"Dal memoriale di un Liceale"

scritto da Alex
Scritto 23 anni fa • Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Autore del testo Alex

Testo: "Dal memoriale di un Liceale"
di Alex


Dal memoriale di un giovane Liceale: mi rendo conto che molto probabilmente sto diventando schizofrenico, nel vero senso etimologico del termine, cioè ho la mente divisa. Alcuni momenti mi sento pieno di energie e se guardo avanti la vita mi sembra una bella camminata in un prato fiorito, in mezzo ai profumi, altri momenti mi rendo conto che mi sto inoltrando in una selva di rimorsi e di sfighe. Questo mi sconvolge, perché mi succede nei momenti più inspiegabili e senza una conscia spiegazione. Oggi però mi sento strafelice, ho finalmente parlato con Violante, o come dicon tutti Viola. L’ho osservata dal corridoio, se ne stava seduta sul suo banco tutta assorta in pensieri che conosce solo lei, e se ne guarda bene dal dirmeli. I suoi capelli neri le coprivano una guancia e quando se li aggiustava dietro le orecchie, ho potuto notare la regolarità del suo profilo. Viola è molto diversa dalle altre Liceali, se ne frega di venire a scuola tutta truccata e con i vestiti all’ultima moda. Lei è bella così, perché non ha bisogno di svegliarsi 2 ore prima alla mattina per restaurarsi, si alza 5 minuti prima di uscire di casa, si lava e stop. E’ sempre di fretta perché le piace dormire, e in questo mi assomiglia molto, e anche perché alla notte ha una grande energia, e in questo è il mio opposto. L’anno scorso filavo con una tipa che non usciva di casa se non aveva tre dita di trucco e il rossetto da pornodiva, quando la baciavo mi rimaneva in faccia il fondotinta, sembravo un viados, dico davvero. Non c’era gusto accarezzarla, mi sembrava di vangare la terra. I miei amici dicono che sono un po’ antico e che quella lì era un bel pezzo di gnocca, sarà, ma tornavo a casa truccato anch’io. A Viola non smetteresti mai di farle le carezze, è liscia senza un brufolo, non smetteresti mai nemmeno di passarle le mani tra i capelli, sono morbidi come la seta. Ci siamo conosciuti ad una festa di compleanno di un amico in comune lo scorso sabato. La guardavo da un po’, mi aveva colpito la sua vitalità e il suo muoversi da un punto all’altro della stanza come una pallina impazzita. Lei è così, sembra un po’ pazzoide, forse lo è, ma è questo il bello. Non sta sempre tesa e trattenuta per non sgualcirsi la gonna e per apparire nel migliore dei modi, non gliene frega niente, lei è sempre sé stessa. Devo ammettere che eravamo un po’ svinati tutti e due, appena l’ho vista sola ho cercato la prima scusa per attaccare bottone. L’alcool a volte aiuta, ho iniziato a dire un mucchio di stronzate, e presentare il “me stesso acculturato e ironico”, è quello che uso più spesso, con le donne. Tanto, il più delle ragazze non sa nemmeno di che parlo, ma comunque rimane impressionata da quelle due o tre frasi latine e dopo dieci minuti sono già sulla poltroncina con la loro lingua in gola… Ne ho trovate di ragazze così, diffidatene, rimangono a bocca aperta ma non hanno capito un cazzo di quello che hai detto, però magari nella loro testa quelle tali parole suonano bene. Diffidatene delle ragazze poco intelligenti, soprattutto di quelle che vi guardano con la bocca aperta e l’aria anestetizzata quando non si parla di Grande Fratello o di Saranno Famosi, ma di qualcosa del tipo come sono fatto io o come sei fatta te, insomma quando si va un po’ più in profondità. Una volta ho conosciuto una veramente figa, ma di legno. Abbiamo passato una sera a parlare del suo guardaroba e dei suoi traumi infantili, tipo che una volta era uscita con le calze impercettibilmente bucate e che una sera aveva un brufolo sulla fronte, indi per cui non era uscita. Fatta sfigata!! Non l’ho neanche baciata a quella figa di legno… c’avrò fatto la figura dello sfigato, ma la mia lingua si rifiutava. Comunque stavo dicendo che avevo deciso di presentare il me stesso acculturato e ironico, ben presto mi sono accorto che stavo facendo una gran bella figura di