il suo sorriso, dal primo istante, l’ho amato.
(Il Grillo Parlante mi chiede di attenermi ai fatti).
Già, in realtà ho scoperto che lui aveva un sorriso, un cuore, un’anima solo in un pomeriggio dai pensieri amari in cui Parma mi è sembrata identica a ieri a oggi a domani ed in cui di topico neppure lo scrittore più arguto avrebbe potuto trovare una virgola.
(Il Grillo Parlante ripete “sii breve”).
Lui, Michele, l’ho conosciuto nel senso più proprio della parola solo in un pomeriggio insensato in cui si è offerto di fare l’autopsia ai miei pensieri decomposti ed in cui io mi sono perdutamente innamorata del suo sorriso.
In realtà già virtualmente da un anno si era infiltrato nella mia vita, con l’abilità di uno scassinatore professionista e la delicatezza propria di un elefante.
Nei suoi laconici biglietti colorati, abbandonati fra la mia posta, raccontava di essersi innamorato di un angelo intravisto alla fermata di un autobus (che non sarebbe arrivato mai), divenuto, poi, tormento della sua mente, disperazione delle sue notti insonni, musa ispiratrice dei suoi pensieri d’amore (me, in parole povere).
Sei bella, scriveva. Oppure vorrei stringerti tra le mie braccia. Ti penso. Si firmava “Poeta”, io lo consideravo uno squilibrato con l’angosciante mania di seguirmi.
Poi rivoluzionai la mia opinione.
Dopo averlo minacciato di denuncia, come mi ricorda il Grillo Parlante, ma soprattutto dopo aver conosciuto Enrico, che, ad una festa in discoteca, mi aveva fatto capire molto esplicitamente che, più che stringermi fra le sue braccia, lui avrebbe voluto spalmarmi di panna e leccarmi, leccarmi, leccarmi.
A quel punto, ai miei occhi Michele apparve solo come un malato terminale d’amore, inguaribile romantico, sognatore di pensieri colorati con cui inondare le mattine della sua amata.
Enrico era il “bad boy” della situazione, imprendibile e lampadato, oggetto dei desideri inconfessabili di mezza Parma femminile.
Mi avrebbe adulata, amata, lasciata.
Lo sapevo.
E fui lucidamente consenziente.
Furono due mesi di alti e bassi. Mesi dolci in cui la mattina mi svegliavo con il profumo di Enrico ancora vivo fra le lenzuola e constatavo che il pensiero del giorno del mio spasimante colorato diceva “chi è quell’energumeno in Opel gialla?”.
Sorridevo e mi tuffavo nella tragica routine di una giornata qualsiasi, fine a se stessa, o, più che altro, ad una sera in cui avrei ballato stretta ad Enrico, fino a quando gli effetti della vodka al limone sarebbero diventati troppo dirompenti per reggermi in piedi.
Poi un’altra mattina. Un altro biglietto. Un’altra sera. Un’altra mattina. Un altro biglietto. Un’altra sera.
Fino ad una mattina che non c’è stata, perché lui, il mio Energumeno lampadato, ha sibilato fra i denti: - Dammi tempo – (traduzione: fatti da parte, c’è un’altra) ed io sono rimasta allibita a vedermi passare davanti migliaia di volte le immagini di un film tremendamente brutto, nella vana attesa di un cambiamento nel finale.
(Il Grillo Parlante sussurra “niente happy end stavolta”)
Già, e anche se ero dannatamente consapevole che prima o poi sarebbe finita in modo così poco romantico, non parai comunque il colpo e mi ritrovai a piangere l’anima sui bordi di un precipizio, in quella bolgia di sensazioni, ingorgo di rumori asfissianti, con negli occhi il riflesso dell’immagine di Enrico, perché di quella, in realtà, mi ero innamorata.
Michele me lo ritrovai accanto su quella panchina senza che me ne accorgessi.
Mi offrì la sua spalla ed un fazzoletto che profumava di gelsomino, come i suoi biglietti.
Mi strinsi a lui nell’inevitabile slancio di un’anima sola e tirai giù parole a raffica per tenere in secondo piano il borbottio del Grillo Parlante che, per l’ennesima volta, puntava il dito contro le mie scelte.
- Avrei potuto scegliere te -, sussurrai annusando forte il bavero della sua giacca.
- Non saresti stata felice lo stesso, angelo mio -, rispose.
Il frammento di quell’istante in cui ha sorriso lo conservo gelosamente nelle tasche del mio cuore. Quando sono a pezzi penso al suo sorriso.
Dolce, stupendo e fugace.
Perché il mio spasimante colorato mi ha teso la mano sul bordo del precipizio, mi ha aiutata a risalire la china quand’ero troppo debole persino per lasciarmi andare ma poi, immotivatamente, è sparito nel rosa di un tramonto speciale in cui mi sono chiesta se il vero angelo fossi io o lui.
LO SPASIMANTE COLORATO testo di KRISTINA K.
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