merda perché quella mora mi rispondeva per le rime correggendomi pure. Nella mia testa mi vedevo già con la vanga in mano a scavare una bella fossa così da immergere in toto quel me stesso svelato e fallimentare. A quel punto non mi rimaneva che ricorrere al me stesso d’emergenza, quello profondo ed empatico. Però tra tutti questi maledetti me stessi non ci capivo più un cazzo, così li ho mandati tutti al diavolo e ho iniziato a parlare a ruota, lei ha iniziato a parlare a ruota ancor più di me, ci siamo detti tremila cose, ci siamo fatti delle gran risate. Il dilemma a quel punto era se baciarla o meno, se era una di quelle fighe di legno rimbecillite non avrei aspettato un nanosecondo a tapparle la bocca con la lingua, chè era meglio limonare che ascoltarle parlare. Con lei era diverso perché mi piaceva veramente sentire i suoi discorsi così logici e la sua capacità di preparare lo spazio per una mia battuta e ribattere a sua volta. La mia testa stava correndo a casa ad accendere il computer e a scrivere qualche poesia un po’ smielosa, che le avrei dato il lunedì a scuola, e mi sarebbe piaciuto che magari lei il giorno seguente fosse venuta da me a farmi i complimenti e magari m’avesse pure chiesto il numero di telefono. Comunque parlavamo sempre più vicini, le nostre bocche ormai si stavano sfiorando. Bacio sulla bocca. Bacio con la lingua. Mi sentivo in un’altra cavolo di dimensione, tutta strana, mi pareva che intorno a noi non esistesse nulla, solo il vuoto. Qualcuno passava di lì e mi faceva l’occhiolino di assenso e io non capivo un cazzo solo che quello lì doveva proprio essere un po’ sfigato e non capiva di certo il turbinio di emozioni che la morettina mi stava dando. Non avrei voluto che quelle bestie pensassero che era una di quelle avventure del sabato. In quel momento già immaginavo di andare a vivere con lei, sposarla, fare dei figli, e chissenefrega del resto del mondo. E’ da questi pensieri che sento la mia avanzante skizofrenia, un momento vorrei solo farmele le ragazze, per non avere troppi impegni, un momento dopo vorrei andare a viverci, con la mia morosa. Comunque il tempo era volato. Quando il tempo vola vuol proprio dire che stai bene. Ci siamo scambiati i numeri di cellulare, il resto l’avrebbe fatto il fato, il giorno dopo a mente fredda con meno alcool in circolo. Beh, il fato ha deciso che ci dovevamo frequentare. Di mattina ci siamo telefonati subito, accordandoci per un cinema. Perfetto. Siamo andati all’Astra a vedere “Jarry Mcguire”, in cui il vecchio Tom Cruise è un procuratore di successo che un giorno decide di uscire da una grande meschina Società per mettersi in proprio e curare di più il rapporto con i clienti. Lo seguono solo una segretaria sfigata e un giocatore di football con grandi potenzialità ma cretino del tutto. Beh, alla fine succede che il vecchio Tom e la segretaria vissero felici e contenti mentre il giocatore diventa una stella. Una cavolata dai buoni sentimenti, ma alla Domenica pomeriggio hai voglia di buoni sentimenti perché t’aspetta una settimana con la testa riversa sul “De brevitate vitae” del maledetto Cicerone, e sul “De felicitate”, dell’ancor più maledetto Seneca. Per non parlare delle intraducibili apologie di Lisia. Andate al diavolo! Poi alle ragazze piacciono quei film un po’ romantici in una Domenica uggiosa dentro ad un Cinema in cui si è solo in pochi intimi. Se la ragazza è una come Violante apprezzerà ancora di più il vostro tentativo di farle passare una giornata romantica, anziché il solito giro in centro con l’orecchio teso al risultato della Juve (Tra parentesi, quando sono arrivato a casa, sono corso a vedere il televideo, la Juve aveva vinto… e comunque quand’ero in giro non c’ho pensato più di tanto. Giuro). In qualunque modo meglio “Jarry Mcguire” che quelle facce di legno che vedi a “Domenica in” o “Buona Domenica” e a cui sputeresti in faccia finché non si tolgono quel maledetto sorriso finto dalla bocca. Al diavolo. Vi dicevo che è stata una Domenica diversa, anche perché ho conosciuto meglio quella morettina e ho pensato che avrei voluto provare a mettermi con lei. Mi andava proprio di fare con Viola tutte quelle cose che due fidanzatini fanno, andarsi a prendere un gelato il sabato, correre in motorino a casa sua dopo uno stressantissimo pomeriggio invernale di traduzioni, vedere la sua camera (le camere delle ragazze sono speciali) e appendere le nostre foto. Poi farle tutti gli scherzi che alle ragazze piacciono, fare un po’ il cretino, ma non troppo, altrimenti direbbe che sono un immaturo. (Tra parentesi mi sarebbe piaciuto anche smettere di farmi le seghe e non perché si diventa cechi… anche se qualche grado l’avevo perso) Il fatto strano è che la conoscevo da poco. Colpo di fulmine. Mai accaduto. Giuro. Comunque dopo il cinema ci siamo messi sulla panchina più imboscata dei giardini, ci siamo baciati per ore, e siccome non passava nessuno, le ho toccato ripetutamente le tette. Sono speciali le sue tette, perché sono grosse ma sode, non come quelle superdotate che si devono mettere il reggiseno con il cemento armato per tenerle su. Come una mia compagna di classe, le ha grosse ma flosce, non mi darebbero gusto. A ‘sto punto meglio piccole e sode. Vi devo anche dire che Violante sapeva dove mettere le mani, e questo era un altro punto a favore del colpo di fulmine. Però c’era un problema, un conflitto nella mia testa: se una ragazza sa dove mettere le mani vuol dire che ha esperienza (può significare anche che è geneticamente portata a fare certe cose), ora io non sono Rocco Siffredi, indi per cui avevo un po’ di paura di mostrarmi incapace, quando invece ho un paio d’anni in più e avrei dovuto essere io l’esperto. Al contrario se una ragazza è completamente inesperta ti senti più a tuo agio e magari tu stesso la inizi ai piaceri della carne, però c’è l’altra faccia della medaglia… Insomma una che ci sa fare è una che ci sa fare… Ci siamo capiti. Comunque le sue tette sono belle grosse e vi assicuro che la mia percezione non è fallace, anzi scientificamente dimostrabile. Dopo averla accompagnata a casa ho pensato davvero che a volte è proprio come dicono, quando meno te l’aspetti la felicità ti travolge, e non ti devi fare troppe domande. Lunedì mattina siamo stati insieme per tutto l’intervallo e ho avuto il coraggio di darle una lettera che avevo scritto la sera dopo il posticipo (Accidenti il maledetto Milan aveva vinto!). Non pensate sia un pazzo perché conosco una ragazza e subito la considero la donna della mia vita, non mi è mai capitato. Giuro. Mi stupisco anch’io. Abbiamo un casino di cose in comune, per esempio ci piacciono le canzoni italiane vecchie, ci piace leggere e andare al cinema, anche se non abbiamo proprio le stesse preferenze. Credo che sia noioso non doversi mai confrontare, è una palla avere vicino una persona identica a te, tanto vale guardarsi allo specchio e parlare da solo. Diffidate delle ragazze che vi danno sempre ragione e vi considerano esseri perfetti, sono rincoglionite, non avete né sempre ragione, né tantomeno siete perfetti, sono prostitute mentali, quelle lì…
Il giorno seguente sono entrato nella sua camera (Tra parentesi i suoi non c’erano, se no col cazzo…). Quando entri nella camera di una ragazza è un po’ come entrare in un’altra dimensione, poi se quella ragazza è la vecchia Violante rischi di perderti. Casino mondiale, libri dappertutto, vestiti sparsi, foto di lei da sola, di lei con ragazzi diversi, di lei con un’amica, di lei da piccola. Mi ha detto che se la voglio capire devo entrare nella sua camera, beh a ‘sto punto posso dire che l’enigma della vecchia Sfinge è una stronzata, a confronto. Ci siamo baciati per un bel po’ e anche un po’ svestiti, poi facevamo delle gran sciocchezze, anche se il pensiero era uno solo. Sdrammatizzare ci sembrava il modo migliore per sopire il desiderio. Era giusto aspettare per fare certe cose, ci conoscevamo ancora troppo poco. Una cosa devo dire: il viso di Viola in penombra è splendido, lo è anche alla luce, ma in penombra sembra una di quelle modelle da copertina. E’ il massimo.
Quando sono arrivato a casa mi è sorto un dubbio: siamo insieme? cioè non andiamo con altre persone, ci telefoniamo al pomeriggio, ci vediamo di sera (qualche volta), diciamo alla gente che siamo insieme, oppure bisogna aspettare e compagnia bella? Con quelle che mi piacciono davvero non so mai come diavolo comportarmi, se una non mi piace la tratto di merda, non perché sono cattivo, ma perché quelle fighe di legno non le sopporto, e ho come un cavolo di sadismo inconscio. Prima si mettono con il tossico o il figaiolo di professione, si fanno trattare da mignotte e sembrano godere nell’essere umiliate, però poi fanno le vittime e lasciano il ragazzo rispettoso perché le tratta troppo bene. Vanno a casa dalla mamma a chiedere se sono belle e perché i ragazzi sono così… e le mamme che dicono che sono splendide e che se uno fa così è perché i ragazzi al giorno d’oggi non sanno mai cosa vogliono. Fottetevi! Io le direi “cazzi tuoi”, fai meno la mignotta, la prossima volta, e se i ragazzi ti scopano e basta è perché hai solo ragnatele in quella testa, nemmeno i ragni, nessuna forma di vita. Punto e basta. Torniamo a noi, con Viola non sapevo bene cosa pensare, insomma non avevamo affrontato il discorso se considerarci insieme o no però era un mio maledetto tarlo, non amo le cose sfumate. Allora l’ho invitata a uscire Mercoledì sera. Motivo apparente: “Visto che a Cesena c’è la fiera facciamoci un giro tra le bancarelle con tutte quelle cazzatine indiane”. Motivo latente: Chiarimenti. Ci siamo dati appuntamento davanti al Toys world. Si era messa una gonna nera con lo spacco e una magliettina che risaltava le curve del seno, i capelli sciolti e profumati sulle spalle e il lucidalabbra, sempre con uno stile tutto suo. La cosa che mi rendeva un ragazzo felice era pensare che si era vestita così per me, perché era il nostro primo appuntamento serale e magari voleva fare definitivamente colpo su di me. Mi piace quando una ragazza mi fa sentire unico, che fa certe cose per me e non lo farebbe per altri, mi sento importante. E comunque l’ho portata al bar più carino. Tra parentesi non pensavo che il gelato fosse così caro e abbiamo dovuto pagare ognuno per conto nostro. Non che io sia uno di quegli sfigati anacronistici che aprono lo sportello alla ragazza e le danno tremila attenzioni come fosse andicappata o su una sedia a rotelle, però al primo appuntamento devi almeno pagarle il gelato. Cavolo. Ho un certo codice su certe cose anche se non dovete pensare mai al mondo che io sia uno di quegli stronzi formali. Quando ho atteggiamenti troppo romantici mi sembra quasi di recitare un maledetto copione, come se fossi quello sfigato di Ridge Forrester, non mi sento a mio agio e alle volte le ragazze dicono che sono poco attento ai loro bisogni, quando invece cerco solo di essere me stesso. Tra parentesi di nuovo: Ridge Forrester è stato un mio trauma infantile, qualche volta mi è capitato di vedere ‘sto sfigato con il suo mascellone e quello sguardo da coglione che tenta di fare il romantico (al cinema parrocchiale recitano meglio), così ogni tanto mi appare il suo dannato viso e mi blocco, ripetendomi che non dirò mai quello che ha detto Ridge Forrester.
Ero rimasto che ci siamo seduti al bar. Beh le ho chiesto se dovevamo considerarci insieme, visto che per me era come se lo fossimo. Viola si è messa a ridere, un po’ mi ha fatto sentire ingenuo o cose del genere, poi mi ha detto:
“Cosa aspettavi a chiedermelo, che venisse Natale?”
Ok, mi si è aperto un varco nella mia grigia esistenza, mi sono sentito come se avessi vinto il premio oscar della fortuna e quasi mi sentivo in colpa per chi non era fortunato come me. Altro che i 7 in latino o i 6 martoriati in matematica, o lo sguardo compiaciuto del professore perché ho imparato a memoria 3-4 paradigmi di greco, lo sguardo di Viola rappresentava l’essenza massima della felicità, quello sguardo che mi ha fatto capire che vuole stare con me, non mi importa per quanto, importa solo che ora è la mia ragazza. Posso finalmente dare un volto ai personaggi femminili dei miei racconti; i suoi occhi, quando le ho chiesto se ci dovevamo considerare insieme, non me li scorderò mai, e forse lei è quella che aspettavo da tanto, anche se è presto, anche se sono solo all’ultimo anno di Liceo. Mi piace sperarlo.
Oggi giovedì, l’ho osservata bene dal corridoio, mi piace guardarla quando non se ne accorge, è speciale anche quando sfoglia le pagine del libro con la sua delicatezza o quando prende gli appunti e poi se li riguarda compiaciuta (perché dice sempre che lei è bravissima a prendere gli appunti). Oggi pomeriggio vado da lei e mi farà vedere questa sua innata capacità. Ora è la mia ragazza, penso che ci divertiremo parecchio insieme, in tutti i sensi.
"Dal memoriale di un Liceale" testo di Alex
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